sabato 28 marzo 2009

Il Partito degli italiani


Folla in tripudio per la seconda giornata dell'assemblea costituente del Popolo delle Libertà. La nostra delegazione dei giovani di Frascati era presente.

Gli già ottimi auspici della vigilia sono stati addirittura superati! Il partito degli italiani sta nascendo nel migliore dei modi!
Perchè il rinnovamento siamo noi!

Simone Carboni
Portavoce coordinamento Giovani PdL di Frascati

La questione etica in Consiglio comunale

Quale opportunità è andata persa in occasione dell'ultima seduta del Consiglio comunale!
Argomento in discussione: la questione etica in politica.
La maggioranza presenta un odg del tutto condivisibile: addirittura molte proposte in esso contenute sono già presenti in progetti di legge del PdL all’esame del Parlamento.
Tutto fila liscio fino a quando il collega Gori non chiede notizie di un emendamento (di seguito riprodotto) all’odg che notizie di stampa mai smentite attribuiscono al consigliere dei DS, Massimo Ciani, peraltro assente alla riunione.
"si chiede di aggiungere al documento originario l'impegno delle forze politiche, (partiti, movimenti e gruppi politici) a non candidare alle prossime elezioni amministrative soggetti che :
- abbiano avuto in assegnazione alloggi di edilizia pubblica, assistiti da contributi regionali a fondo perduto, in quanto soci, all'origine o successivamente per subentro, di cooperative che non abbiano partecipato a bandi pubblici
- abbiano ricevuto incarichi professionali " a chiamata diretta"
- siano o siano stati soci di società che hanno ricevuto appalti di opere o servizi " a chiamata diretta"
- abbiano stipulato contratti di lavoro o consulenza durante l'espletamento di cariche elettive".
E qui comincia la sceneggiata!
Il presidente del Consiglio e la segreteria generale del Comune assicurano che l’emendamento non è mai stato presentato al protocollo.
Si ipotizza, perciò, che addirittura non esista o che sia stato un’invenzione giornalistica.
Peccato, però, che la notizia circolasse da tempo sulla stampa locale e che nessuno si sia mai preoccupato di smentire una tale voce anche dopo che altri ex consiglieri comunali hanno preso posizione sull’argomento, dichiarandosi del tutto d'accordo.
E chi avrebbe potuto dire una parola definitiva sull’argomento era assente (il consigliere Ciani) e, quando è giunto in aula, si è ben guardato dal prendere la parola per dire la sua.
E anche i colleghi del consigliere Ciani, a lui politicamente vicini, hanno tenuto uno “sdegnoso” silenzio sull’argomento.
La dura reazione del sindaco è stata inopportunamente rivolta alla minoranza (?), colpevole di aver fatto proprio per provocazione l’emendamento.
Certo è che la maggioranza non ha fatto proprio una bella figura e, ancora di più, non l’ha fatto il collega Ciani che avrebbe potuto tranquillamente disconoscere la paternità dell’emendamento o, più semplicemente, avrebbe potuto dichiarare di aver cambiato idea.
Nella stessa discussione è caduto nel vuoto anche l’appello del consigliere Iodice di dare un concreto segno di apertura verso una reale trasparenza dichiarando pubblicamente i propri redditi in concomitanza con la prossima dichiarazione dei redditi.
Si proclamano principi di trasparenza e apertura e, alla resa dei conti, nessuno ha voluto dare seguito a quanto già deciso dal Consiglio comunale in materia di Anagrafe patrimoniale dei consiglieri comunali.
A futura memoria per i redditi 2007, solo il consigliere Iodice ha prodotto l’autocertificazione dei propri redditi.

Amministrative 2009: ADOTTIamo un assessore Posa


Vengo oggi a conoscenza che anche la Signora Annamaria Pacifici ha stretto un accordo con Alessandro Adotti. Non mi stupisco di ciò, era nell'aria.
Con la Pacifici le fila degli ex assessori di Posa presenti nella coalizione Adotti sale a 3 (Buccione Angelantoni, Pacifici). Scusate 4 perchè lo stesso Adotti fu un assessore con Posa.
Dobbiamo a questo punto dire che la compagine di Adotti sta assumendo una colorazione rossastra, o quantomeno rosa, nell'arco cromatico delle coalizioni che si presenteranno alle prossime amministrative.
Inoltre vorrei sottolineare che a Frascati serve una svolta radicale. Con tutta franchezza mi sembra difficile possa arrivare da chi ci ha amministrato fino a ieri. L'unica consolazione sarebbe che, in caso di vittoria, non potrebbero imputare eventuali dissesti comunali alle precedenti amministrazioni. Il motivo è semplice: c'erano sempre loro!


Simone Carboni
Portavoce coordinamento "Giovani PdL di Frascati"

venerdì 27 marzo 2009

BERLUSCONI: E' nato il Popolo della Libertà



Una delegazione "Ufficiale" del Pdl di Frascati,formata da Vincenzo Conte-Mario Gori-Igino Mancini-Simone Carboni-Marco Boldrini,ha preso parte allo storico evento

Ti proponiamo il discorso di apertura del Presidente Silvio Berlusconi al Congresso del Popolo della Libertà alla Fiera di Roma il 27 marzo 2009

Amiche carissime, cari amici,
la sera del 2 dicembre 2006, in piazza San Giovanni a Roma, di fronte ai due milioni di italiani che per la prima volta, contro il governo delle sinistre e delle tasse, sventolavano insieme le bandiere di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e degli altri partiti moderati che, come noi, si riconoscono nei principi e nei valori della libertà mi vennero spontanee queste parole “Chi crede nella libertà non è mai solo”.
Le stesse parole le ripeto oggi qui per celebrare con voi l’avverarsi di un grande sogno: la nascita ufficiale del “Popolo della Libertà”, un movimento che in realtà è già nato, è già cresciuto, è già forte, è già vincente.
Il Popolo della libertà già esiste perché è nato nella mente e nel cuore di milioni di italiani, che lo hanno voluto e costruito nelle piazze, nelle strade, nei gazebo, e poi l’hanno votato, superando di slancio le divisioni partitiche del passato. E’ un partito forte, il più grande per numero di consensi. E’ un partito vincente, che si è già affermato in modo splendido nelle urne il 13-14 aprile 2008, e poi al Comune di Roma, poi nel Friuli Venezia Giulia, poi in Sicilia, poi in Abruzzo e poi in Sardegna.
Oggi i sondaggi ci danno al 43 per cento. Puntiamo al 51 per cento. Sappiamo come arrivarci, sono sicuro che ci arriveremo.
Siamo moltissimi a credere negli stessi ideali: non solo qui, ma in ogni Comune d’Italia, in ogni casa, nei luoghi dove si studia, dove si lavora, dove si produce, al Nord, al Centro, al Sud, nelle nostre Isole.
Siamo un popolo operoso di donne e di uomini di tutte le età, giovani e meno giovani, che sanno essere tenaci e pazienti, che sanno essere umili e fieri, che credono nel futuro.
Siamo una forza positiva, un’energia costruttiva al servizio del Paese. Siamo il partito degli italiani, siamo il partito degli italiani di buon senso e di buona volontà, siamo il partito degli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi.
Abbiamo già costruito qualcosa che prima non c’era, stiamo rendendo possibili in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza.
E’ stato grazie a noi che la sovranità è stata restituita nelle mani del popolo, rompendo definitivamente lo schema per il quale prima si prendevano i voti e poi si diceva con chi e per che cosa si intendeva governare.
Gli italiani lo hanno capito e hanno dimostrato di condividere il metodo democratico del bipolarismo e, in prospettiva, del bipartitismo come base del confronto politico e della governabilità, senza la quale è impossibile avviare e condurre a termine una vera stagione di riforme e di ammodernamento dell’Italia.


I danni causati dalla mancanza di stabilità e di governabilità li conoscete.
Dal 1948 ad oggi, la Repubblica italiana ha visto succedersi ben 57 governi diversi, circa uno all’anno, che invece di ammodernare l’Italia hanno prodotto il terzo debito pubblico al mondo, senza che la nostra sia la terza economia del mondo. Nei Paesi trainanti dell’Europa la stabilità dell’esecutivo è stata un dato costante. Per questo in quei Paesi c’è un debito pubblico che, in percentuale, è la metà del nostro.
Le ultime elezioni politiche sono state, finalmente, un passo importante verso la stabilità e la governabilità, verso la modernità politica. Grazie a una legge elettorale voluta da noi e ingiustamente denigrata dalla sinistra, il 70 per cento degli italiani ha votato per due soli partiti, il Partito della Libertà e il Partito Democratico.
E’ un risultato di cui, gli italiani e noi, portiamo il merito insieme.
Dove non è riuscito il Palazzo, è riuscito il popolo. Dopo tante proposte di riforme istituzionali nel passato e dopo altrettanti fallimenti, per la prima volta si è attuata una riforma grazie all’intervento diretto del popolo, con le sue scelte di voto. E’ stato, è un capolavoro politico degli italiani e nostro, di cui dobbiamo andare orgogliosi.

