sabato 21 febbraio 2009

La cena di Carnevale del Girasole per chiudere gli accordi politici


Dopo le polemiche delle ultime settimane, il centrodestra tuscolano si è ritrovato ieri sera a Casal Romito. Tra musica e pietanze prelibate c'è stato spazio per discutere delle future elezioni

Servizio di Fabio Polli da :www.iltuscolo.it

FRASCATI - Tutti insieme appassionatamente. Potrebbe essere questo il titolo da scegliere per la serata mondana che si è svolta ieri sera a Casal Romito di Rocca di Papa, la prestigiosa residenza della famiglia Carafa.

La serata era organizzata, ufficialmente per festeggiare il Carnevale 2009, dall'associazione culturale «Il Girasole», l'aggregazione civica di matrice cattolica guidata dall'architetto Silvio Salvini.

«Il Girasole», come molti hanno letto attraverso le cronache del nostro sito, si sarebbe ufficialmente esposta dichiarando di voler appoggiare alle prossime elezioni comunali di Frascati il candidato sindaco del PdL, il colonnello Vincenzo Conte.

Lo stesso Salvini, secondo la ricostruzione che ne ha fatto Italo Federici, avrebbe poi precisato di voler scegliere la strada dell'appoggio esterno a Conte, evitando in tal modo di formare una vera e propria lista civica, con un suo candidato autonomo, per concorrere alle elezioni frascatane.

Una «dichiarazione d'intenti» molto pesante sul piano politico locale, che comunque deve trovare ancora la sua conferma ufficiale.

Ma la notizia, ovviamente, ha fatto felice Conte (presente alla serata con la sua signora) e tutto il suo entourage, un po' meno Giacomo Cristofanelli.

«Silvio Salvini - ha dichiarato irritato Cristofanelli - si affaccia in continuazione in molti tavoli cosiddetti politici. Gli do un consiglio: faccia il presidente dell'associazione e lasci stare la politica che non fa per lui...».

L'attuale consigliere comunale frascatano, ex esponente dell'Udc, poi con la Rosa Bianca, aveva ipotizzato una sua possibile candidatura a sindaco alla guida di una lista civica appoggiata dal Girasole, in modo da far «pesare» solo in seguito il suo eventuale appoggio a Conte al prevedibile ballottaggio.

Un «peso» che, secondo i bene informati, gli avrebbe garantito, nel caso di vittoria del centrodestra alle elezioni, l'incarico di Direttore Generale del Comune di Frascati, ruolo di grande potere, defilato quanto basta, che rende attualmente oltre 100 mila euro l'anno.

Mario Gori, leader di Forza Italia, ha però smentito accordi già confezionati: «Al momento non ci sono ipotesi su incarichi in giunta o in amministrazione. Non sarebbe serio. Tutti quelli che vogliono contribuire alla possibile vittoria del PdL alle prossime elezioni dovranno farlo esponendosi in prima persona, Cristofanelli compreso. Logico che il risultato conseguito personalmente dai vari candidati peserà nelle scelte future da effettuare, ma per ora c'è solo una lunga campagna elettorale da affrontare dimenticando le polemiche e accontonando i personalismi».

E' per questo motivo che Cristofanelli se l'è presa dopo aver letto l'articolo su «iltuscolo.it»?

Lo scopriremo presto. Ieri sera, a Casal Romito, con Salvini, Tribioli e Conte, c'erano lo stesso Cristofanelli, Fabrizio Marconi ed Ercole Di Girolamo.

Vale a dire una buona fetta di quelli che se le stanno dando di santa ragione, da qualche settimana, sulla scelta «pro Conte» effettuata dal PdL frascatano.

Notata, rispetto all'anno scorso, l'assenza di Alessandro Adotti e Bernardo Iodice, ma si sa che il «Patto per Frascati» che 12 mesi fa sembrava di ferro è poi saltato con la nascita del partito unico del centrodestra.

E Adotti e Iodice si trovano ora su sponde opposte.

Adotti, dal canto suo, ieri ha annunciato di aver stretto un accordo con Roberto Angelantoni, ex assessore all'Ambiente delle giunte di Franco Posa, che guiderà la lista civica Progetto Periferie.

«Ieri sera - ha detto scherzando Salvini - di politica si è parlato poco!», quando in realtà il tema delle elezioni frascatane è stato il più dibattuto.

Marconi e Di Girolamo, visto che di politica non si doveva parlare, hanno distribuito ai presenti l'invito per la prima uscita ufficiale di quella che già si annuncia come una vera e propria lista civica di disturbo a Conte: si chiamerà «Legati a Frascati» e prevede la leadership dell'ex deputato Mario Masini.

«Ma è Carnevale... - ha insistito Salvini - meglio non parlare di politica! Questa sera c'è un'altra festa e magari faremo qualche trenino come a Capodanno!».

Già. Ma il «treno» a cui si riferisce Salvini non sarà per caso il treno che parte ora e fermerà a giugno a Palazzo Marconi?

Qualcuno (leggi Conte), è già salito nella prima carrozza.

Altri, quelli che per anni hanno salutato (l'elettorato che si allontanava...) dai finestrini di prima classe senza accorgersi che il panorama (politico e sociale...) stava cambiando, ora temono di finire nei vagoni di coda.

Non sarà un bel viaggiare. Ma è sempre qualcosa.

www.iltuscolo.it - sabato 21 febbraio 2009

SONDAGGIO IPR REPUBBLICA: Il Paese sta con Berlusconi


Il Paese reale continua a smentire il Paese dei salotti della politica, quelli condannati da un suo assiduo frequentatore, Walter Veltroni, nel discorso di addio alla Segreteria del Partito democratico. Un sondaggio effettuato da Ipr per Repubblica dopo il voto in Sardegna sul grado di fiducia degli italiani nei confronti di Silvio Berlusconi, del Governo, dei ministri e dei partiti conferma i dati positivi che si riferiscono alla maggioranza dopo dieci mesi dal voto di aprile 2008. Precisato che il sondaggio sulla “fiducia” non equivale al sondaggio sulle “intenzioni di voto”, il risultato per Silvio Berlusconi è particolarmente lusinghiero poiché si attesta sul valore del 55%. Se si considerano le vicende susseguitesi da settembre – crisi finanziaria ed economica, questione Englaro, emergenza reati – sembra chiaro che gli italiani, confermando la fiducia nel premier, stanno dimostrando di premiare un giudizio razionale, ponderato e di lungo periodo rispetto ad un giudizio influenzato da cause emotive.

Dato significativo è quello che riguarda gli schieramenti: il Popolo della Libertà è stabile al 48% del grado di fiducia degli italiani; a quasi la metà si attesta il Partito democratico con il 25%, che perde 2 punti, e lo stesso calo è registrato dall’Idv (al 40%). Stabile la Lega al 31%. Particolarmente drammatica risulta la posizione dell’opposizione nel giudizio degli italiani. Secondo un sondaggio dell’Osservatorio del Nord Ovest alla domanda su come viene valutata l’opposizione, la somma di “abbastanza negativamente” e “molto negativamente” dà il 77,1%. Alla domanda “Se domani ci fossero le elezioni politiche secondo Lei chi vincerebbe?”, il 33,4% ha risposto Pd alleato con Idv mentre il 66,6% ha risposto per l’alleanza tra FI, An e Lega. Da questi sondaggi la maggioranza non solo riceve una conferma della fiducia, che dal voto di aprile è stata confermata in Abruzzo e, nei giorni scorsi, in Sardegna, ma riceve una spinta a proseguire sulla strada del fare, la cui credibilità è fondata sulle cose che il Governo fa che e che, pur nelle difficili circostanze e nella limitatezza delle risorse, sono apprezzate dagli italiani.

venerdì 20 febbraio 2009

Di Stefano e i panni sporchi del Pd: pizzini per truccare i concorsi


L'ex assessore della giunta Marrazzo racconta episodi inquietanti che accadrebbero alla Pisana

Scatterà l'inchiesta penale per le sue dichiarazioni?

