sabato 30 maggio 2009
C'è un Italia che crea e una sinistra che distrugge...

C’è un’Italia che crea e una sinistra che distrugge, un’Italia fiduciosa, operosa e una sinistra menagrama e disfattista, un’Italia che guarda al futuro e una sinistra che guarda al passato, un’Italia civile e rispettosa e una sinistra che odia, che denigra e che insulta. C’è un’Italia e un governo che cercano faticosamente di ricostruire una compagnia di bandiera efficiente e al servizio dello sviluppo del Paese, e una sinistra che utilizza la televisione pubblica per fiaccarne le forze, un’Italia che affronta i mercati internazionali, come la Fiat di Marchionne e i tanti piccoli e medi imprenditori italiani, e una sinistra impegnata a svilire, screditare, lordare l’immagine del nostro Paese, dalla quale dipende anche il successo di delicate trattative in corso.
Questa è la considerazione che viene spontaneo fare nei giorni in cui, anziché dell’operato del governo, impegnato ad affrontare con efficienza e competenza una lunga serie di emergenze, ci si deve occupare obtorto collo di gossip, di pettegolezzi, di calunnie che investono la sfera privata della vita del Presidente del Consiglio. Una sinistra rimasta orfana di qualsiasi ideale e priva di uno straccio di progetto politico e sociale rappresenta un gravissimo danno per il Paese perché la sua unica sfera di azione è la denigrazione fine a se stessa, unita al tentativo di svilire, negare, falsificare tutto quello che da parte del governo viene fatto per il bene dei cittadini e per il futuro stesso dell’Italia.
È avvilente verificare che questa sinistra sia rimasta, come ai tempi di Prodi, quella del “no”, quella dell’inconcludenza, quella della rissa cercata per nascondere la propria debolezza. È davvero preoccupante per l’avvenire del Paese constatare l’infinita deriva di una parte politica che di politico non ha più nulla, nemmeno certi valori che non condividevamo, ma che da avversari leali sapevamo di dover rispettare: ora, invece, ci troviamo di fronte un esercito di mercenari allo sbando, incattiviti e privi di scrupoli, rappresentanti del nulla.
C’è un’Italia che crea e una sinistra che distrugge, un’Italia fiduciosa, operosa e una sinistra menagrama e disfattista, un’Italia che guarda al futuro e una sinistra che guarda al passato, un’Italia civile e rispettosa e una sinistra che odia, che denigra e che insulta. C’è un’Italia e un governo che cercano faticosamente di ricostruire una compagnia di bandiera efficiente e al servizio dello sviluppo del Paese, e una sinistra che utilizza la televisione pubblica per fiaccarne le forze, un’Italia che affronta i mercati internazionali, come la Fiat di Marchionne e i tanti piccoli e medi imprenditori italiani, e una sinistra impegnata a svilire, screditare, lordare l’immagine del nostro Paese, dalla quale dipende anche il successo di delicate trattative in corso.
Questa è la considerazione che viene spontaneo fare nei giorni in cui, anziché dell’operato del governo, impegnato ad affrontare con efficienza e competenza una lunga serie di emergenze, ci si deve occupare obtorto collo di gossip, di pettegolezzi, di calunnie che investono la sfera privata della vita del Presidente del Consiglio. Una sinistra rimasta orfana di qualsiasi ideale e priva di uno straccio di progetto politico e sociale rappresenta un gravissimo danno per il Paese perché la sua unica sfera di azione è la denigrazione fine a se stessa, unita al tentativo di svilire, negare, falsificare tutto quello che da parte del governo viene fatto per il bene dei cittadini e per il futuro stesso dell’Italia.
È avvilente verificare che questa sinistra sia rimasta, come ai tempi di Prodi, quella del “no”, quella dell’inconcludenza, quella della rissa cercata per nascondere la propria debolezza. È davvero preoccupante per l’avvenire del Paese constatare l’infinita deriva di una parte politica che di politico non ha più nulla, nemmeno certi valori che non condividevamo, ma che da avversari leali sapevamo di dover rispettare: ora, invece, ci troviamo di fronte un esercito di mercenari allo sbando, incattiviti e privi di scrupoli, rappresentanti del nulla.