Abbiamo deciso di chiamarci Popolo della Libertà. Lo abbiamo deciso – voglio ricordarlo a tutti – dopo aver chiesto alla nostra gente, ai nostri simpatizzanti, agli elettori che già in passato ci avevano dato la loro fiducia, ma soprattutto ai giovani, alle donne, agli uomini, alle persone di ogni età che si avvicinavano a noi per la prima volta con la speranza nella mente e nel cuore. Abbiamo chiesto a loro di indicarci se volessero essere un “popolo” oppure un “partito”, se volessero chiamarsi Popolo della Libertà o Partito della Libertà. Fu quella, del 17 e 18 novembre 2007, una consultazione che vide affluire e registrarsi spontaneamente ai nostri gazebo milioni di italiani. Un popolo autentico, genuino, estraneo ai riti del Palazzo, perché non c’erano candidati prefabbricati da approvare e apparati e nomenklature da confermare, nulla insomma di paragonabile ai rituali a cui abbiamo assistito nelle varie primarie della sinistra. C’era esclusivamente una libera scelta da compiere. E la scelta ci ha dato a grandissima maggioranza questa precisa indicazione: dovevamo essere un “popolo”, prima ancora che un “partito”: il Popolo della Libertà.

Vi chiedo di riflettere sul significato di quel referendum. Popolo e libertà definiscono compiutamente la nostra identità. Dicono chi siamo. Perché popolo e perché libertà? La nostra Costituzione, all’articolo 1, stabilisce: “La sovranità appartiene al popolo”. La carta fondativa del nostro Stato fin dalla prima riga si richiama al popolo. Lo ricordo a noi stessi, ma anche a quanti, dall’altra parte, si nascondono ogni volta dietro una strumentale difesa della Costituzione, quasi fosse una loro esclusiva proprietà. Salvo poi cambiarla in peggio o dimenticarsi di attuarla e di praticarla nelle loro scelte. Noi invece l’abbiamo fatto, e oggi lo rivendichiamo con orgoglio.
Ma il riferimento al popolo, termine così abusato dalla sinistra, ci riporta invece nel solco più ortodosso, più puro delle democrazie occidentali.

Nel 1787 Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, George Washington e gli altri padri fondatori degli Stati Uniti d’America vollero iniziare con queste parole la loro Costituzione, che era al tempo stesso una dichiarazione d’indipendenza e di libertà: “Noi, il popolo degli Stati Uniti”.
Anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata in Francia nel 1789 pose al suo centro il popolo attraverso quattro principi: la libertà della persona, il diritto “inviolabile e sacro” alla proprietà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione.
In Italia, negli anni tumultuosi del primo dopoguerra, don Luigi Sturzo fondò il Partito che chiamò Partito popolare. Ancora una volta al “popolo” veniva demandato di superare gli steccati ideologici e di classe.
Quanta lungimiranza vediamo ora in quella scelta, che fu ripresa nel dopoguerra da Alcide De Gasperi e che si è poi trasfusa intatta nel Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, la naturale famiglia del Popolo della Libertà.
Popolo dunque ma anche “Libertà”.
Questa parola, questo concetto ci appare così normale, quasi scontato, ma è invece il bene più prezioso che abbiamo.
La libertà, ce lo insegna la storia, non ci è mai data per sempre: essa va difesa ogni giorno, così come molti uomini eroici l’hanno difesa e per lei si sono sacrificati ed hanno perso la vita sui campi di battaglia, nelle rivoluzioni, nei gulag e nei lager.
Anche nel tempo della pace, la libertà va custodita come una religione. La nostra religione laica.
La libertà è come l’aria: soltanto quando manca comprendiamo veramente quanto sia indispensabile.
E’ come la salute: a cui non pensiamo quando stiamo bene, quando ci sentiamo forti e sani. Ci si accorge della libertà soltanto quando comincia a mancare.

La libertà è come la pace, soltanto quando c’è la guerra o solo quando c’è il pericolo di una guerra invochiamo la pace.
La libertà, in un Paese moderno e democratico, definisce soprattutto il rapporto tra l’individuo e lo Stato.
E qui siamo al cuore della nostra identità, al cuore della diversità tra noi e la sinistra.
Per loro ancora oggi lo Stato è qualcosa di superiore ai cittadini: è lo Stato autoritario, centralista, dirigista.
E’ lo Stato padrone di ogni uomo, il suo precettore, il suo pedagogo.
E’ lo Stato padrone della vita dei cittadini.
I cittadini devono essere al servizio dello Stato, perché per la sinistra lo Stato è quasi un moloch, una divinità. Ma attenzione: ha solo le sembianze di una divinità, perché in realtà è potere, è l’esercizio del potere e dell’oligarchia.
Lo Stato per loro è la fonte dei nostri diritti, per loro lo Stato ci concede graziosamente i nostri diritti e quindi, quando ritiene sia suo interesse – cioè l’interesse di chi è al potere -, questi diritti può limitarli e anche calpestarli.
Hanno aggiornato il loro vocabolario ma non la loro concezione del potere: una concezione pericolosa, una concezione che ci allontana dalla libertà, dalla civiltà, ci allontana dalla democrazia, ci allontana dal benessere.

A questa concezione della sinistra noi contrapponiamo la nostra filosofia della libertà, la nostra “religione” della libertà.
Di comune accordo, tutti i movimenti che confluiscono nel Popolo della Libertà hanno scelto come “Carta dei valori” il Manifesto del Partito del Popolo Europeo che anche noi abbiamo contribuito a definire.
I principi di questa Carta dei valori, i principi in cui noi crediamo non sono principi astrusi, non sono ideologie complicate; sono i valori fondanti e fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali. Li ho enumerati, parlando a braccio nel mio primo intervento nella trincea della politica, quindici anni fa e sono vivi e vivificanti oggi come allora.
Noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: nella libertà di pensiero e di opinione, nella libertà di espressione, nella libertà di culto, di tutti i culti, nella libertà di associazione. Crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, che deve essere regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.
Ma la libertà non è una gentile concessione dello Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, dà fondamento allo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario.
Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato. Crediamo che lo Stato debba essere il servitore del cittadino e non il cittadino sottomesso allo Stato.
Per questo crediamo nella centralità dell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare sè stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.
Per questo crediamo nella famiglia, che è il nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell’impresa, a cui è demandato il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.
Noi crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nel valore irrinunciabile della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, nei valori irrinunciabili della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari.

E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.
Vogliamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la passione e l’amore per la propria famiglia, per il proprio lavoro, per la propria Patria.
Popolo e Libertà. Dunque, il Popolo della Libertà.
Ecco perché non è retorico affermare che oggi noi siamo il movimento, l’unico movimento, che realizza il sogno di un popolo, le speranze di un popolo, le attese di un popolo, l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo.
Questo nostro partito, questo nostro movimento deve essere dunque anzitutto garanzia e baluardo di libertà.
Solo tenendo fede a questo solenne impegno, a questo giuramento, potremo chiedere e ottenere il consenso di un numero sempre maggiore di italiani per essere una maggioranza sempre più vasta in grado di riformare il nostro Paese.

In questo senso consentitemi di rivendicare un altro motivo di orgoglio.
La nascita del Popolo della Libertà colma quella che molti studiosi hanno individuato come una lacuna nel percorso storico dell’Italia. L’Italia, si è spesso detto, non ha mai avuto - a differenza della Francia, degli Stati Uniti, dell’Inghilterra - una vera e autentica rivoluzione liberale. E questo, si è aggiunto, è stato tra le cause “prima” dell’affermarsi di pulsioni totalitarie a sinistra come a destra, “poi” del cattivo rapporto tra cittadino e Stato. Una democrazia in qualche maniera incompiuta.
Oggi noi abbiamo l’ambizione di colmare questo vuoto.
Di rispondere a quella domanda rimasta inevasa per lunghi decenni.
Di realizzare la nostra rivoluzione liberale, borghese e popolare, moderata e interclassista.
E di farlo con una forza che non ha precedenti nella nostra storia politica.
Dio sa quanto il Paese ne abbia bisogno.