E se fosse tutto vero, perché lo denuncia solo dopo essere stato sollevato dall'incarico in giunta?

di Francesco Di Frischia dal Corriere della Sera

ROMA - «Ho ricevuto pizzini anche da importanti esponenti della giunta, più importanti di assessori, per i concorsi interni, per lo scorrimento delle posizioni dei dipendenti. Ma le raccomandazioni le ha rispedite al mittente…».

Marco Di Stefano (Pd), ex assessore regionale al Personale, a pochi giorni dal rimpasto che lo ha visto uscire dalla giunta, lancia accuse pesantissime che potrebbero sfociare anche nell’apertura di un inchiesta, mentre le dimissioni di Veltroni innescano un terremoto politico nazionale con possibili ripercussioni anche nel Lazio: comunque il presidente Marrazzo ed il segretario del Pd Morassut, hanno preferito rimanere in silenzio.

Il vicepresidente Esterino Montino, invece, smentisce:

«Non so a cosa possa essersi riferito Di Stefano quando parla di pizzini per raccomandazioni relative a concorsi in Regione: l’affermazione che riguarderebbe esponenti della giunta "più importanti di assessori" potrebbe dare l’idea di chiamare in causa il sottoscritto e Marrazzo: ma io e il presidente in nessun luogo e in nessun modo hanno mai fatto pressioni a tale riguardo».

Di altro avviso Di Stefano, che parla circondato da un centinaio tra segretarie, dirigenti e funzionari della Regione: «Ho ricevuto molti pizzini e non li ho neanche letti - precisa - e questo è dimostrato dal fatto che in uno di questi concorsi sono rimasti 50 posti vuoti, nonostante ce ne fossero 150 non idonei, che avrei potuto colmare con altri sistemi…».

I nomi? « Non ne voglio fare» risponde salomonico.

Di Stefano prima fa un bilancio del suo lavoro ricordando tra l’altro «la stabilizzazione di 1200 precari di LazioService, agenzie ed enti collegati alla Regione, la riduzione dei dirigenti da 460 nel 2005 ai 199 del 2008 e il calo del 68,5% delle assenze per malattie dei dipendenti regionali».

Poi affronta il nodo politico del rimpasto: «Ho sbagliato a definire Morassut comunista, facendo torto a tanti comunisti che si sono sentiti offesi. In realtà il segretario regionale del Pd è stalinista».

Poi precisa : «Morassut, bimbo prediletto di Bettini, gestisce il partito con il solo esecutivo di maggioranza e chi non viene dai Ds e dai popolari non ha diritto di cittadinanza. Detto questo, annuncio che non abbandonerò il Pd per far ritorno nel Centro-destra. Non lascio solo Claudio Mancini nel Lazio, né Enrico Letta a livello nazionale e farò la mia battaglia congressuale, anche candidandomi alla segreteria del Lazio».

Ha cercato di parlare con Morassut prima del rimpasto?

«Ci ho provato, ma l’unica telefonata che ha ricevuto dalla sua segreteria era per portare imprenditori che sostenessero con 10 mila euro ciascuno il suo lavoro…», risponde caustico Di Stefano che subito dopo se la prende con il governatore del Lazio: «Marrazzo ha delle colpe: non si è posto come leader al di sopra delle parti, ma ha scelto di schierarsi con la maggioranza del partito. E’ sotto lo schiaffo di Morassut e Fioroni e credo che dopo Di Stefano il prossimo obbiettivo sarà proprio Piero…».

Marrazzo, secondo il racconto fatto da Di Stefano, «aveva proposto anche un altro nome per sostituirmi, ma la risposta di Morassut è stata che lui non aveva bisogno di un altro assessore, ma di indebolire i suoi avversari chiedendo la mia testa - precisa l’ex responsabile del Personale - .Questo è il Pd di Morassut, lontano dalla gente».

Di Stefano rincara la dose raccontando un retroscena legato all’elezione del segretario regionale del Pd: «Al tavolo delle trattative, io avevo condiviso insieme a Mancini anche la scelta di Morassut, ma a una sola condizione: che la sua elezione dovesse essere fatta contestualmente a una mozione che decidesse una volta per tutte che Marrazzo doveva essere il futuro candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 2010».

Di fronte a questa proposta «voglio ricordare a Marrazzo, che il tavolo è saltato - aggiunge Di Stefano - . Se un segretario di partito avesse avanzato una richiesta del genere a Formigoni, questi sicuramente non avrebbe ceduto perché è uomo di statura politica. Marrazzo purtroppo non ha questa statura».

Quando Veltroni nel pomeriggio conferma le sue dimissioni, Di Stefano sbotta: «E’ arrivato il momento della riscossa per il Partito democratico. Il segretario del Pd laziale Roberto Morassut prenda esempio da Veltroni e si dimetta».

In difesa della Sanità



Difendiamo i nostri ospedali dall'assalto della giunta Marrazzo!
Difendiamo il nostro diritto alla salute!

giovedì 19 febbraio 2009

Ora il PD rischia il fallimento


Il tracollo di Soru in Sardegna ha liquidato Veltroni e rischia di liquidare il Pd, che dopo nemmeno due anni di vita si trova ad affrontare una crisi di leadership dagli effetti imprevedibili. Il segretario, nel momento in cui ha respinto l’invito velenoso a restare in sella, ha spedito un ultimo avviso altrettanto velenoso agli avversari interni: lascio per salvare il partito assumendomi le mie responsabilità e anche quelle non mie. Veltroni non poteva agire altrimenti, dopo cinque disfatte elettorali consecutive, inframmezzate da continui “stop and go” e da incomprensibili oscillazioni fra l’opposizione responsabile del governo ombra e i richiami della piazza giustizialista di Di Pietro. Con la riesumazione politica, addirittura, di un sepolcro imbiancato come Scalfaro per difendere il totem della Costituzione intangibile.
Al Pd, dunque, è mancato un leader autorevole e condiviso, ma questo non basta a spiegare il fallimento così fragoroso di un progetto politico nato con l’ambizione di cambiare la sinistra italiana in senso riformista. Con i “se” non si fa la storia, e neppure la politica, ma ci sono tutti gli elementi per dire che se al posto di Veltroni ci fosse stato D’Alema l’esito sarebbe stato uguale, perché il “quid” di autorevolezza in più dell’ex premier non sarebbe comunque bastato a colmare il deficit politico di un partito nato dalla saldatura di due gruppi dirigenti (ex Pci ed ex sinistra Dc) che hanno in comune un’unica ragione sociale: la perpetuazione del potere e l’autoreferenzialità. Questa orgia di potere ha prodotto un progressivo distacco della nomenklatura dalla realtà italiana e dalle dinamiche di una società in rapida evoluzione rispetto ai modelli politici del Novecento.
Così, sia Veltroni che D’Alema hanno perso i collegamenti con le periferie fidandosi solo dei rispettivi proconsoli (versione edulcorata dei cosiddetti “cacicchi”) che hanno riproposto a livello locale gli errori madornali del vertice romano. Solo così si spiegano il caso Sardegna e il caso Firenze, che sono due facce di una stessa medaglia di pessimo conio. Soru, che un forte carisma regionale lo aveva mantenuto, non è bastato a scongiurare il crollo verticale del Pd, che evidentemente è il partito che non c’è, perché non ha fatto i conti col passato, non ha saputo interpretare il presente e si è precluso in modo irreparabile il futuro. Non a caso il Riformista di ieri titolava “Resta solo il modello Renzi”.
A Firenze, come nel resto della Toscana, il Pd “ufficiale” si è visto bocciare tutti i suoi candidati, dalemiani o veltroniani che fossero. La rappresentazione plastica di questa grottesca deriva crepuscolare è l’appoggio di Bersani – candidato di D’Alema alla segreteria nazionale – al ministro ombra Ventura in corsa per le primarie fiorentine. Doveva essere l’uomo della provvidenza, Ventura, l’Unto capace di rimettere insieme i cocci di una guerriglia infinita, e invece è arrivato ultimo fra i Democratici, superando di poco il 10 per cento. Col paradosso che, mentre Rutelli urlava il suo no alla derubricazione della Margherita a Partito dei contadini polacco, cioè a mera ruota di scorta dei Ds, il suo rampollo fiorentino sbaragliava al primo colpo i competitor ex-Pci. Ulteriore segnale che nessuno ormai, a Roma come negli ultimi fortilizi rossi, controlla più partito e iscritti.
Né D’Alema né tanto meno Bersani hanno dunque in mano l’atout per rimettere in piedi il Pd, perché ci troveremmo di fronte a un copione già scritto, con la ripetizione a parti invertite della guerra di logoramento che da venti anni vede protagonisti i due soliti noti. I quali “simul stabunt, simul cadent”, e quando cadranno lasceranno solo le macerie di un comunismo sopravvissuto a se stesso sotto nuove e sempre più improbabili insegne.
Mario Gori (Portavoce PDL Comune di Frascati)