La sciagurata battuta di Franceschini sulle qualità genitoriali di Berlusconi ha mostrato agli italiani da che pulpito vengano le prediche virtuose e gli anatemi con cui la sinistra ha inteso dare alla campagna elettorale, ormai in dirittura d’arrivo, il senso d’una resa dei conti tra il Bene e il Male.
L’ipocrisia e l’arrogante pretesa della sinistra di fare la morale agli italiani, in nome di una virtù che non possiede, sono apparse in tutto il loro squallore attraverso le parole del leader Pd. Se ne è avvantaggiato il ritorno in campo del presidente del Consiglio per il rush che precede l’apertura dei seggi. Adesso è più chiara l’autentica posta in gioco nella competizione: si tratta di togliere dalla testa alla sinistra, con una netta sconfitta nella prova delle urne, l’eterna tentazione di ribaltare nei giochi di palazzo la volontà della maggioranza degli elettori. È da sessant’anni che questa gente incassa sconfitte elettorali a ripetizione e non ha ancora imparato l’etichetta democratica, che impone al perdente di chiedersi in che cosa ha sbagliato e sbarazzarsi degli errori che lo rendono indigesto a tanti, nonché inidoneo a governare una grande democrazia.
Il problema di Franceschini è che non vuole capire una cosa fondamentale che perfino Veltroni aveva compreso (e il suo partito non gliel’ha perdonato). Cioè che Berlusconi non è un incidente di percorso sulla via dei trionfi della sinistra, bensì l’espressione della sconfitta storica subita da questa sinistra, ex comunista ed ex democristiana, che si presumeva investita del diritto di esercitare l’egemonia culturale su una società nazionale che non voleva saperne. E, dall’alto della sua presunzione, titolata a distribuire patenti di cittadinanza e decreti di ostracismo.
Come quegli aristocratici francesi tornati dall’esilio senza avere nulla appreso e nulla dimenticato delle lezioni della storia, questa sinistra inemendabile non rinuncia all’idea di poter applicare a Berlusconi il medesimo trattamento liquidatorio usato a Craxi. Un mix di comunicazioni giudiziarie e complotti palatini, amplificati dall’orchestrazione giornalistica internazionale, a cura dei soliti padroni del vapore abituati a disporre, nella sinistra degli affari, dei più servizievoli manutengoli.
Affaristi e manutengoli dovrebbero ispirarsi alla sapienza contadina del loro amato presidente Mao, e chiedersi finalmente se valga la pena di sollevare un così pesante ammasso d’intrighi solo per lasciarselo cadere sui piedi. Perché una cosa è evidente: la sinistra conosce le vie traverse per aggirare la regola democratica, ma poi non sa servirsene. Tanti sforzi per liquidare con infamia l’arcinemico Craxi, con l’unico risultato concreto di trovarsi alle prese con Berlusconi. Un osso duro da demolire, come certificato da quindici anni di sforzi inani. Cos’altro manca perché Franceschini e i suoi disavventurati sponsor arrivino a comprendere che il loro problema non è cambiare Berlusconi, ma cambiare se stessi e la loro idea bacata della politica?
Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PDL Frascati
www.mariogori.it
IN RICORDO DI FRANCESCO

La politica del fare respinge la politica del gossip

Aveva iniziato giurando: “Tra moglie e marito non mettere il dito”. Sta concludendo una delle più squallide delle campagne elettorali mai condotte dalla sinistra occupandosi solo ed esclusivamente di gossip e finte rivelazioni, e adesso lancia “un sondaggio” che coinvolge personalmente i figli del premier.
La deriva di Dario Franceschini, il cattolico di sinistra che esordì alla guida del Partito democratico giurando sulla Costituzione e tenendo una mano sulla spalla del padre, non si ferma più. Né di fronte a pseudo rivelazioni che rovistano nella spazzatura, né di fronte alla vita familiare e agli affetti più cari dell’avversario.
I suoi compagni di partito lo seguono sempre più a stento e di malavoglia. Non lo dicono, certo. Naturalmente dipenderà dall’esito delle elezioni, dall’asticella alla quale verrà posto il risultato del Pd. Se l’emorragia dei voti si fermerà poco sopra o poco sotto il 26-27%, Franceschini tenterà di resistere. Altrimenti la resa dei conti scatterà subito. Ma chi deciderà la differenza tra una disfatta o un insuccesso? Il segretario stesso o le correnti? La realtà è che un anno fa i democratici erano sopra il 33%: ogni bilancio serio non può che partire da qui.