Il percorso verso questo nostro Popolo della Libertà è stato fin dall’inizio definito in un clima di grande concordia. Direi di più: in un clima di armonia, espressione che a tutti noi ricorda Pinuccio Tatarella, uno dei primi a condividere l’aspirazione ad un grande partito unitario dei moderati, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra.
Di più. Questa vocazione maggioritaria era già presente nel momento in cui invitai a votare alle elezioni di Roma del ’93 per Gianfranco Fini e non per Rutelli, ed i dirigenti del Movimento Sociale Italiano ebbero il merito di capire la portata di quella intuizione.
Intuizione che trovò attuazione pratica in tre passaggi fondamentali: il 26 gennaio 1994, giorno in cui nacque Forza Italia;
sempre in quel gennaio ’94, quando i dirigenti del Movimento Sociale Italiano iniziarono a discutere di Alleanza Nazionale; e poi con il congresso di Fiuggi del 27 gennaio 1995, quando Fini diede vita ad Allenaza Nazionale.
Giustamente quella di Fiuggi è passata alla storia come una svolta: si trattò infatti dell’autentica rifondazione della destra. Che seppe allora chiudere coraggiosamente con un passato che la destinava ad essere minoranza, e si aprì ad un futuro di moderna forza di governo pienamente legittimata sulla scena italiana ed europea.
Gli osservatori più banali coniarono il termine di “sdoganamento” della destra. Una visione davvero riduttiva, un termine inaccettabile perché – come ha già detto anche Gianfranco - non si applica alle idee, soprattutto alle idee giuste, che sanno imporsi da sole.
Per questo desidero rivolgere a Gianfranco un ringraziamento e un saluto affettuoso perché anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia.
Grazie Gianfranco, grazie ancora da tutti noi.

Le nostre idee erano e sono vincenti. Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno infatti sempre avuto la naturale disposizione a rappresentare non una parte, ma l’interesse generale del Paese. Fu così che nella confusione di quegli anni noi sapemmo offrire una risposta nazionale a un’emergenza democratica. Una storia iniziata col Polo delle Libertà e il Polo del Buongoverno, consolidata dalla “Traversata del deserto”, proseguita con la Casa delle Libertà, e che oggi trova qui il suo approdo naturale e definitivo.
E’ per me doveroso ringraziare tutti i partiti, i movimenti e le personalità che, insieme a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, hanno contribuito alla nascita del Popolo della Libertà, con un voto solenne di autoscioglimento prima e di adesione poi:
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini.
Ringrazio anche Benedetto della Vedova che è confluito da tempo nel Popolo della Libertà con i suoi Riformatori Liberali.

Ringrazio Stefania Craxi, figlia e degna erede politica di un mio carissimo amico, Bettino Craxi, che ebbe, tra gli altri, un grande merito: fu il primo presidente del Consiglio a rivolgersi nel Parlamento ai banchi della destra garantendo che il partito della destra sarebbe stato trattato alla pari di tutti gli altri partiti democratici superando così l’idea che la vera Costituzione italiana fosse l’accordo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Fu così che egli decretò nei fatti la fine del cosiddetto “arco costituzionale”.
In quel 1994, con la Casa delle Libertà i concetti di popolo e di nazione che definivano il termine Italia erano il solo criterio che ponemmo alla base di un movimento rivolto agli italiani che non si riconoscevano nell’egemonia della sinistra postcomunista dopo la fine dei partiti storici della democrazia italiana. Solo con concetti così universali come “Italia”, “popolo” e “nazione” ci fu possibile rivolgerci allora, sia alla Lega Nord sia al Movimento Sociale, così diversi nelle loro origini.
Ci trovammo a svolgere il ruolo di argine a un possibile elemento di conflitto civile determinato dall’incedere della protesta del Settentrione. L’adesione al Trattato di Maastricht e la prospettiva dell’euro avevano profondamente cambiato l’economia italiana. Il Nord produttivo entrò in rotta di collisione col sistema dei partiti e della spesa pubblica, e questo condusse a una protesta profonda e diffusa, che dal popolo delle partite Iva si allargò al mondo industriale e alle classi dirigenti. Umberto Bossi seppe comprendere per primo e per primo dare una risposta politica al malessere del Nord.
Era assolutamente necessario ritrovare il sentimento di “Italia come Patria” anche nel Nord, per poter dare ai problemi posti dalla Lega una risposta che evitasse ogni tentazione separatista. Offrimmo allora a Bossi una via che tenesse conto e accogliesse il sentimento del Nord ed evitasse i danni di un confronto senza mediazione politica tra la Lega e lo Stato.
Come su un altro terreno Gianfranco Fini, anche Bossi si rivelò un vero leader, un leader coraggioso e lungimirante. Ed anche a lui inviamo un caldo abbraccio ed un grande applauso.
Sono stati quindici anni nei quali, come ho detto, abbiamo conosciuto stagioni di governo e di opposizione; ma in tutto questo tempo - lo dico con orgoglio - il centrodestra è sempre stato maggioranza nel Paese. Un’avventura entusiasmante e – possiamo ben dirlo – vittoriosa.

Guardiamo le cose nel loro giusto orizzonte. La sinistra, uscita quasi indenne dalla tempesta politico-giudiziaria del ’92-’93, e risparmiata in modo “chirurgico” dalle inchieste della magistratura militante, è entrata in quel periodo da trionfatrice tra le macerie della Prima Repubblica, come l’Armata Rossa entrò tra i palazzi diroccati di Varsavia e di Berlino, dopo avere opportunisticamente atteso alle frontiere.
Nel ‘94 il Pci si era da poco trasformato in Pds, mantenendo intatti del Partito comunista, la struttura, l’intero gruppo dirigente, il centralismo democratico, ed anche la falce e il martello. Ma soprattutto non rinnegando nulla di quelle idee condannate per sempre dalla storia – eppure il muro di Berlino era stato abbattuto nell’89 – e ritenendo che per reinventarsi bastasse semplicemente sostituire una parola: “democratici” al posto di “comunisti”. Un inganno che si è ripetuto e si ripeterà spesso.
Unica novità, il venir meno dei finanziamenti illeciti dall’Unione sovietica ormai scomparsa. La sinistra era convinta di “dover” andare al governo, di avere il diritto di governare.
Ma la “gioiosa macchina da guerra”, guidata nel 1994 da Achille Occhetto contro il sottoscritto, fallì l’impresa. Da allora, in questi quindici anni, con varie trasformazioni, con varie geometrie, con vari camuffamenti, la sinistra non è mai mutata.
Non una sinistra, dunque, che guardava al centro e aspirava a conquistare il consenso dei moderati; ma una sinistra che mirava a riunire tutte le sinistre possibili, e ad imporre i suoi modelli egemonici a chi, fino a poco prima, era stato laico, democratico, socialista o democristiano.
Il tutto sotto l’occhio benevolo e complice della assoluta maggioranza della stampa e delle proprietà azionarie sovrastanti; dei circoli intellettuali; dei cosiddetti salotti buoni, comprese le loro ramificazioni all’estero. E naturalmente con la complicità di una certa magistratura.
“Repetita iuvant”, si dice da sempre. Per descrivere la sinistra, non trovo parole più chiare ed efficaci di quelle che pronunciai il giorno della mia discesa in campo.
Dissi: “Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare. Guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo siamo stati costretti a contrapporci a loro”.
Non dimentichiamoci mai che nel nostro Paese ci sono stati milioni di “adoratori” di tiranni sanguinari come Stalin, come Mao, come Pol-Pot.

Le forze riformiste sono sempre state schierate nella coalizione di centrodestra, mentre i cultori dell’immobilismo e della conservazione sono sempre stati a sinistra.
Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo, dai socialdemocratici tedeschi al New Labour inglese fino ai socialisti spagnoli, quel passo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio e la forza di farlo. Voglio dire: il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani.
In Italia gli unici a sopravvivere ai fallimenti ed al crollo delle ideologie sono stati gli sconfitti della storia. Di conseguenza, non esiste e non è mai esistita, discontinuità di strategie e di personale politico tra la classe dirigente che era stata erede di Palmiro Togliatti e quella di oggi.
Mentre noi andavamo avanti, loro andavano indietro. La destra italiana si è rinnovata, loro hanno fatto soltanto finta di farlo.
Così dopo la “gioiosa macchina da guerra” è venuto il ribaltone, e poi l’Ulivo, e quindi l’Unione, dopo ancora il Partito Democratico, ed oggi si assiste nuovamente ad un ritorno al passato, al tentativo di recuperare tutte le sinistre, al recupero del sindacato più conservatore e di tutti gli antagonismi. Un carosello di trasformismi e di autentici trasformisti.
Ad ogni invenzione botanica, prima la Quercia, poi l’Ulivo poi la Margherita, i consensi della sinistra sono andati via via riducendosi, e ancora di più si è ridotta la loro credibilità nel Paese.
Le loro alleanze si sono sempre rivelate conservative e difensive.
I loro governi hanno offerto agli italiani uno spettacolo continuativo di risse, di tradimenti, di psicodrammi parlamentari.
Mentre noi eravamo impegnati nel fare, loro monopolizzavano i talk show. E li monopolizzano tutt’ora.
Mentre noi portiamo a termine le legislature, loro sono riusciti ad avvicendare in cinque anni quattro governi e tre presidenti del Consiglio. E stendiamo un velo pietoso sull’ultima esperienza governativa. E’ vero che sono stati persi due anni, ma almeno tutti hanno potuto constatare come la sinistra sia incapace di governare.
Poi, improvvisamente e quasi miracolosamente, nel giugno del 2007 Walter Veltroni annunciò di voler cambiare.
Si è trattato dell’ultima finzione o perlomeno dell’ultimo improbabile azzardo.
Dobbiamo ammetterlo: quel suo programma del Lingotto non ci aveva lasciato indifferenti. La promessa di dar vita ad un partito democratico e riformista, che rompesse con gli estremismi ed avesse realmente la famosa “vocazione maggioritaria”, per una volta ci era sembrata sincera. L’approdo, anche da sinistra, ad un bipartitismo che consolidasse il bipolarismo, ci era sembrata un’occasione da non lasciar cadere. L’idea di dar vita ad una campagna elettorale civile, senza più la demonizzazione dell’avversario, e, dopo la loro prevedibile sconfitta, ad una opposizione riformatrice e costruttiva, noi l’avevamo presa per buona. E lo dicemmo chiaramente in Parlamento all’atto della costituzione del nostro governo.