"DA VELTRONI PESSIMO ESEMPIO PER I GIOVANI"

"Veltroni oggi scrive una brutta pagina della politica italiana e offre un pessimo esempio alle nuove generazioni. Sebbene sulle sconfitte non si dovrebbe infierire, ergersi come paladino dei valori nazionali e' ridicolo e al tempo stesso un'offesa per quanti, la maggioranza del Paese, si riconoscono nel messaggio di Berlusconi".
Lo afferma Francesco Pasquali, coordinatore Nazionale dei Giovani per la Liberta' - Forza Italia."
L'ex segretario Pd incarna il pantano in cui e' sempre rimasta intrappolata la sinistra - aggiunge-: l'incapacita' di elaborare una proposta politica che trova il facile rifugio nell'antiberlusconismo a oltranza. Dopo il 'ma anche', Veltroni riporta indietro le lancette dell'orologio ritornando alla tanto rinnegata politica dell''anti' ".

A proposito di giornali e giornalisti rossi


A proposito di giornali e giornalisti rossi: ecco cosa scrive su Facebook Raniero Luciani, Direttore ed Editore del mensile " Quaderni Tuscolani " che ha preso un contributo di 6 mila euro dal Comune di Frascati (amministrato dai compagni Posa & Di Tommaso) : Cliccate sull'immagine qui a fianco per leggere la nota di Raniero Luciani

I giornali scelgono la sinistra,gli italiani però votano Berlusconi


Il principale quotidiano italiano pubblicava domenica scorsa l’immagine di Berlusconi arrostito, a fuoco lento, come un porcetto sardo da un Veltroni vestito nel costume tradizionale dell’Isola. Lo stesso quotidiano il giorno prima dava fiato al rischio Sardegna e alle future lamentele degli alleati nei confronti del Cavaliere in caso di sconfitta (ritenuta probabile, quindi). Questo è stato in genere l’atteggiamento dei grandi giornali e di buona parte del nostro establishment economico e intellettuale verso le elezioni in Sardegna: tale e tanto era, e rimane in loro, il desiderio di trovare un’alternativa a Berlusconi che nessuno in quelle redazioni si è premurato di dare un’occhiata ai sondaggi, di parlare con i corrispondenti e con le personalità locali.
C’è veramente uno scollamento tra la sinistra e i grandi quotidiani che la appoggiano e la realtà quotidiana della gente, di quelli che poi votano in maniera diversa da come gli editorialisti si erano immaginati.

La situazione nasce, anzitutto, dal permanere di una leggenda assieme all’affiorare con prepotenza di una realtà diversa:
1. La leggenda è quella della buona amministrazione di sinistra negli enti locali, valida al tempo degli Zangheri a Bologna ma completamente falsa oggi, visto che il sindaco rosso di Firenze addirittura si incatena di fronte a La Repubblica in segno di protesta.
2. La realtà diversa è che gli amministratori locali del centrosinistra si sono rinchiusi nei loro palazzi e, forti di un consenso che avevano prima robusto ma che ora non hanno più, non ascoltano quegli stessi elettori che li hanno votati.
Queste scosse telluriche hanno provocato un vero e proprio terremoto nel quale è stato risucchiato anche Veltroni, con il suo quadernetto di buoni proponimenti mai messi in pratica, come sanno bene i romani costretti a fare i conti, dopo cotale sindaco, con le buche nelle strade, con la spazzatura in pieno centro, con un sistema di trasporti a singhiozzo, con un centro storico affidato ai bistrot, alle pizzerie e ai jeans senza nessun controllo. L’avevamo sempre detto che il reale termine di paragone per Veltroni era ed è dato dai bassi risultati come sindaco. Chi sta a Roma conosce Veltroni, le sue tante parole, la cura maniacale della sua immagine affidata a un corposo ufficio stampa, i suoi pochi per non dire nulli fatti. C’è da stupirsi perciò che i grandi quotidiani continuino a vivere di sogni inesistenti, di bubbole, a dare credito soltanto a chi non ha fatto nulla per meritarselo. Sparito dalla scena mediatica Veltroni, che sul palcoscenico reale non c’è mai stato, c’è da chiedersi ora a quale altro personaggio si rivolgeranno imploranti gli uomini dell’establishment, nel tentativo di dare corpo a un altro anti-Berlusconi. Che intanto però ha già eliminato dalla scena, oltre a Veltroni e a Soru, anche Occhetto, D’alema e successivamente Rutelli e Prodi.
Mario Gori (Portavoce PDL Comune di Frascati )