Perfino Repubblica, il giornale-partito che ha lanciato la prima campagna elettorale italiana basata interamente sul pettegolezzo, mostra oggi un filo di disagio. Del resto il direttore Ezio Mauro e l’editore Carlo De Benedetti vorrebbero a questo punto separare immagine e destini da quelli del segretario democratico. Non per principio, ma per calcolo. Affondare assieme a chi perde non piace a nessuno. Mauro ci ha provato in ogni modo due sere fa a Ballarò: lui avrebbe dovuto parlare di giornalismo (dal suo punto di vista, ovviamente), Franceschini di politica. Una divisione dei compiti posticcia, ma tant’è. Le rivelazioni sui trascorsi penali del testimone-chiave di Repubblica, questo nuovo “teste Omega” in salsa partenopea, hanno fatto saltare tutto. Franceschini ha perso letteralmente la testa mischiando, lui, gossip ed elezioni; la politica è passata in cavalleria. Il boomerang è arrivato pesantemente sulla testa di entrambi. Oggi il Corriere della Sera prende le distanze da questa campagna spazzatura. Attacca Franceschini. Scrive: “Il leader del Pd ha commesso un errore grossolano. Non è chiaro dove esattamente Franceschini abbia culturalmente attinto ad una visione così totalitaria della politica che si arroga il diritto di giudicare la correttezza di un modello pedagogico e familiare. Ma è chiaro, molto chiaro, che Franceschini deve fermarsi qui, non lasciar tracimare il rancore politico”. L’editoriale aggiunge però anche altro. Il senso è: dica Berlusconi una parola definitiva sul caso Noemi, e noi la prenderemo per buona.
Ma a questo punto davvero è di Berlusconi l’onere di chiarire una vicenda che gli avversari, e solo loro, hanno intorbidato e strumentalizzato in ogni maniera possibile, al di là di ogni decenza? Deciderà il premier. Sapendo però che la campagna contro di lui, ogni giorno che passa, si ritorce contro chi l’ha lanciata. Ma anche che questa campagna mira non solo alle Europee, ma a screditare l’Italia ed il suo governo a livello internazionale, in vista del G8 dell’Aquila, ed oltre.
Gli attacchi personali a Berlusconi durano esattamente da 15 anni, da quando è sceso in politica rompendo le uova nel paniere alla sinistra ed ai giornali a lei alleati. Le coincidenze con quanto accade oggi sono impressionanti: dall’avviso di garanzia a mezzo Corriere della Sera del ’94 (anche allora c’era di messo un summit internazionale, quello delle Nazioni Unite sulla criminalità), fino appunto al famoso “teste Omega” le cui presunte rivelazioni vennero rese pubbliche dall’Espresso e da Repubblica nel 1996, alla vigilia delle elezioni di quell’anno.
Da entrambe le vicende Berlusconi è uscito assolto con la formula più ampia nei vari gradi di giudizio. I testi, a cominciare da Stefania Ariosto, sono stati giudicati inattendibili dalla stessa magistratura. Ma quanto tutto ciò è costato alla politica italiana e allo stesso Paese? Già in quegli anni l’Economist attaccava in copertina Berlusconi, con gli stessi argomenti che usa oggi il Financial Times. È un gioco al rimbalzo che parte dall’Italia e che, caso unico al mondo, fa esultare l’opposizione, preoccupata dei propri interessi e non di quelli del Paese.
Chi di sinistra non è, e si preoccupa invece di una certa stampa straniera, dovrebbe forse ricordare di come i giornali americani, inglesi e francesi abbiano trattato Clinton, Sarkozy, Mitterrand, il principe Carlo d’Inghilterra ed il cancelliere Schroeder. La differenza è che lì, dopo le elezioni, la campagna-spazzatura si ferma. Da noi no, alimentata da un’opposizione che non ha altro a cui appellarsi.