Ma è bastato un attimo perché anche quel bluff si disvelasse. Perché il Partito democratico – che democratico ancora non è – trasformasse da tattica in strategica la sua alleanza con l’estremismo giudiziario da una parte, e con l’estremismo ed il conservatorismo sindacale dall’altra. Perché insomma si ritornasse al passato e agli antichi rituali.
Ed oggi a che cosa assistiamo? Il segretario sconfitto se ne va, ed il suo vice – che fino al giorno prima ne aveva condiviso ogni scelta – subito ne rinnega la linea in un disperato quanto inutile tentativo di salvare il salvabile.
Ma gli italiani, cari signori della sinistra, non hanno gli occhi bendati: ci vedono benissimo.
Vedono che mentre noi andiamo avanti, voi proseguite con la testa voltata all’indietro.
Vedono che mentre noi, in un’emergenza che ha fatto tremare le vene ai polsi ad ogni leader del mondo, abbiamo garantito stabilità al Paese e per ciò guadagniamo consensi, voi non trovate di meglio che tornare al passato, che continuare ad insultarci, che litigare tra di voi incuranti dell’interesse generale. Anche per questo continuate a perdere largamente ogni consultazione elettorale.
E’ una situazione, è una realtà sotto gli occhi di tutti.
Noi siamo qui, e guardando a dove eravamo quando siamo partiti, siamo consapevoli di essere oggi molto più forti di allora, molto più attrezzati di allora alle sfide della modernità. La nostra classe dirigente cresce a livello nazionale e sul territorio; i nostri giovani si affermano nelle università e nella vita pubblica. Non abbiamo mai risposto all’odio con l’odio, agli insulti di chi cerca di delegittimarci con gli insulti. Oggi la parola “moderati”, ma diciamo pure la parola “centrodestra”, rappresenta un patrimonio e una ricchezza. Una ricchezza che si è rivalutata ed è destinata a rivalutarsi sempre più nel tempo.
Il logoramento della sinistra invece, e per colpa dei suoi stessi errori, è stato totale. Ha colpito e distrutto il suo modello centralistico e dirigistico di partito, un modello improponibile nell’era della comunicazione in tempo reale. Questa sinistra ha spazzato via dalla scena uno dopo l’altro i suoi leader, sempre più divisi e incapaci di rappresentare il popolo e le sue aspirazioni in una società moderna. Così la sinistra sta uscendo di scena e non ha più un volto. Ed anche la stessa parola “sinistra” non piace più neppure a sinistra.
Queste sono verità incontrovertibili.
Eppure, nonostante tutto, una sinistra riformista ed una opposizione moderna sarebbero indispensabili anche in Italia. Per questo noi siamo qui ad aspettarli. Non possiamo prenderci sulle spalle i loro ritardi e le loro responsabilità, ma attenderemo con la pazienza e la tolleranza che ci contraddistingue. Lo facciamo perché non c’è governo democratico al mondo a cui faccia bene l’assenza di un’opposizione. Lo facciamo, soprattutto, perché abbiamo promesso solennemente di governare anche per quegli italiani che non la pensano come noi; e noi le promesse le manteniamo, tutte e sempre.

Lo facciamo anche perché non rimanga inascoltato, almeno da parte nostra, l’incoraggiamento che il 28 maggio 2008 ci venne da Papa Benedetto XVI, al quale va il nostro affettuoso saluto. Pochi giorni dopo le elezioni, Egli parlò di “segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo” e di “diffuso desiderio di riprendere il cammino, di affrontare e risolvere insieme almeno i problemi più urgenti e più gravi, di dare avvio a una nuova stagione di crescita economica, ma anche civile e morale”.
E’ quello che stiamo cercando di fare. E’ quello che è indispensabile fare.
Abbiamo infatti ricevuto dai governi precedenti e dalla sinistra un’Italia afflitta da pesanti eredità.
Abbiamo ereditato un debito pubblico che a causa dei famigerati governi consociativi del compromesso storico, si è moltiplicato per 8 tra il 1980 e il 1992 e oggi è pari al 106 per cento del pil. Questa tremenda situazione ci obbliga ogni anno a spendere decine di miliardi di euro dello Stato (ora sono 80 miliardi) per pagare gli interessi sui titoli del Tesoro invece che fare investimenti.
Altro handicap che ci viene dal passato: abbiamo una pubblica amministrazione pletorica, inefficiente e costosa. La più costosa in Europa: 4.500 euro di costo per ogni cittadino, contro i 3.300 della Germania e degli altri Paesi europei.
Siamo tributari dell’estero per l’energia che ci serve perché l’estremismo ambientalista è riuscito a impedire che l’Italia sviluppasse la tecnologia nucleare, settore nel quale siamo stati addirittura i precursori con Enrico Fermi. Per questo paghiamo l’energia il 35 per cento più dei nostri concorrenti. Tra questi, la Francia che con il nucleare produce l’80 per cento dell’energia che consuma, e copre una quota significativa delle nostre importazioni.

Infrastrutture: anche qui eravamo i primi in Europa dopo i tedeschi, mentre oggi siamo al 19° posto e dobbiamo colmare un ritardo trentennale. Il divario rispetto ai nostri diretti competitori europei come la Germania, la Francia e la Spagna è oggi del 50 per cento. E questo anche grazie ai veti del falso ambientalismo che hanno bloccato il nostro piano di 124 opere strategiche avviato nel 2001 con la Legge Obiettivo, compresi il Corridoio 5 tra l’Atlantico e il Pacifico, il Ponte sullo Stretto e i nuovi trafori alpini.
Abbiamo ereditato un’evasione fiscale record: sul 20 per cento del pil, che è l’ammontare dell’economia sommersa, non si pagano imposte. Per un totale di 100 miliardi di euro l’anno, che dunque mancano al bilancio statale.
Ci siamo trovati una giustizia che è un vero disastro. Sia la giustizia civile, dove i tempi sono incompatibili con le esigenze di una moderna società industriale: cinque anni per una causa di lavoro, otto anni per recuperare una somma da un fallimento. Sia la giustizia penale, dove lo squilibrio di poteri tra l’avvocato dell’accusa e quello della difesa si somma all’inefficienza storica degli uffici, e rende di fatto un miraggio il giusto processo.
A tutte queste eredità negative il nostro governo ha cominciato a porre mano con un programma che stiamo speditamente realizzando.

Non voglio fare l’elenco delle molte cose che abbiamo realizzato in solo dieci mesi. Credo davvero che nessun governo prima di noi abbia fatto così tanto e così bene in così poco tempo.
Sono stati mesi davvero intensi, vissuti sempre con il cuore in gola.
Lasciatemi ricordare almeno i risultati più importanti.
Da subito ci siamo impegnati ad affrontare e risolvere emergenze come i rifiuti di Napoli e della Campania. Abbiamo mantenuto all’Italia la nostra compagnia di bandiera. Abbiamo attivato numerosi provvedimenti per ridare sicurezza ai cittadini e per fronteggiare il carovita.
Abbiamo predisposto, prima degli altri Paesi europei, una serie di misure per fronteggiare la crisi globale, la cui pericolosità avevamo già individuato più di un anno fa, quando ancora eravamo all’opposizione.
Per questo motivo a giugno 2008 abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici con una legge finanziaria per la prima volta impostata su base triennale, per poter affrontare la crisi con gli strumenti di finanza pubblica più adeguati.
Siamo stati i primi al mondo, il 10 ottobre 2008, a proteggere i risparmi degli italiani depositati nelle banche. Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per un totale di 55,8 miliardi di euro. Quasi 4 punti di Pil per le grandi opere, per la protezione dei più deboli,
per l’edilizia scolastica, per le imprese dei settori più colpiti, per la protezione di chi perde il lavoro, estendendola per la prima volta ai lavoratori delle piccole imprese, agli apprendisti, agli interinali, ai collaboratori a progetto.
In questi primi dieci mesi, non ci siamo limitati ad affrontare tempestivamente le tante emergenze nuove o ereditate, ma abbiamo anche avviato e in buona parte realizzato numerose riforme, utili nell’immediato e importanti per porre solide fondamenta per il futuro: la riforma della pubblica amministrazione, la riforma del processo civile, gli interventi che riguardano la scuola e l’università, lo sblocco delle infrastrutture, le misure che uniscono insieme difesa dell’ambiente e sviluppo economico.
Tutto questo è stato possibile grazie alla concordia nella quale il governo ha saputo operare sempre in perfetta sintonia con i nostri gruppi parlamentari.