mercoledì 18 febbraio 2009

La gente ormai sa scegliere tra il partito dei fatti e quello delle chiacchiere


Ve lo ricordate il discorso di Veltroni a Spello, quella sequela di parole in libertà, di programmi senza concretezza, di enunciazioni retoriche ormai fuori del tempo, pronunciate sullo sfondo della serena campagna umbra, presa come modello di una inesistente Italia di mezzo, l’area da dove avrebbe dovuto iniziare la rinascita del Partito Democratico? Vi ricordate anche che doveva essere, questa, la risposta al discorso del predellino che Berlusconi tenne pochi mesi prima in piazza San Babila a Milano: poche parole ma cariche tutte di significato concreto, e di vicinanza alla gente? La vittoria di Berlusconi e del Popolo della Libertà nelle elezioni in Sardegna è un’altra tappa, e non sarà l’ultima, del grande cambiamento dell’opinione pubblica italiana avviato proprio in piazza San Babila. Ecco perché, a chi ci manifestava il dubbio che Berlusconi rischiasse nello spendersi troppo in Sardegna contro Soru, abbiamo sempre risposto che era Soru a rischiare di perdere tutto, non certo Berlusconi. Il miracolo di un Governo che riesce, in un momento di crisi profonda come l’attuale, ad aggregare sempre nuovi consensi, in contrasto con la tendenza degli altri Paesi europei, trova la sua spiegazione nella concretezza di Berlusconi da un lato, e nella stanchezza dei cittadini verso le parole vuote della sinistra, dall’altro. Si registra ormai nel nostro Paese un fenomeno diffuso, del quale cercano di non accorgersi i grandi quotidiani: lo scollamento tra questa sinistra e la gente, la vuotezza di un linguaggio politichese falsamente perbenista che in realtà si oppone a tutte le innovazioni. Ci vorrà tempo per capire la svolta, ma oggi, in tempi di crisi, vince chi vuole cambiare, non chi conserva: e i conservatori sono la sinistra, l’innovazione è sempre e solo nostra. Ci vorrà tempo perché è appena cominciato il processo di cancellazione di quella falsa superiorità morale che la sinistra ha sempre vantato e che le rimane ancora addosso, grazie all’appoggio dei grandi quotidiani e dei grandi poteri tesi, per loro natura, alla conservazione. La vittoria in Sardegna era perciò scontata ma nove punti di distacco, per alcuni addirittura 15 o 20, tra Cappellacci e Soru, indicano quanto fossero sbagliate le previsioni di un establishment che ancora non comprende la rivolta della gente contro una mentalità di potere ormai superata. I cittadini vogliono che un Governo governi e che lo faccia sulla base dei voti che gli sono stati dati. Non vuole inciuci, non vuole dialoghi con chi non sa e non vuole, per sua natura ancora oggi, dialogare. I cittadini chiedono soltanto di giudicare questo Governo alla fine dei cinque anni sulla base di ciò che avrà realmente fatto. In questo momento di crisi, gli italiani guardano a Berlusconi come ad una persona concreta e in grado di aiutarli, magari anche con quell’ottimismo sempre necessario, a traghettare una crisi che non è italiana ma mondiale. È sbagliato insistere sui toni del pessimismo e del tanto peggio tanto meglio; è sbagliato puntare sempre e soltanto sull’anti-berlusconismo. Sul piano dei voti, il centrodestra dovrebbe erigere un monumento a Veltroni e al suo amico Di Pietro, che non hanno ancora capito quanto l’anti-berlusconismo faccia male, non solo al Paese, ma a loro stessi, a tutta la sinistra, a una democrazia compiuta o in via di compimento. Quando abbiamo sentito dire che Berlusconi era andato troppe volte in Sardegna, abbiamo capito che la sinistra era arrivata al capolinea, che non aveva più niente da dire. La conferma è venuta anche da una città tradizionalmente e pervicacemente di sinistra come Firenze: qui i Ds, gli eredi del Pci, il vecchio Partito comunista italiano, hanno subìto una sconfitta disastrosa. Ma non è con la scelta di politici appartenenti ad un'altra area, quella della Margherita, che il Pd o tanto meno il Paese potrà risolvere i propri problemi. Il nodo di fondo resta sempre quello: chi si chiude nel palazzo e non ascolta il Paese profondo, la gente con le sue piccole aspirazioni quotidiane e con i suoi grandi sogni, che immagina grandi scenari di riscossa ormai sepolti dal crollo dell’ideologia marxista, non ha capito il nostro tempo. È giovane e resta giovane chi capisce il proprio tempo e la propria gente, i propri concittadini. È vecchio e fuori dal tempo, destinato all’isolamento, chi si ostina, anche se più giovane, a inseguire strategie campate in aria, lontane dai bisogni e dalle necessità delle persone. Ancora una volta si ripropone, in Sardegna come in Abruzzo, come in futuro in Europa e poi in tutta l’Italia, l’eterno contrasto tra le chiacchiere e i fatti, tra la mancanza di iniziative e chi cerca di fare comunque qualcosa, spesso anche riuscendovi, tra chi opera ascoltando la gente e chi ormai si è isolato nei palazzi del politichese, chiudendo gli occhi, le orecchie e la bocca dinanzi alle richieste degli elettori.
In campagna elettorale, il governo si era presentato con uno slogan: il governo dei fatti. Ed è proprio su questi “fatti” che gli italiani stanno misurando Silvio Berlusconi.
In tutti i Paesi occidentali i governi in carica stanno perdendo consenso interno, a causa della crisi; ad eccezione dell’Italia e degli Usa: Obama è arrivato alla Casa Bianca da meno di un mese, è ancora nella fase che semplicisticamente viene definita “luna di miele”. In Italia la situazione è diversa. Nonostante la crisi che sta trasferendo i suoi effetti sull’economia reale, Berlusconi conserva i consensi. Motivo? Il governo interviene sui “fatti”. Vale a dire, prova a dare risposte reali alle reali esigenze dei cittadini. E dimostra come l’Italia possa meritare a pieno titolo la presidenza del G-8: incarico particolarmente complicato da gestire, proprio per la crisi.
“Fatti interni”. In momenti di crisi, il cittadino ha bisogno di sentire lo Stato “vicino”. Non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale. Sul piano economico, il governo spenderà entro il prossimo anno 19 miliardi in maggiore spesa per prestazioni sociali. Vale a dire, aumenterà le tutele economiche per la fasce meno fortunate della popolazione. Misure che si tradurranno in sconti fiscali fino a mille euro per le famiglie, allargamento della platea dei lavori coperti da forme di ammortizzatori sociali, piano record di investimenti pubblici. Insomma, una ricetta destinata, da un lato, a recuperare il gap infrastrutturale (scelta indispensabile per quando la crisi finirà); dall’altro, a garantire forme di tutela in attesa del recupero dell’economia.
Sul piano sociale, il governo aveva promesso maggiore sicurezza. Ed ora varerà in settimana un provvedimento d’urgenza per colmare quelle lacune della legislazione che permettono, per esempio, di scarcerare uno stupratore. La certezza della pena è la base di uno Stato di diritto.
“Fatti esteri”. Nonostante i goffi tentativi dell’opposizione di delegittimare a livello internazionale il governo (ultima, la manifestazione in concomitanza con il G-7 finanziario sabato scorso a Roma), il consenso intorno all’azione di Berlusconi cresce anche a livello internazionale. Tre gli appuntamenti che indicano il termometro di questo consenso: la visita oggi a Roma dello Speaker (presidente) della Camera dei Rappresentanti americana, Nancy Pelosi; l’incontro bilaterale di giovedì, sempre a Roma, con Gordon Brown, primo ministro britannico; il vertice dei leader europei del G-7, domenica a Berlino.
Se la Camera americana ha approvato il Piano di rilancio economico messo a punto da Obama è grazie all’attivismo della Pelosi. Ne consegue che l’incontro di oggi non è un vertice tra un Primo ministro ed il presidente di un ramo del Parlamento. Ma oggi Berlusconi incontra una delle persone più influenti dell’entourage di Obama.
Elemento da non sottovalutare, poi, l’incontro bilaterale di giovedì con il premier inglese. La Gran Bretagna presiede quest’anno il G-20. Vale a dire che giovedì a Villa Madama si incontrano i leader delle strutture che rappresentano l’85% della ricchezza globale. Ed insieme discutono come affrontare non solo la crisi economica; ma anche i problemi del sottosviluppo in Africa, ed argomenti come individuare un nuovo assetto sociale e politico in Palestina. E domenica, discussioni del genere verranno approfondite a Berlino durante il vertice dei 4 paesi europei che partecipano al G-7: Francia, Germania, Inghilterra ed Italia.
I “fatti” interni e quelli esteri costituiscono “fatti” concreti. E sono su queste azioni reali che i cittadini-elettori valutano la politica di un governo. Attribuendo a questa un peso specifico decisamente superiore al chiacchiericcio politico, innescato dalla sinistra: come dimostrano le elezioni in Sardegna; ma anche quelle in Abruzzo, prima.