Ecco perché è legittimo chiedersi se proprio Berlusconi, cioè la vittima e il bersaglio di questo modo distorto e barbaro di fare politica, che giunge al punto di coinvolgere i figli, debba prestarsi lui stesso al gioco dei suoi nemici. Come abbiamo detto, deciderà lui. Sapendo però che finora gli italiani lo hanno giudicato, e bene, sull’azione di governo; e su questa intendono continuare a giudicarlo. Esattamente come hanno fatto i leader mondiali, da Bush ad Obama, da Putin a Sarkozy. Esemplare il commento del presidente francese: “Berlusconi è attaccato dalla stampa ma vince le elezioni e ha un consenso altissimo. Questo è ciò che conta, per lui e per noi”. Giudizi, in Italia e nel mondo, certamente più maturi e importanti rispetto alla bassezza dei vari Franceschini e alle campagne grossolane e interessate di Repubblica (non ci vuole molto); ed anche rispetto una certa paludata stampa anglosassone che spesso, e a sproposito, viene citata come esempio e maestra. E che ancora più spesso – basta pensare alle previsioni e alle analisi sballate sulla crisi finanziaria – non ci prende e sbaglia clamorosamente, per pigrizia, disattenzione o colpa.
Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PdL Frascati
www.mariogori.it
venerdì 29 maggio 2009
POSA PORTA UN ALTRO FRASCATANO IN PROVINCIA...:-)

Revisori: confermato il tuscolano Spalletta, è polemica sui criteri
I consiglieri provinciali eleggono la nuova terna di professionisti che vigilerà sulla regolarità degli atti contabili di Palazzo Valentini, ma il PDL contesta
ROMA - Si è tenuta questa mattina, presso l'aula consiliare di Palazzo Valentini, alla presenza del presidente Nicola Zingaretti, la votazione a scrutinio segreto da parte dei consiglieri provinciali per la nomina dei tre membri del collegio dei revisori dei conti della Provincia di Roma per il triennio 2009-2012.
La presidenza, con 23 voti, è andata ad Antonio Lombardi, confermato nell'incarico, mentre sono stati nominati componenti Claudio Spalletta (confermato) e Ulderico Granata (nuovo) rispettivamente con 22 e 12 voti.
Claudio Spalletta, frascatano doc, è titolare di uno studio commerciale nella città tuscolana ed è molto conosciuto in città per l'impegno della sua famiglia in politica e nel sociale, ma anche perché attualmente riveste il ruolo di presidente della società sportiva Frascati Minirugby (dopo un eccellente passato da giocatore).
«E' necessario avviare, a oltre dieci anni dalla costituzione dei Collegi negli Enti Locali - scrive la Provincia di Roma nel suo sito - una fase di prestazioni più alte. Significa, per i Revisori Pubblici, intraprendere il percorso di una maggiore collaborazione e sinergia, all’interno della categoria e con le altre figure professionali esperte, in direzione dello scambio di esperienze e della costituzione di spazi dedicati al confronto, all’aggiornamento e all’elaborazione delle informazioni».
«Da ricordare - dice invece il comunicato stampa diffuso oggi - che tutti i componenti sono scelti: uno tra gli iscritti al Registro dei Revisori Contabili, che svolge le funzioni di presidente del collegio, uno tra gli iscritti nell'albo dei Dottori Commercialisti, infine, uno tra gli iscritti nell'Albo dei Ragionieri».
«Voglio rivolgere al presidente e ai due componenti - dichiara Giuseppina Maturani, presidente del Consiglio provinciale di Roma - gli auguri di buon lavoro. Saranno loro, nel prossimo triennio, a vigilare sulla regolarità tecnica e contabile della gestione dell'Ente, esprimendo pareri su Bilanci e manovre finanziarie e collaborando con il Consiglio per una efficace azione di controllo e di indirizzo».
Sulla vicenda, stante però il clima pre-elettorale, si è aperta una polemica: «Questa mattina - ha dichiarato all'Adn Kronos Marco Scotto Lavina, consigliere del PDL in Provincia - il Consiglio ha nominato il collegio dei Revisori dei Conti senza approfondimento sui curricula degli oltre trenta candidati.