Sono fiero di avere al mio fianco persone così appassionate e competenti: sento una collaborazione, un’amicizia e un affetto da parte di tutti i componenti della squadra di governo e della maggioranza che mi danno forza e che costituiscono un motivo di ulteriore rassicurazione per tutti gli italiani.
In campagna elettorale avevo detto che il nostro governo non prometteva miracoli ma impegno e dedizione nell’interesse di tutti.
Nei primi dieci mesi di governo abbiamo mantenuto la parola, lo Stato è tornato a fare lo Stato e gli italiani hanno capito che il governo è al loro fianco per sostenerli, per incoraggiarli e fare in modo che ciascuno possa vivere nel modo più libero possibile.
Dobbiamo tutti essere orgogliosi dei risultati raggiunti.
Voi tutti che siete qui avete anche il compito di essere infaticabili annunciatori delle tante cose buone fatte dal governo. Lo dovete fare, lo dobbiamo fare tutti insieme, non solo per dare testimonianza alla verità dei fatti contro il catastrofismo diffuso dalla sinistra e dalle loro gazzette, ma soprattutto perché abbiamo il dovere di dare speranza a tutti i nostri concittadini e di impedire che il bombardamento quotidiano di cattive notizie fiacchi la loro volontà di agire, di rischiare, di investire, di lottare contro le avversità, nella certezza di un futuro migliore.
Per aiutarvi in questo decisivo impegno, nella cartella che vi sarà distribuita all’uscita troverete anche una pubblicazione “Dieci mesi di lavoro dalla parte degli italiani”, che illustra in modo chiaro le principali realizzazioni del nostro governo. Leggetela e diffondetela. Sostenete in questo modo il governo e date nuova forza a tutti gli italiani.
Al grande lavoro in patria va unito anche l’enorme impegno dedicato alla politica estera, che diventa sempre più politica “interna”, per le ricadute che essa ha sui destini del nostro Paese.

Grazie a noi, grazie al nostro governo, l’Italia oggi è forte, rispettata e autorevole in Europa e nel mondo.
Coerenti con i nostri valori, abbiamo fatto una scelta di campo chiara e netta, che è la stessa da sempre. Abbiamo scelto di far parte del Partito del Popolo Europeo e di schierarci al fianco delle grandi democrazie occidentali e degli Stati Uniti d’America.
Ve l’ho già raccontato. C’era una volta un padre che portò suo figlio al cimitero americano e tra quelle migliaia di lapidi gli fece giurare che avrebbe serbato eterna gratitudine verso quel popolo che aveva sacrificato tanti suoi giovani per la nostra libertà, la nostra dignità e il nostro benessere.
Quel padre era mio padre. Quel ragazzo ero io.
Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci salvato dal nazismo e dal comunismo. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci consentito attraverso gli aiuti del Piano Marshall di uscire dall’indigenza e di avviarci ad un vero benessere. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per avere difeso l’Europa dalla minaccia sovietica nei lunghi decenni della guerra fredda.
Ovunque il comunismo sia arrivato al potere ha prodotto terrore, oppressione e miseria.
Soltanto la nostra sinistra non ha ancora imparato la lezione dei cento milioni di morti del comunismo.
E ancora pretendono di essere loro a darci lezioni storia, di morale e di galateo costituzionale.
La nostra politica estera è coerente con le idee nelle quali crediamo, con i valori di libertà e di democrazia che sono al cuore del nostro essere e che noi non abbiamo mai dovuto rinnegare. Questi valori sono la bussola che ci ha sempre guidato nel prendere ogni decisione, anche le nostre ultime decisioni per affrontare la crisi economica e finanziaria globale, la crisi energetica, i conflitti esplosi in Georgia e in Medio Oriente. Questi valori ci guideranno anche in futuro. La nostra bussola, come ho detto nella Dichiarazione programmatica di governo il 13 maggio davanti alle Camere, è la crescita della libertà, della prosperità e dell’affermazione dell’Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale.

Per noi l’Occidente è uno e uno solo. Questo è vero sul piano politico, sul piano economico e sul piano militare. Ed è soprattutto vero sul piano umano e su quello dei valori.
Europa e Stati Uniti sono legati allo stesso destino. L’Europa ha bisogno degli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa.
Non abbiamo esitazioni nel pronunciare queste dichiarazioni.
Non abbiamo esitazioni ad essere quelli che siamo. Anzi, ne siamo fieri, soprattutto oggi.
È proprio adesso che dobbiamo guardare con fiducia al futuro. Noi siamo nella condizione di riuscire prima e meglio di altri a superare la fase di declino che l’economia mondiale attraversa. Potremo farlo, senza stravolgere i nostri stili di vita, a patto di ritrovare la forza dei valori che ci hanno consentito, dopo un periodo ben più grave di quello attuale, dopo una lunga guerra mondiale, di conseguire livelli allora inimmaginabili di prosperità e di benessere.
Noi siamo abituati a pensare che non esiste una società perfetta e che il compito del buon governante non è quello di inseguire le utopie visionarie che sono frutto dei fondamentalismi ideologici. Noi siamo impegnati a revisionare e a correggere di continuo le possibili degenerazioni di una società imperfetta. In un mondo che cambia di ora in ora, il riformismo liberale è un lavoro che non finisce mai. Il nostro riformismo liberale è la formula vincente anche nei rapporti internazionali.
È stato il riformismo liberale a farci dire per primi - noi liberali attenti alla solidarietà, noi liberali che crediamo nell’economia sociale di mercato – che lo Stato di fronte alla crisi doveva intervenire per proteggere le imprese, le famiglie, i più deboli.
Sono stato il primo tra i leader del mondo a dichiarare, lo scorso 10 ottobre, che non avremmo consentito che neppure una sola banca fallisse o che un solo risparmiatore perdesse i suoi risparmi.
Siamo stati i primi a dire che contro la crisi globale dovevamo mettere a punto risposte globali, e che dovevamo introdurre un sistema condiviso di principi e regole comuni sulla trasparenza, sull’integrità e sulla correttezza delle attività finanziarie ed economiche di tutto il mondo.
Siamo stati i primi a mettere in guardia contro la tentazione del protezionismo, i primi a studiare misure di sostegno all’economia reale capaci di stimolare i consumi e dare slancio alle imprese.
Siamo stati i primi, responsabilmente, a dire che quanto più una crisi è grave, tanto più bisogna contrastarla con la fiducia, con quella che il presidente Obama ha chiamato “l’audacia della speranza”. Io lo sottoscrivo con convinzione.
Tornando al nostro ruolo internazionale possiamo dire senza tema di smentita che oggi l’Italia è rispettata nel mondo. Presiede il G8, ed io personalmente lo presiederò per la terza volta. A nessun leader dei più importanti Paesi del mondo gli elettori hanno assicurato un consenso così duraturo da consentirgli di presiedere tre volte un G8. Ringrazio gli italiani che mi hanno così a lungo confermato e rinnovato la loro fiducia.

Io credo di avere ormai una certa esperienza internazionale e rapporti di stima e amicizia con molti leader che ci hanno consentito e ci consentono di fare del nostro Paese un protagonista di primo piano della politica internazionale.
Abbiamo contribuito, grazie all’amicizia con i vertici russi, alla soluzione della crisi georgiana e della crisi energetica. La nostra azione al fianco del presidente Sarkozy ha scongiurato le stragi che si annunciavano in Georgia, e che certamente vi sarebbero state e che avrebbero provocato un divorzio difficilmente sanabile tra la Federazione russa da una lato e l’Unione Europea, la Nato e gli Stati Uniti dall’altro.
Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo la necessità di tornare allo “spirito di Pratica di Mare”, che grazie a noi permise nel maggio 2002 la nascita del Consiglio Nato-Russia e la stipulazione di importanti accordi con quello storico vertice che segnò la fine della guerra fredda e di un incubo durato più di mezzo secolo: l’incubo atomico dell’annientamento reciproco.
Ancora, abbiamo ultimamente evitato che l’Europa si gravasse di un rilevante peso economico rispetto agli altri giganti dell’economia mondiale, adottando al Consiglio europeo di fine 2008 un “pacchetto energia” che avrebbe duramente penalizzato le nostre economie e le nostre imprese. Al G8 e alla Conferenza sul clima a Copenaghen cercheremo di coordinare un’azione autenticamente ambientalista e quindi rispettosa dell’ambiente, ma senza il fanatismo ideologico dell’ambientalismo, con tutti i grandi Paesi del Pianeta e con le economie emergenti con cui vogliamo rafforzare il dialogo. Lo faremo a luglio alla Maddalena, dove il G8 si aprirà alla Cina, all’India, al Sud Africa, all’Egitto, al Brasile e al Messico. Insieme a questi Paesi riceveremo i Paesi dell’Unione Africana e lavoreremo per lanciare una nuova filosofia degli aiuti internazionali, affinché non siano più erogati a pioggia senza sapere dove e a chi finiscono, ma siano davvero efficaci mediante la realizzazione diretta di infrastrutture e di opere sociali con il coinvolgimento di più strumenti e di più attori, anche privati.