Mario Gori
( Portavoce PDL Comune Frascati)


Comunicato stampa

L’ora delle polemiche e degli individualismi è finita: non c’è più tempo da perdere inseguendo chi tenta di farsi spazio ad ogni costo facendo finta di inseguire un progetto politico.
Vincenzo Conte ha dichiarato che è finita la fase dell'attesa perché è arrivato il momento di fare.
Il PdL vuole fare propria questa richiesta del suo sindaco e non intende più replicare a chi si propone come improbabile alternativa o, peggio, come l’unica soluzione.
Chi vuol lavorare per il PdL è benvenuto ma nessuno può ritenere di essere indispensabile al progetto che mira a portare finalmente il centro-destra al governo della città.
Il gruppo dirigente del PdL, nato dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, è compatto nell’elaborare e nel realizzare un progetto vincente e gode della stima incondizionata del candidato sindaco e degli organi provinciali e regionali dei partiti.
Preme, in questo momento, esprimere la più viva soddisfazione soprattutto per l’operato dei giovani (Simone Carboni, Damiano Cori, Francesco Giusto, Luca Paladinelli, Damiano Cimmino) ai quali vanno i ringraziamenti di tutti. Impegnandosi con passione in questa avventura, hanno determinato un nuovo e più convinto entusiasmo negli altri elementi che, meno giovani, anche in quest’occasione proveranno a lanciare il cuore oltre l’ostacolo.
Ben venga chiunque abbia voglia di offrire le proprie energie ed il proprio costruttivo contributo di idee e proposte: di sterili polemiche francamente non se ne sente più la necessità.
C’è spazio per tutti a condizione che tutti sappiano riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità e che tutti siano pronti a dare il proprio contributo, mettendo da parte il proprio io, al fine esclusivo di valorizzare quel gioco di squadra fondamentale per il raggiungimento dell'obiettivo che ci siamo prefissi:
CAMBIARE FRASCATI CON VINCENZO CONTE SINDACO
Igino Mancini-Mario Gori, portavoce PdL

martedì 17 febbraio 2009

LA CRISI/Il governo vara gli incentivi e i consumi ritornano a salire


L’opposizione delle parole, il governo dei fatti. Ancora una volta il Pd sbaglia i tempi. È accaduto con gli ammortizzatori sociali, con Cgil e opposizione in piazza nel giorno dell’accordo Governo-Regioni. Sta accadendo ora con gli incentivi all’auto, che compaiono nel libro dei sogni (e della spesa) del fantomatico piano anticrisi del Pd, che lo ha presentato in pompa magna ma che mostra di non essersi accorto che, nel frattempo, già erano stati varati dal governo.
Immediati, sul mercato dell’auto, gli effetti positivi del decreto legge per riavviare i consumi: i concessionari italiani segnalano un rinnovato e grande interesse dei potenziali acquirenti, con affluenza record nei punti vendita di tutte le marche e un aumento del 60/70% dei preventivi. È un dato più che confortante, che tra l’altro fa riferimento al precedente week-end, quando l’informazione sui provvedimenti tra i consumatori era ancora carente e non era ancora partito il battage pubblicitario delle case produttrici. Ci si attende che i provvedimenti del governo sulla rottamazione moltiplichino i loro effetti in questi giorni con ricadute sui dati di mercato soprattutto a partire dal mese di marzo, a motivo dei tempi burocratici che intercorrono fra l’ordine del cliente e la reale immatricolazione della vettura.
Il mercato dell’auto, dunque, si rimette in moto dopo il gelo di gennaio (-32,6% del mercato). Un sondaggio del Centro Studi Promotor segnala che il 74% dei concessionari ha potuto constatare un buon aumento di potenziali clienti, il 13% un “forte” aumento. Soltanto il 13% afferma che nulla è cambiato, ma si tratta di quella fetta di mercato (le auto di grossa cilindrata) che non è toccato dagli incentivi, che si applicano soltanto alle vetture meno inquinanti.
Quattro concessionari su cinque giudicano gli incentivi “molto o abbastanza efficaci”, soprattutto per quanto riguarda il mercato delle auto più ecologiche: appare infatti vincente la scelta di sommare vecchi e nuovi incentivi per l’acquisto di mezzi a metano o gpl, che godono di un sconto che arriva a 5mila euro. Addirittura seimila per i veicoli commerciali, provvedimento che viene incontro alle esigenze di piccole e medie aziende, di artigiani, di titolari di partite Iva, insomma di quanti utilizzano le quattro ruote come mezzo di lavoro.
Vale la pena di ricordare che il decreto del governo interviene anche sulle due ruote, sui mobili, sugli elettrodomestici. I primi dati che arrivano dal mondo dell’auto dimostrano che il governo si è mosso e si sta muovendo sulla strada giusta. I risultati fanno giustizia delle critiche ideologiche e faziose dell’opposizione.
Mario Gori. Portavoce PDL Comune Frascati

Berlusconi:sinistra spudorata ha cambiato la Costituzione da sola

La Costituzione? “Penso anche io che dobbiamo tenercela ‘stretta’ e condivido al cento per cento le parole di Napolitano”. Così Silvio Berlusconi da Cagliari torna sulle considerazioni fatte dal capo dello Stato a proposito della nostra Carta costituzionale. Ma se Giorgio Napolitano ha ragione, la sinistra, dice il premier, “è spudorata” perchè “ha cambiato interi capitoli della Costituzione solo con i suoi voti, tra l’altro una modifica fatta male e con solo quattro voti di vantaggio. Ci sono i cassetti del Parlamento pieni di proposte di modifica della Costituzione della sinistra - aggiunge il premier - quindi non possono considerare un sacrilegio la modifica della Costituzione, che si può anche cambiare quando c’è la generale volontà di farlo”.
Berlusconi definisce poi “una menzogna assoluta e totale della sinistra” l’accusa che di aver attaccato la Costituzione: “Sono loro che l’hanno fatto e considerano ogni modifica della Carta un sacrilegio: io ho detto che la Costituzione si può anche cambiare quando c’è la generale volontà di farlo”. Quindi il presidente del Consiglio riserva una stoccata a Oscar Luigi Scalfaro che dal palco della manifestazione pro-Costituzione ha più volte preso di mira il premier: “Veltroni dice che io ho sostenuto in Sardegna un candidato che si presenta con una lista che porta il mio nome. Ma mi domando, se la sinistra avesse un suo simbolo chi ci avrebbero messo? Scalfaro? Un uomo che sappiamo il passato che ha”. Berlusconi esprime inoltre un giudizio impietoso sulla protesta della Cgil: “Lo sciopero della Cgil è fallito, ha aderito soltanto il 6 per cento dei lavoratori. La Cgil si è tolta di mezzo lei da sola rompendo il fronte sindacale, rispetto ad altri sindacati che invece hanno dato un contribuito alle riforme”.
Da un lato, secondo il premier, c’è “il governo che fa la politica dei fatti”, dall’altro la sinistra che “porta la gente in piazza e non riesce a riempirle quelle piazze, mentre noi governiamo”.

