Il flop della festa della festa del Pd nel capoluogo ligure era visibile, fino ad oggi, su tutti i quotidiani e sui più importanti Tg… non perché ne parlassero, ma proprio perché poco o nulla contrastava la palpabile noia dell’appuntamento al punto tale che persino i giornali amici preferivano tacerne o quasi.
La rianimazione è stata affidata alla presenza della terza carica dello Stato, esponente di spicco del Popolo della Libertà e proprio per questo utile – a qualli stessi quotidiani e commentatori che avevano snobbato l’avvenimento – per accendere i riflettori su un partito “che non c’è” e che, per farsi notare, ha bisogno del significativo contributo di un leader della maggioranza!
Questo non è un commento ma la semplice e puntuale fotografia di quanto è accaduto a Genova persino indipendentemente dalle cose che Gianfranco Fini ha illustrato con la libertà di pensiero che lo contraddistingue. Ed è qui che scatta la seconda operazione del Pd alla disperata ricerca di un filo di propaganda che lo metta al centro della scena fino a quando l’uscente Franceschini non spegnerà la flebile luce della kermesse.
Ai grandi giornali sembra importare poco o nulla quel che Fini ripete, con assoluta coerenza, da diverse settimane: sia in tema di immigrazione, sia in tema di rispetto della voce della Chiesa, sia infine sul provvedimento di legge in materia di testamento biologico.
Quel che importa per rianimare il Pd e non certo per amore di verità è provare a creare a tavolino un “caso Fini”, cioè a far credere che la sua presenza alla festa, il suo intervento e le argomentazioni prodotte costituiscano un segnale di presunte fratture tra i vertici del Pdl e persino tra una linea ufficiale del più grande partito italiano e le articolate posizioni di uno dei suoi maggiori esponenti. Chi si accontenta gode recita il proverbio. E qui non si capisce se ad essere più malridotti siano i numerosi aspiranti segretari di un Pd in agonia o quei commentatori del Corriere della Sera e della Stampa che salutano in Fini un loro personalissimo cavallo di Troia al contrario!
Battista e Geremicca provano a sfruttare i concetti e le esposizioni che il presidente della Camera illustra e difende da settimane e che certamente servono anche a far comprendere quanto sia profonda la libertà e l’ampiezza del dibattito nel nostro partito, per provare a scardinare la compattezza di una maggioranza che resta solida e unita al di là di ogni polemica. Si tenta addirittura di attribuire all’intervento dell’ospite più illustre della festa, una sorta di sfida, si badi bene tutta giocata contro la parte politica da cui Fini proviene e non certo per mettere in contraddizione e a disagio quelli che la festa l’hanno organizzata senza riuscire a farla decollare.
È un gioco troppo scoperto perché gli addetti ai lavori e lo stesso principale protagonista non ne siano consapevoli. Ma fa parte dei limiti e dell’arretratezza del nostro dibattito culturale, prima ancora che politica, provare ad attribuire etichette e marchi di dissenso a chi sugli argomenti di maggiore attualità spiega il proprio pensiero. Non dobbiamo cadere nella trappola mediatica e neppure meravigliarci che Franceschini, Bersani e persino il terzo aspirante Marino abbiano bisogno del soccorso della maggioranza per conquistare la prima pagina di una festa che altrimenti interessa pochi. Quasi nessuno.
Cons.Mario Gori
Capogruppo PDL Frascati
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