L’ultimo successo che abbiamo ottenuto è stata la chiusura del contenzioso con la Libia, che durava da quasi un secolo e che i precedenti governi di sinistra avevano cercato di risolvere, naturalmente senza riuscirci. Noi ci siamo riusciti, con enormi vantaggi in prospettiva per le nostre aziende, e con i giusti riconoscimenti ai nostri esuli.
Vi ricordate qualche evento, qualche risultato importante degli ultimi governi della sinistra in politica estera? Noi ricordiamo, purtroppo, le bandiere di Stati Uniti e di Israele bruciate e calpestate nelle piazze, addirittura l’ignobile oltraggio ai manichini dei nostri caduti a Nassiriya. Un ricordo che ancora ci indigna.
Noi siamo fieri dei nostri soldati che contribuiscono alla costruzione della democrazia e della pace nei Balcani, in Afghanistan, nelle aree calde del Medio Oriente.
Anche da qui vogliamo che i nostri carabinieri, i nostri bersaglieri, i nostri marinai, i nostri aviatori, tutti i nostri soldati sentano forte la nostra vicinanza, la nostra gratitudine, il nostro calore. Che sentano il calore del nostro popolo, del Popolo della Libertà!
Noi siamo tra i Paesi fondatori dell’Europa e crediamo in un’Europa che non è quella arroccata in una torre d’avorio, lontana dai cittadini, un’Europa dirigista e centralista: l’Europa dei burocrati. Noi crediamo, invece, nell’Europa che vogliono i cittadini europei e che è fatta di una grande storia, di valori condivisi e di una politica comune. Di democrazia e di libertà. Di rigore e di tolleranza. Di libera iniziativa e di solidarietà. Un’Europa libera, cristiana e occidentale che pratica e che diffonde la libertà nel mondo. Un’Europa che dobbiamo rinnovare in linea col Trattato di Lisbona perché deve essere ancora più autorevole, più democratica e più unita.

Per ricostruire la fiducia dei cittadini europei nell’Europa unita è necessario lavorare ad una riforma del’Europa che permetta di restituire agli Stati alcune competenze nazionali e, nello stesso tempo, affidi e rafforzi nelle mani dell’Europa le competenze in materia di politica estera e di difesa senza delle quali l’Europa non può esistere, specialmente in un momento di cambiamenti vertiginosi come quello che stiamo attraversando.

Torniamo al nostro movimento.Il Popolo della Libertà è già nato anche in Parlamento, e il lavoro comune nei gruppi della Camera e del Senato è stato un banco di prova assolutamente positivo: la nostra grande compattezza ha reso possibile l’approvazione in tempi record di tanti provvedimenti varati dal governo nella situazione d’emergenza in cui ci siamo trovati ad operare. L’asse tra il Popolo della Libertà e il governo, grazie anche alla leale collaborazione con la Lega Nord è stata, è e sarà la chiave di volta per garantire all’Italia una stagione di stabilità e di vere riforme e per superare l’attuale crisi finanziaria internazionale.
Il nostro governo e la nostra maggioranza sono il luogo dove si esprime il massimo del riformismo possibile, che può realizzarsi grazie a una solidità politica senza precedenti.

Siamo l’unico governo possibile oggi in Italia.
Questa situazione aumenta la responsabilità del nostro movimento che nasce e che inevitabilmente si pone come legato al governo che esso oggi esprime.
Il destino e il futuro del Popolo della Libertà dipendono dalla capacità del governo di rispondere alla sfida che grava sul Paese e di incontrare il consenso dei cittadini, anche di quelli che hanno preferito o preferiscono votare per l’opposizione.
E’ il sistema Italia nel suo insieme, al di fuori di ogni divisione di parte a cui noi facciamo riferimento. Dobbiamo dire, a tutti coloro che ci sostengono con il loro voto e con la loro simpatia, di schierarsi attorno al governo che oggi è la chiave del futuro del Paese.
I governi oggi hanno in tutti i Paesi responsabilità assai accresciute rispetto a quelle del passato perché ad essi è affidato il compito di far riprendere il rapporto virtuoso tra economia finanziaria ed economia reale.
Le istituzioni sono chiamate a giocare un ruolo impensabile solo fino a pochi mesi fa. Ciò richiede tempi di reazione ben più rapidi dagli abituali tempi lunghi delle istituzioni. Per questo motivo abbiamo posto il problema di dare forma al nesso diretto tra corpo elettorale e governo che non era previsto dal testo della Costituzione del ’48. Oggi con maggior ragione sosteniamo che l’autorità del governo e i tempi brevi a cui essa è obbligata devono trovare la risposta nelle istituzioni.
Noi rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo. Sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a sé stesso. Sentiamo il patriottismo della nazione e della tradizione, delle radici cristiane e umanistiche dell’Italia, che è il luogo in cui avvenne la sintesi tra cristianesimo, tra ellenismo e romanità. Accogliamo nella nostra memoria le differenti Italie del Medioevo e del Rinascimento così come l’Italia che è entrata nella modernità con il Risorgimento. Vogliamo superare quei toni da “guerra civile infinita” che rimangono ancora in Italia nel linguaggio politico della sinistra. Vogliamo ricordare tutta la passione e la sofferenza del nostro popolo, che visse in modo più drammatico degli altri la seconda guerra mondiale. Celebriamo la Resistenza e la Repubblica nella memoria dell’Italia una ed indivisa la cui storia viene da molto lontano.
Questo è il nostro patriottismo della tradizione e della nazione.
Vogliamo così, in questo spirito, aprire la prima pagina di una nuova stagione. Una stagione che ora iniziamo e che sarà decisiva per il peso dell’Italia in Europa e nel mondo.

E’ con questo convincimento, con questa speranza, con questa ambizione che dichiaro aperti i lavori del nostro primo congresso, del nostro congresso fondativo.
Invito sul palco i responsabili e i leader dei partiti e dei movimenti che oggi consegnano a noi le loro bandiere e i loro simboli affinché si fondano in quello del Popolo della Libertà:

- Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia.
- Ignazio La Russa, reggente di Alleanza Nazionale.
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini,
- Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Associazione Circolo della Libertà,
- Marcello Dell’Utri, presidente dell’Associazione Circolo del Buongoverno.

Grazie, grazie a tutti voi che siete qui, grazie a quanti ci seguono via radio, televisione e internet.
A tutti un forte abbraccio e l’augurio di poter realizzare i sogni e i desideri che portate nella mente e nel cuore.
Vi voglio bene, tenetemi nel vostro cuore.
Viva il partito degli italiani.
Viva il Popolo della Libertà.
Viva l’Italia.

27 marzo 2009 : Nasce ufficialmente il Pdl



“Supereremo le vecchie categorie e i vecchi schemi della politica politicante, al pari di espressioni come ‘destra’, ‘centro’ e ‘sinistra’”. Queste parole con cui Berlusconi parla della nascita del Popolo della Libertà, in un messaggio inviato all'assemblea dei Cristiano-popolari, danno esattamente l'idea di quanto il nuovo partito modernizzerà il modo di fare politica nel nostro Paese.

Il Pdl è destinato dunque a uscire dalle categorie tradizionali del Novecento per esprimere, attraverso un'identità precisa e forte, un moderatismo coraggioso e riformista. Sarà democratico e popolare, un partito fatto di valori e di ideali, che difende la famiglia come nucleo fondante della società. Sarà il partito della solidarietà e della sussidiarietà, il partito che difende la libertà di impresa e la proprietà privata. Il partito della responsabilità e del merito, ma anche il partito attento alle necessità degli emarginati. Soprattutto, però, il Pdl sarà il partito che porterà al superamento di quella “frammentazione” e di quei “personalismi” che “sono stati tra i mali peggiori della vecchia politica, malata di compromessi sempre al ribasso e di instabilità e per questo priva di credibilità”.
Per questo, il Pdl punta a superare i vecchi schemi e nasce con la missione di tradurre in azione di governo il meglio del pensiero liberale. Ma l'altro compito primario del nuovo partito sarà quello di innovare le istituzioni con quella Grande Riforma di cui l'Italia ha bisogno da almeno vent'anni e che si è sempre arenata nelle secche di una politica incapace di decidere. Ora è il momento del cambio di passo, e il sì della Camera al disegno di legge sul federalismo fiscale rappresenta un autentico spartiacque per la legislatura in corso. Una volta disegnato lo schema federale dello Stato, infatti, sarà necessario e inevitabile varare le altre riforme istituzionali in modo da completare la lunga transizione iniziata nei primi anni 90. Sembra riaprirsi - ma la cautela è d'obbligo - una propensione bipartisan a riaprire il cantiere delle riforme, prendendo come punto di partenza la bozza Violante, sulla quale c'erano già state importanti convergenze.
In questo senso, è stato approvato alla Camera un importante atto d'indirizzo parlamentare: l'ordine del giorno firmato da Franceschini, che ha avuto un consenso unanime. L'esperienza storica insegna che il federalismo va bilanciato con il presidenzialismo, che rappresenta l'affermazione più forte dell'unità nazionale.
E proprio sull’obiettivo di snellire il processo decisionale rafforzando i poteri dell’esecutivo e al contempo delineando meglio la cornice costituzionale del federalismo – potrebbe ruotare il confronto dei prossimi mesi.
Grazie alla nascita del Pdl, dunque, la sinistra italiana ha ora l'occasione di cogliere una straordinaria opportunità per regolare, grazie a riforme istituzionali finalmente condivise, i conti mai fatti con la propria storia politica.