Cucù !!! Soru non c'è più...

CAPEZZONE: PD HA SBAGLIATO A CRIMINALIZZARE BERLUSCONI; UDC: BENE
(di Marco Dell'Omo)
ROMA - Il centrodestra puo' esultare, mentre il Pd si lecca le ferite. Il ribaltone alla regione Sardegna, dove Ugo Cappellacci, stando agli ultimi dati, ha strappato la vittoria a Renato Soru con oltre 9 punti di scarto, e' un brutto colpo per il partito di Walter Veltroni, dove i piu' erano quasi sicuri della vittoria. Il Pdl ha tutti i motivi di far festa: si riprende una regione amministrata dal centrosinistra e vede confermato, ancora una volta, l'appeal elettorale di Silvio Berlusconi, che si e' speso in prima persona nella battaglia per la ''reconquista'' dell'isola fino al punto di far stampare il suo nome, e non quello del candidato del Pdl, sul simbolo elettorale. Il Pd, invece, deve fare i conti con una debacle che rischia di peggiorare il gia' fragile equilibrio sul quale si regge il partito di Veltroni. Le ambizioni di rivincita sul centrodestra, che qualcuno immaginava potessero ripartire dalla Sardegna, si schiantano sul muro dell'affermazione di Cappellacci. E naufraga anche il sogno di fare di Soru l'uomo che puo' battere Berlusconi, non solo in Sardegna ma anche a livello nazionale. La soddisfazione del centrodestra e del suo leader trapela dalle parole del portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone: ''Soru e il Pd hanno sbagliato due volte: prima a demonizzare Berlusconi, sgradevolmente descritto come 'colonizzatore', e poi a sottovalutare Cappellacci. Il centrosinistra puo' avere motivi definitivi per pentirsi di queste scelte''. Soddisfatti per il risultato anche i centristi dell'Udc, che hanno appoggiato il candidato di Berlusconi. Il segretario Lorenzo Cesa puo' gioire, perche' la vittoria e' arrivata anche grazie ai voti del suo partito, che si e' rivelato determinante. ''Le elezioni sarde - sottolinea - dimostrano che l'Udc cresce, che e' determinante e che senza l'Udc non si vince''. La decisione dell'Udc di aderire allo schieramento di centrodestra, e' stata presa, spiega Cesa, ''in coerenza con l'opposizione condotta alla giunta Soru'', ma e' chiaro che la possibilita' di un avvicinamento ai democratici, dopo questa prova, si allontana sempre di piu'. I democratici, frastornati dalla disfatta, hanno il non facile compito di rimettere insieme i cocci. Domani si riunisce il coordinamento, dove il perche' e il percome della sconfitta di Soru cominceranno a essere analizzate, con un occhio alle imminenti elezioni europee e al congresso del Pd, previsto per l'autunno.
articolo tratto da :www.ansa.it

lunedì 16 febbraio 2009

Cara Giuliana Ricottini...

Cara Giuliana,
credo che adesso abbia passato il segno. Mentre farnetichi di gruppi socialisti, di garofani e di ragazzi del ’78 ti attribuisci un titolo che non ti spetta. No, perché è statutariamente impossibile che una persona non iscritta da alcuni anni possa ricoprire un incarico dirigenziale di partito. Quindi anzitutto smettila di definirti vice coordinatrice di FI. Sei stata una iscritta, sei stata candidata a Sindaco per la CDL, sei stata consigliera comunale, ma poi hai lasciato il Partito girovagando di qua e di la (l'ultima notizia era che avevi richiesto di aderire ad AN non so con quale esito visto che non ti hanno mai dato la tessera) ed oggi vieni a farci il sermone ed il pistolotto come se fossi l'ultimo baluardo di Forza Italia, offendendo chi in questi anni è rimasto nel Partito difendendolo con le mani e con i denti. Dove sei stata in questi ultimi cinque anni, perché mi pare che nell'ultima tornata amministrativa hai disdegnato pure di candidarti per sostenere FI. O ti ricordi di Forza Italia solo in periodo elettorale avendo la sfacciataggine di proporre financo la tua candidatura a Sindaco quasi fossi la "passionaria" del Partito?
Chi ti consiglia questi messaggi deve vivere nell'altro secolo, si perché è cambiato il mondo, cara Giuliana, è nato il PDL nel frattempo se non te ne fossi accorta e le minacce barricadere non hanno senso e non hanno obiettivo soprattutto. Per la dignità dei ruoli che hai avuto la fortuna di ricoprire con Forza Italia (valuta con umiltà quanto meritati se questo è il risultato) mi auguro che possa recuperare il buon senso e se, come affermi, hai a cuore le sorti del centro destra entra nel PDL, non bighellonare tra i vari tavoli di personaggi che si affannano a farneticare improbabili coalizioni da contrapporre al PDL, e fai la tua battaglia anche di opposizione interna, ma non portare acqua alla sinistra che queste tue sterili polemiche non fanno che alimentare (a meno che....!).
Personalizzare la politica, se mi consenti, oltre che urtare tutti gli altri iscritti che non sono pecore come sembra tu voglia considerarli forse per abitudine, dimostra la tua scarsa capacità di argomentare le posizioni politiche qualora ne avessi alcuna, visto che sinora non ne hai espressa nessuna sulla quale valga la pena di aprire un confronto.
Parlo da semplice iscritto a Forza Italia ed oggi al PDL e mi sento personalmente offeso da questo tuo inutile ciarlare da baruffa chiozzotta più che da donna che ha fatto politica in ruoli di rilievo.
Annibale Deleo

Ancora su Grotte Maria


Condivido in pieno le valutazioni di Mario Gori in merito alla nota questione di Grotte Maria. Come più volte evidenziato, anche all'interno del direttivo di AN, la scelta di Grotte Maria come scelta di edilizia agevolata ci trovava perfettamente d'accordo, attesa la necessità di venire incontro alla richiesta di edilizia agevolata avanzata da tanti concittadini. Le difformità evidenziate da tante denunce (in primis di Alleanza Nazionale) attengono non alle scelte a monte ma alla fase realizzativa non soggetta all'attività autorizzativa del Consiglio comunale.

Una piccola (e, forse, inutile) precisazione: in una apposita riunione del direttivo di AN comunicai ufficialmente che non avevo interessi in proprio o per interposta persona nelle cooperative edilizie interessate dal programma. Ricordo che annunciai, con una boutade, che all'iniziativa non erano interessati miei parenti e affini fino al 28° grado. Confermo questa mia dichiarazione e, pertanto, debbo ritenere che non tutto il Consiglio comunale abbia interessi in merito. Ciò senza criminalizzare chi ha legittimamente acquisito una quota in una cooperativa.

Bernardo Iodice, consigliere comunale PdL

Un' altra replica alle false insinuazioni su " Grotte Maria"



Estratto della risposta di Angelo Cristofanelli alla signora Mirella.