I consiglieri - ha aggiunto - al momento del loro ingresso in aula, non erano a conoscenza della lista dei candidati, né tanto meno delle esperienze e dei percorsi professionali di questi, per cui l'unico criterio di scelta è stato quello della segnalazione politica. Ho chiesto, senza essere ascoltato, al presidente dell'aula e al presidente Zingaretti, di ritirare la delibera e far svolgere dalla competente commissione Bilancio un serio lavoro propedeutico di approfondimento su curricula e sui percorsi professionali dei candidati, alcuni dei quali esperti solo di sopravvivenza nel sottobosco politico».
Articolo tratto da: www.iltuscolo.it - giovedì 28 maggio 2009
giovedì 28 maggio 2009
COMUNICATO UFFICIALE PDL GIOVANI

mercoledì 27 maggio 2009
COMUNICATO STAMPA

Roma 26 MAG. 2009 – “ Non si può che esprimere apprezzamento per l’odierna operazione della Polizia di Stato ai Castelli Romani, quindi anche a Frascati e al Dr. Antonio De Pascale, coordinata dalla Questura di Roma, che ha portato all’arresto di spacciatori ed il ritiro di patenti per guidatori in stato di ebbrezza. Un importante segnale di legalità in una zona che, per lo più ai Castelli Romani, sta assumendo connotati molto complessi sul versante della sicurezza e del degrado sociale, per troppi anni dimenticati dalle giunte di centrosinistra di Frascati. Vista la situazione, al centro del nostro programma elettorale vi è proprio la questione sicurezza sociale che, con il candidato sindaco e colonnello dei Carabinieri, Vincenzo Conte, intendiamo affrontare in modo costante e programmato”.
Lo dichiarano il Consigliere Comunale di Roma del PdL, Ludovico Todini ed il Presidente del Gruppo consiliare PdL Frascati e Candidato per il consiglio comunale, Mario Gori.
Dott.ssa Ornella Quondamcarlo
Resp.Ufficio Stampa PdL Frascati
martedì 26 maggio 2009
I NOSTRI FATTI CONTRO I LORO VELENI

La lotta politica ridotta al pettegolezzo, la vita privata del premier guardata dal buco della serratura o, peggio, quella sensazione di “pruderie” che contagia tutti i leader della sinistra, ha qualcosa di allarmante e insieme patologico.
Allarmante che uomini come D’Alema o Enrico Letta vogliano irrompere in vicende del tutto insignificanti e private di un leader pubblico in spregio a qualunque rispetto della misura e dell’equilibrio. Allarmante che una vicenda da rotocalco rosa sia trasformata e cavalcata da La Repubblica come la mannaia per decapitare il governo e la maggioranza liberamente scelti dagli italiani. Il giornale-partito, ed ecco la patologia, che diventa la guida e il faro della opposizione italiana nel tentativo evidente e insieme disperato di darle finalmente una linea riconoscibile e un obiettivo ambizioso: abbattere il capo del governo con una regia da golpe mediatico!
La tecnica prevede il tentativo di isolare il premier costringendo ad una posizione difensiva e trasformando la vicenda in uno scandalo con un copione scritto da una mano sola: quella naturalmente degli irriducibili avversari politici. Si finge insomma una ricerca di verità per allargare la possibilità che il gossip si trasformi in calunnia e il venticello malvagio della maldicenza e del dubbio più osceno spiri così forte da provocare uno tsunami che travolga il Palazzo.
A questa tecnica ben nota, sulla scia di precedenti storici di tutt’altro segno ma con l’identica paternità editoriale come il caso tra la giornalista Cederna e il presidente della Repubblica Leone (la più grossa menzogna della storia dei media italiani), occorre reagire con un contrattacco ragionato. E che tenga fuori dichiarazioni o interventi del presidente del Consiglio.
È singolare che mentre si consumava di un attacco così improprio al premier e dunque al cuore del governo, troppi illustri esponenti della maggioranza siano stati prudenti sino al silenzio. Così come è singolare che di fronte ad ipotesi, pur fantasiose, che hanno parlato di un tentativo di destabilizzazione proveniente addirittura dall’estero, non siano insorti tutti gli abituali difensori dell’autonomia della nostra democrazia.
Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PdL Frascati
www.mariogori.it
lunedì 25 maggio 2009
Alina Castro: "Non dimenticatelo, mio padre è un assassino".
Star Wars VS Space Balls