Cons.Mario Gori
Portavoce Pdl Comune Frascati

Lavori si, ma con intelligenza!

Il lupo perde il pelo ma non il vizio!
Ancora una volta le modalità di esecuzione dei lavori di manutenzione della città si presentano parziali e approssimative.
Nei giorni scorsi un’idoropulitrice ha rimosso i graffiti (meglio, i segni di una devastante follia generazionale) dal muro laterale delle scalette di via del mercato e dalla parete di contenimento del terrapieno di via Matteotti.
Opera necessaria, anche se eseguita con colpevole ritardo!
Sorprende, invece, che, nonostante i ripetuti solleciti e le continue sollecitazioni, i lavori continuino ad essere effettuati con parzialità e senza una corretta valutazione del contesto nel quale ci si muove.
Nel caso specifico l’impresa è intervenuta solo sui due elementi sopra richiamati e non lo ha fatto, ad esempio, sulla panchine in travertino della soprastante piazzetta o sulle balaustre della spessa piazzetta.
E di un trattamento anti-graffiti, nemmeno l’ombra!
E, soprattutto, un intervento antieconomico perché sarebbe stato opportuno sfruttare l’occasione della presenza in loco della strumentazione necessaria per rimuovere i graffiti anche dalle parti lapidee del limitrofo edificio scolastico e così dare un senso complessivo all'intervento di bonifica ambientale!
Ma tant’è! Gli interventi spot, senza un logica e una finalità di insieme, sono una caratteristica costante del modo di operare di questa amministrazione!
Auguriamoci che questo malvezzo amministrativo sia giunta al capolinea!
A presto! Si cambia!
Bernardo Iodice, consigliere comunale del PdL

Raccolta "porta a porta" e abusi

Un’iniziativa condivisibile e condivisa, sia pure con modifiche che si rendono quanto mai opportune, corre il rischio, secondo l’italico costume, di essere adattata alle esigenze personali dei destinatari.
A cosa mi riferisco?
Mi riferisco alla raccolta differenziata per la cui realizzazione è stato disposto un calendario giornaliero ed orario per l’esposizione all’esterno dei contenitori nei quali debbono essere raccolti i rifiuti urbani.
E, invece, basta fare un giro per le vie di Frascati per rendersi conto del fatto che molti hanno approfittato dell’iniziativa per guadagnare spazio all’interno dei propri esercizi commerciali.
I contenitori stazionano, infatti, in pianta stabile all’esterno dei negozi e degli esercizi come se lo spazio pubblico fosse stato, improvvisamente, trasformato in una loro pertinenza.
Con quanto rispetto per il decoro urbano è facile immaginarlo!
E i controlli latitano e, soprattutto, manca una volontà decisa dell’amministrazione comunale a dare un senso e un significato all’iniziativa della raccolta differenziata con il metodo “porta a porta”.
D’altra parte è evidente che questa amministrazione non ha nessuna voglia di avere un atteggiamento deciso per paura di inimicarsi qualcuno o qualche categoria.
Ritengo, invece, che fondamentale sia credere fino in fondo in quel che si fa o si propone alla città!
Bernardo Iodice, consigliere comunale PdL

Nascita del PdL




Oggi si apre il congresso costituente del PdL.
In questo momento storico mi piace ricordare quanti con impegno, sacrificio, dedizione e passione non hanno mai rinunciato a combattere per le proprie idee.
Mostro la mia tessera del 1966, la mia prima tessera di adesione al MSI, orgoglioso del fatto che, se la Destra è oggi forza di governo e fortemente radicata nel nostro Paese, un po’ del merito è di quella comunità alla quale continuo (e continuerò) ad essere fortemente legato.
Bernardo Iodice, consigliere comunale PdL

L'Unione Europea per lo sviluppo della Città di Frascati



Lo scorso sabato, Vincenzo Conte e Mario Gori hanno incontrato il Vice Presidente della Commissione Europea On. Antonio Tajani,responsabile per la Politica dei trasporti.

L'On. Tajani ha manifestato la volontà di visitare,nel prossimo mese di Aprile,la Città di Frascati,rendendosi disponibile anche a partecipare ad un incontro con la cittadinanza al fine d'illustrare i progetti e le iniziative intraprese dall'Unione Europea per garantire il progresso economico e sociale e il miglioramento costante delle condizioni di vita e di lavoro.

giovedì 26 marzo 2009

LA DOTT.SSA ORNELLA QUONDAMCARLO E' LA RESPONSABILE DEL NOSTRO UFFICIO STAMPA

Il nostro candidato sindaco Dott.Vincenzo Conte,ha designato quale responsabile dell'Ufficio Stampa,per l'imminente campagna elettorale amministrativa di Frascati,la Dott.ssa Ornella Quondamcarlo.

Il Coordinamento Comunale di Frascati,lieto per la validissima scelta effettuata,dà il benvenuto alla Dott.ssa Quondamcarlo nella grande famiglia del Pdl di Frascati.

Amministrative 2009/Frascati: il Pdci sta con Marco Branchi

Con un comunicato la federazione castellana del Partito dei Comunisti Italiani rinnova l'appoggio a Materia Prima

Il Partito dei Comunisti italiani illustra le strategie per le elezioni di giugno e presentano anche il programma del candidato al dopo-Posa



(Frascati - Politica) - La Federazione Castelli romani dei Comunisti Italiani ha analizzato la realtà sociale e politica quale si è evoluta negli ultimi anni. Inoltre ha avuto modo di approfondire confronti, scomposizioni e sviluppi della realtà politica locale degli ultimissimi anni, mesi e settimane. «Di tutto ciò – ha dichiarato Giovannino Sanna, Segretario comunista dei Castelli – ci siamo fatti un convincimento. Che a Frascati, più che altrove, si deve ricostruire un rapporto vero e forte con le istanze sociali, culturali e politiche che manifestano con forza la volontà di cambiamento. Per questo, - ha continuato Sanna – non abbiamo registrato positivamente eventuali altre possibilità di sostegno che venivano sventolate in nome di un cambiamento continuista (come se il problema fosse solo quello delle persone e non quello delle scelte per la città e i cittadini) o, addirittura di confronto in cui si chiedeva ai comunisti di non rappresentare se stessi».

«Ci siamo trovati d'accordo con i compagni di Rifondazione comunista così come con i Verdi locali e altre realtà autonome sociali e politiche per dar vita a una vera scommessa di novità per far voltare pagina alla città tuscolana. Il candidato sindaco, Marco Brandi, non solo è stimato tra i sostenitori della lista, ma anche da molti cittadini che hanno avuto modo di conoscerlo. È persona degna di stima e fiducia e può ben portare avanti il progetto cui si è ispirata fin dal primo momento la lista Materia Prima». Del resto – ha concluso il segretario dei Comunisti italiani – il contributo politico che abbiamo cercato di dare fino a ora grazie al lavoro del compagno Riccardo Tiberi della segreteria, è un lavoro che consideriamo un impegno che prosegue per il successo delle idee e dei programmi contenuti nel documento del governo locale del candidato sindaco".

Quello che segue è sunto del modo politico-programmatico con cui Marco Brandi si presenterà con la lista totalmente alternativa allo stato di cose attuale. «Non abbiamo sete di potere e poltrone... Noi vogliamo concretamente ricostruire la sinistra dal basso. E dal basso significa dalla base, significa dalle persone, non dai politici né dai gruppi; rinunciare ai simboli e alle bandiere (anche se appartengono comunque al nostro bagaglio culturale individuale) è servito a superare l'ostacolo delle incomprensioni e dei personalismi. Per questo Materia Prima è fatta di persone, alcune delle quali sono anche iscritte a partiti o associazioni, un esempio è la condivisione programmatica ricevuta dai circoli di Rifondazione e Verdi di Frascati».