"Qualcuno forse ha sollevato pubblici distinguo all'affermazione del Sindaco Posa, fatta in televisione, che su Grotte Maria c'erano interessi dei partecipanti al Consiglio Comunale........TUTTO! E allora di cosa ci si meraviglia se la "caccia agli ulivi scomparsi" è diventato uno sport d'elite che solo ARGOMENTI pratica? Ti sei chiesta perchè Mirko Fiasco sia indesiderato nella lista PDL?"
Fonte Facebook


Caro Angelo Cristofanelli,forse non sai che il sottoscritto è più volte intervenuto in Consiglio Comunale sulla caso" Grotte Maria", dichiarando espressamente di non aver interessi personali sul piano di edilizia residenziale popolare agevolata in località Grotte Maria. Io ho sollevato il pubblico distinguo alle false affermazioni fatte dal Sindaco Posa nella sede istituzionale : Il Consiglio Comunale. Ho votato l'intervento in E.R.P. in località Grotte Maria perchè ritengo che i miei concittadini abbiano diritto ad avere una casa nella propria Città a prezzi equi ,sostenuto in ciò anche dal fatto che tutti i propedeutici pareri urbanistici erano " FAVOREVOLI ".Sul presunto mancato rispetto di alcune norme in sede di costruzione,da parte di alcune cooperative, ho appurato in prima persona,in sede di Commissione Urbanistica, che su ciò sia già stata interessata l'autorità giudiziaria competente.Sono per mia ideologia un garantista,aspetto quindi il giudizio di merito della magistratura. Il ruolo di Consigliere comunale è una missione da svolgere al servizio degli interessi esclusivi della Città e dei Concittadini,ma questo ruolo però non deve essere discriminante: se un Consigliere comunale è portatore di legittimi interessi soggettivi,è giusto che questi siano tutelati e garantiti. E questo ciò che prevede il T.U.E.L. Quindi un Consigliere comunale può essere legittimamente socio di una cooperativa edilizia assegnataria di un terreno da parte del Comune, non deve però partecipare, nè nella fase di dibattito nè in quella di votazione,alla formazione dello specifico atto deliberativo.
Mario Gori- Portavoce PDL Comune Frascati- Capogruppo Forza Italia

Disinformazione

Estratto della risposta di Angelo Cristofanelli alla signora Mirella. Fonte Facebook

"Qualcuno forse ha sollevato pubblici distinguo all'affermazione del Sindaco Posa, fatta in televisione, che su Grotte Maria c'erano interessi dei partecipanti al Consiglio Comunale........TUTTO! E allora di cosa ci si meraviglia se la "caccia agli ulivi scomparsi" è diventato uno sport d'elite che solo ARGOMENTI pratica? Ti sei chiesta perchè Mirko Fiasco sia indesiderato nella lista PDL?"

Non si può fare di tutta l'erba un fascio.

Anche il mio gruppo, quando collaborava nel "Circolo di Frascati", si era battuto per la difesa del verde e delle tradizioni locali. Abbiamo contato assieme gli ulivi nelle foto , siamo andati a parlare assieme con i vicini adirati, siamo stati in piazza per difendere l'idea di sviluppo sostenibile e per cooperative realmente aperte a tutti. (Argomenti all'epoca era ancora di proprietà del "Circolo di Frascati", dunque organo di un collettivo e non aveva fini d'autopromozione).

Se il tuo ragionamento fosse corretto, ora anche noi giovani dovremmo essere pesantemente osteggiati dal PdL. Così non è stato, così non è; anzi posso dire, in tutta franchezza, di aver trovato un ambiente molto più sereno, democratico e propositivo.

Le motivazioni dell'esclusione sono altre, e le conoscete. Non scambiate la generosità per debolezza e per favore, smettiamo d'intortare dei fatti per farci belli in vista della campagna elettorale.

Non c'è peggior nemico del proprio ego.

Simone Carboni
coofondatore di Argomenti
Portavoce PdL Giovani di Frascati

domenica 15 febbraio 2009

La correttezza nella politica!

Carissimi e stimatissimi Angelo e Mirko, pur nel rispetto della libertà di pensiero, che mi vede paladino di ogni iniziativa che avvicini le aspirazioni dei frascatani al buon governo della città, proteso come sono ad avvicendare "il governo delle sinistre", in un quadro di sana e leale dialettica politica, mi vedo costretto ad intervenire con un mio punto di vista, non senza una nota di amarezza. 
Non gradisco le offese gratuite ed anonime, dirette o indirette, in quanto esse sono sintomo inequivocabile di cialtroneria, di modesto profilo caratteriale e di mediocre valore morale. In politica quando il dibattito scende al livello di alcuni anonimi blogmen, vuol dire che "siamo alla frutta" e, come si dice, si è giunti a far volare gli stracci! 
Certo questo… come inizio di campagna elettorale non è molto promettente. Sono convinto che questi gentili signori non sono cittadini di Frascati, perchè tale appellativo spetta solo a persone civili ed aperte al corretto confronto dialettico, caratteristica che ammiro, lo sottolineo, ed è propria, in particolare, del candidato sindaco del PD Stefano Di Tommaso. Fatta questa fondamentale e chiara premessa, ribadisco che sono persona di grandi aperture democratiche, incline alla forte considerazione di coloro che non la pensano come me, secondo il principio che solo conoscendo le idee contrarie si può arricchire il proprio bagaglio di conoscenze. 
Ma nel contempo ho la fermezza di chi sa perfettamente cosa vuole ed ha la determinazione di colui che, passatemi il termine medico, avuta certezza del male, chirurgicamente e senza indugio ne estirpa la causa. Una nota ulteriore devo indirizzarla a coloro che, dichiarandosi, a parole e senza tessera, prima di FI ed ora del PDL, continuano a preferire la desueta e consunta politica del dire alla politica del fare. 
Tali gentili persone, a cui va tutta la mia compassione, ma ai quali continuo cristianamente a tenere la mano tesa, prospettandosi inopinatamente quali rappresentanti di improbabili moltitudine di elettori di eteree correnti, celano in fondo la triste solitudine del proprio voto e/o di qualche affezionato congiunto. Costoro dimenticano che in politica il principio della rappresentatività si dimostra prima venendo in piazza con i propri elettori a sorreggere lealmente il candidato sindaco e poi contandosi nell'urna, attraverso le preferenze e non offrendo il triste spettacolo del lancio di innoqui ed infantili veleni sui siti blog. 
Il confronto di idee nei partiti avviene nei direttivi, unico luogo deputato. Chi lo fa in piazza o nel web dimostra scarso profilo politico ed è giusto, in tal caso, che non rappresenti gli elettori, ma che prudentemente si dedichi ad altre più amene attività. Ripeto ancora una volta, i frascatani sono persone acute ed inteligenti e sanno distinguere i politici dai politicanti e, pertanto, come i predetti si confrontano con loro. Per cortesia non offendiamoli e soprattutto non abusiamo della loro pazienza! Serena campagna elettorale a tutti!

Vincenzo Conte

Comunicato Stampa



COMUNICATO STAMPA :
Vincenzo Conte ( candidato Sindaco di Frascati ) : Insieme ai partiti “ POPOLO DELLA LIBERTA’ “ e “ LA DESTRA” , anche le liste civiche “ CON TE FRASCATI CAMBIA” e “QUARTIERI MODERNI ” supportano la mia candidatura.

E’ con vivo apprezzamento che ho appreso della sottoscrizione del documento politico a firma di Igino Mancini ( AN ) Mario Gori ( F.I. ) e Guido Mazzaferri ( La Destra ) con il quale le suddette forze, hanno raggiunto un accordo programmatico in vista delle elezioni comunali del prossimo giugno.

Nel contempo rivolgo un particolare e sentito ringraziamento al caro amico
architetto dott.Silvio Salvini,Presidente del “Girasole”, che ha inteso esprimere il consenso e la disponibilità verso la mia candidatura, quale segno di fiducia nell’impegno per il rinnovamento di Frascati, che insieme a tanti amici concittadini stiamo portando avanti in questi giorni.

Inoltre invio un grato pensiero a quei frascatani, del centro storico e delle periferie che in questi giorni, con grande e generosa mobilitazione hanno costituito le due liste civiche di supporto alla mia candidature e precisamente “
CON TE FRASCATI CAMBIA ” e “ QUARTIERI MODERNI”.

Ricevo in questi minuti notizia di un’ altra importante aggregazione che starebbe per costituirsi a supporto della nostra volontà di guidare tutti uniti Palazzo Marconi ed a questi amici rivolgo un caloroso incitamento a chiudere al più presto la lista.

Questo ampio panorama di consensi, che sono l’inequivocabile segnale che ci stiamo muovendo nella giusta direzione, mi da ancor più vigore, in un percorso elettorale che ci vede protesi a lavorare per il bene comune della città di Frascati, per i suoi amati cittadini e per un territorio ricco di tradizioni e di unicità.

La moltitudine di cittadini che incontro, le mani che stringo cariche di speranza e di fiducia, sono un sintomo chiaro del desiderio di voltare radicalmente pagina e di chiudere definitivamente questo libro di più di un decennio di governo delle sinistre.

Ho la sensazione di gente che si vuole liberare di vincoli e cappe ormai inutile fardello.
Percepisco nell’aria il desiderio di aria nuova e di rinnovato, desiderio di partecipazione al governo della città senza più dover negoziare i propri diritti.

Agli amici che ancora si dibattono nelle incertezze e nelle inutili polemiche rivolgo un caloroso invito a guardare agli obiettivi condivisi in nome della lealtà politica e della dedizione al Paese.

Si serve la gente con la politica del fare e non con la politica del dire, i cittadini frascatanI, persone finemente discriminanti guardano e giudicano i fatti e non le parole ed oramai hanno capito che il voto deve essere “
UTILE ”: o ci si orienta verso il PDL oppure verso il PD, le due grandi forze di maggioranza e opposizione. Disperdere voti verso improbabili liste civiche o poli alternativi non fanno che complicare inutilmente il quadro politico senza nessun apporto qualitativo. E questo i frascatani lo sanno bene.

VINCENZO CONTE

Vincenzo Conte, il nostro sindaco!

Vincenzo Conte da più di 30 anni serve lo Stato indossando la divisa dell’Arma Benemerita.
Ha 52 anni, da trenta vive a Frascati, é sposato con Paola Lugarini, frascatana doc, ha tre figli, é laureato in scienze della sicurezza interna ed esterna presso l’Università di Tor Vergata e ha conseguito un master in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Ferrara.
É giornalista pubblicista e ha tenuto corsi e conferenze sulla pubblica informazione.
Ha iniziato la sua carriera a Gorizia presso il 13° Battaglione Carabinieri ed é stato successivamente trasferito a Velletri presso la Scuola Allievi Marescialli, dove é stato docente di diverse materie giuridiche e infine vi ha comandato, da capitano, una delle Compagnie allievi.
Ha ricoperto importanti e delicati comandi negli otto anni passati in una regione complessa come la Campania.
Rientrato a Roma ha svolto diversi incarichi, tra i quali tre da capo ufficio al Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, culminati con quello più importante di capo ufficio stampa e portavoce dell’Arma dei Carabinieri.
Negli ultimi quattro anni, col precedente governo Berlusconi, col governo Prodi e con l’attuale governo Berlusconi, ha diretto delicati settori presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
É stato insignito dal Capo dello Stato dell’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica italiana.
Il Pontefice S.S. Giovanni Paolo II gli ha concesso il titolo di cavaliere dell’Ordine equestre pontificio di san Gregorio Magno.

Ringraziamento

Ringraziamo l'onorevole Samuele Piccolo per la visita fattaci nella giornata di Sabato.
Ringraziamo inoltre tutti quelli che hanno collaborato con i "Giovani del PdL" per la riuscita di tale evento, particolarmente il giovane...ehm..."giovane dentro" Bernardo ^_^.

Simone Carboni
Portavoce locale "PdL Giovani"

All'anonimo Gianni!

Caro Zarathustra,
Ho letto il comunicato del Direttivo AN che parla di te. Cose turche!
E meno male che è stato scelto un COLONNELLO per candidato sindaco: questo centrodestra è una caserma di matti. Però, caro Mirko, io te lo avevo detto. Prendi le distanze, questa è gente perdente. Se a livello locale perde da una vita, un motivo ci sarà. Debbo dirti che c'ero alla presentazione del Coordinamento Comunale e rimasi interdetto da Iodice che "voleva governare". Domande:
- " ma se quando poteva correre da Sindaco "s'è dato" con Rauti, ora non sarebbe il caso che venisse "mandato"? L'età per la pensione politica ce l'ha. Cosa aspetta a lasciare spazio ai giovani?
- Ma è lo stesso Iodice che, candidata del centro-destra la signora Ricottini, distribuiva volantini "votate Molinari" ?
Gianni

Caro anonimo,
ho sempre creduto che per dare credibilità e valore alle proprie affermazioni, sia necessario firmare e farsi riconoscere: il vizio, purtroppo, di celarsi dietro un non riconoscibile nome è, purtroppo, talmente diffuso che non fa nemmeno notizia!
Sai qual è il motivo per cui perdo da una vita?
Perché, purtroppo per me, ho inseguito l’impossibile, i sogni, l’utopia di veder realizzare quanto ha sempre riempito la mia vita politica.
Io ero tra coloro (ricordo qualche altro matto come Lucatelli - Costantino, non altri, il mitico Lampinetta-un vecchio giovane, Condò, Monesi, Lupi) tenevano in piedi un partito quando altri, nella migliore delle ipotesi, giocavano a tenere ben nascoste le loro presunte idee!
Io ero tra coloro che costantemente ricevevano le attenzioni, non proprio simpatiche, degli avversari (non necessariamente rossi) senza arretrare di un passo!
Io ero tra coloro che non arretravano di un passo nemmeno sul lavoro: quanto sarebbe stato comodo far finta di nulla e guadagnarci in carriera!
Io ero tra quelli che, vivendo emotivamente Fiuggi e dintorni, sapevano che un periodo della propria vita politica stava per chiudersi e, reagendo emotivamente, andava tra i perdenti proprio mentre forse sarebbe stato più comodo rimanere perché stava per realizzarsi il sogno di diventare maggioranza (e, forse, anche qualcosa in più)!
Io ero e sono tra coloro che, fatta una scelta (giusta o sbagliata, non importa!), non hanno rimpianti, certi di aver scelto ciò che muove la vita: la passione!
Io ero tra coloro che nel 1995 scrivevano non di votare Molinari ma “Eteocle o Polinice: fratelli nemici! Tertium non datur!”. Forse c’è una differenza! Mi auguro che tu la capisca!
Io sono tra coloro che pensano che la giovinezza (toh chi si rivede!) non sia un fatto generazionale ma spirituale!
Io sono tra coloro che hanno visto tanti giovani nati vecchi e, come tali, incapaci di trasmettere un sentimento di cameratesca solidarietà!
Io sono tra coloro che, pur avendo qualche titolo, non hanno mai costruito la loro carriera politica su amicizie di alto livello.... ma su un consenso consolidato degli elettori!
Io sono tra coloro che stanno costruendo con giovani leali e disinteressati un progetto politico che li veda finalmente protagonisti e non sudditi!
Caro anonimo Gianni,
esci allo scoperto e, quando e come tu vorrai, incontriamoci perché ho la sensazione che un qualche burattinaio ti tenga legato manovrandoti, forse, a tua stessa insaputa.
Senza rancore
Bernardo Iodice