«La realtà è che un progetto territoriale che propone un metodo realmente alternativo di fare politica, in antitesi ai potentati locali dei partiti di centrodestra e centrosinistra, non condizionabile dalle ambizioni di potere e dai favoritismi politici, fa paura. Alla presentazione di liste formate da lobby di imprenditori, agenti immobiliari, costruttori, professionisti dell'edilizia, comitati d'affari, politici a tempo indeterminato, faccendieri locali, moderati del cambiamento ed estremisti del cemento non c'è da meravigliarsi che Materia Prima presenti un proprio candidato, con una lista indipendente e anche un po' incazzata! Materia Prima è fatta di persone idee e progetti, non chiede posti per parenti ed amici, non staziona sulle poltrone del potere e non deve favori a nessuno. Siamo liberi di decidere finalmente come vogliamo la società e la nostra città».

articolo tratta da : castellinwes.it

http://www.castellinews.it/index.asp?id=3403&act=v

NASCE IL PDL : UNITA' E RIFORME


Se non fosse per la claque mediatica che accompagna qualunque sciocchezza dica, la stella di Franceschini si sarebbe già appannata senza che noi muovessimo un dito… A farla risplendere, nell’universo di una sinistra umiliata dalla cacciata di Veltroni, contribuisce la sordina su Di Pietro e la confusa agitazione di Verdi, ex rifondaroli e socialisticomunisti allo sbando che stanno ricostruendo la fronda antagonista. Faccio queste osservazioni alla vigilia del congresso del maggior partito italiano con una nuova consapevolezza. Il Popolo della Libertà non dovrà cadere, come piacerebbe ai nostri avversari, nelle polemiche quotidiane del botta e risposta, nello scambio di accuse, nel teatrino insomma, della politica sui giornali e davanti alle telecamere!
Sarebbe un vantaggio per i più deboli e divisi e un pessimo inizio per la forza di governo e di maggioranza che ha di gran lunga maggior influenza e stabilità nell’interno continente europeo. L’unica – ed è l’anomalia che fa soffrire i partner esteri – che esprime una forte leadership personale di governo e di partito, in grado di trasferire il proprio carisma nel popolo e trarre da esso la necessaria spinta all’azione. Da questo punto di vista il sogno e la scommessa del PdL che nasce domenica, coincidono perfettamente.
Proprio per salvaguardare la nobiltà e il valore aggiunto della nostra leadership, che ha consentito il successo del progetto del PdL, l’intera classe dirigente dovrà mantenere un atteggiamento autorevole e responsabile, con grande attenzione al territorio e alla competitività che in esso si scatena alla vigilia delle prove elettorali. Il voto amministrativo e quello europeo devono vederci impegnati, all’indomani del congresso, con una determinazione che gli avversari neppure sospettano. Guai se, forti dell’acclamazione congressuale e dell’eco dei sondaggi, lasciassimo libere le frontiere dello scontro ravvicinato, della lotta sui voti porta a porta, se cioè dessimo per acquisito un nostro grado di egemonia irreversibile. Tutt’altro: il potere di convinzione che il PdL porta con sé deve essere convalidato con l’esploit di voti nel prossimo giugno. Il primo segnale di una rinnovata competitività va rivolto, al centro e in periferia, su quegli alleati che hanno sempre visto nella leadership di Berlusconi la possibilità di qualunque mediazione a loro favore. Scopriranno, assieme ai nostri avversari irriducibili, che un partito che punta alla maggioranza assoluta dispone di una capacità organizzativa e persuasiva senza precedenti. E sarà la grande novità italiana.


All'immediata vigilia della nascita ufficiale del Popolo della Libertà, Berlusconi e Fini hanno ricominciato a parlare con una sintonia che era sembrata venir meno con l'accentuazione dei contrasti istituzionali fra premier e presidente della Camera. E se restava qualche timore su colpi di coda di qualche settore di Alleanza Nazionale restìo a una fusione vissuta come annessione, il congresso di domenica scorsa ha fugato ogni dubbio.

C’è, in particolare, un passaggio del discorso pronunciato da Fini che taglia l’erba sotto i piedi di quanti, confluendo nel Pdl, pensavano addirittura di contagiarne i valori per trasformarlo, con il tempo, in un partito di destra-destra. È il passaggio in cui, con una "direttiva" che non lascia spazio a repliche, il presidente della Camera ha messo in riga quanti avevano cavalcato questa tesi spiegando che i valori del nuovo partito saranno nient'altro che quelli del popolarismo europeo, ed è questa la prima, grande, sostanziale differenza tra il Pdl e il Pd, un partito che ancora non è in grado di dire a quale famiglia politica continentale appartiene.

Il Popolo della Libertà
, dunque, resterà saldamente ancorato alla sua natura di partito moderato ma riformatore, e al suo ruolo centrale rispetto alle tendenze e ai problemi della società e di un sistema politico-istituzionale da riformare. La sintonia su questa impostazione tra Berlusconi e Fini è sostanziale, non formale. Come lo è, nei fatti, anche sulle prospettive che investono gli assetti istituzionali. È vero che Fini ha sottolineato ancora una volta che il Parlamento non può essere considerato alla stregua di un organismo che disturba il manovratore. Ha però ammesso, e questo è ciò che conta, che le decisioni devono poter essere prese con la tempestività che la situazione di volta in volta richiede, e che il Parlamento deve poter svolgere, oltre a quello legislativo, anche un potere incisivo di controllo a maggior ragione se aumenta il potere di chi governa.

Una prospettiva del tutto nuova, visto che attualmente abbiamo un governo debole e un Parlamento frenato da regolamenti arcaici che non consentono risposte rapide e incisive ai problemi del Paese. È una duplice debolezza da cui si deve necessariamente uscire disegnando una coerente cornice istituzionale in cui al federalismo faccia da contrappeso quel presidenzialismo su cui sia Berlusconi che Fini sembrano aver ritrovato un'intesa strategica.

Il primo obiettivo del Pdl è insomma quello di riformare il Paese, perseguendo la ‘politica del fare’ in un rapporto stretto tra governo e maggioranza, nella consapevolezza che le forze riformiste sono sempre state schierate nella coalizione di centrodestra, mentre i cultori dell’immobilismo e della conservazione sono sempre stati a sinistra.
Per cui la prospettiva, dopo il varo del federalismo, non può che essere il rafforzamento dei poteri del premier, con la fine del bicameralismo perfetto. Ma il nuovo partito dovrà colmare anche un altro vuoto che c’è nella storia del nostro Paese, in cui l’assenza di un’autentica rivoluzione liberale ha fatto sì che la nostra sia rimasta una democrazia incompiuta.

CONS.MARIO GORI
PORTAVOCE PDL FRASCATI

1° CONGRESSO DEL PDL: PROGRAMMA

PROGRAMMA

Venerdì’ 27 marzo
Ore 17.00 Apertura lavori
Ore 18.00 Intervento Silvio Berlusconi
Pausa lavori per cena
Ore 23.00 Chiusura lavori

Sabato 28 marzo
Ore 9.30 Apertura lavori
Ore 12.30 Intervento Gianfranco Fini
Pausa lavori per colazione

Ore 18.00 Intervento Renato Schifani
Nel corso della giornata sono previsti gli interventi di Ministri,
Capigruppo Camera, Senato
e Parlamento Europeo
Pausa lavori per cena
Ore 21.30 Dibattito
Ore 23.30 Chiusura lavori

Domenica 29 marzo
Ore 9.30 Apertura lavori
Ore 11.00 Intervento conclusivo On. Silvio Berlusconi e votazioni conclusive
Ore 14.00 Termine lavori

PRIMO CONGRESSO FONDATIVO PDL


Questo è il simbolo scelto per il
PRIMO CONGRESSO FONDATIVO
IL POPOLO DELLA LIBERTA'.

mercoledì 25 marzo 2009

Fisco: La sinistra grida al lupo ma favorisce l'evasione

La sinistra induce gli italiani ad evadere il fisco? Chi diffonde notizie tendenziose, chi dice ogni giorno su tutti i quotidiani e su tutte le televisioni che il Governo ha allentato i controlli fiscali, crea il convincimento che in realtà si siano allentate le maglie e che quindi si possa tentare di nascondere buona parte dei loro profitti. Ancora una volta, questa sinistra compie disastri e non fa l’interesse del Paese. Lo afferma un tecnico di alto livello come il direttore dell’Agenzia generale delle Entrate: nel 2008 gli incassi della lotta all’evasione fiscale sono arrivati a 7 miliardi di euro, con un aumento dell’8% sull’anno precedente. Ma quale calo di tensione? Ma quale riduzione nella guerra all’evasione? Gli uomini del Fisco sono più occhiuti che mai, il balzo in avanti delle Entrate lo conferma. Ma la sinistra non ci sta e replica che, sì, i controlli sono aumentati, ma perché erano stati disposto dal precedente Governo Prodi. È la solita tattica di questa opposizione povera di idee nuove e di proposte concrete: i più bravi sono sempre loro, il nostro Governo ha soltanto colpe e non meriti. Resta da chiedersi: se a sinistra si sapeva di questi ordini di maggiore severità impartiti dal loro Governo, come mai è stato lanciato l’allarme proprio adesso? E poi, chi ci crede che il Governo Prodi, quel governetto sempre sull’orlo dell’abisso, sempre in pericolo al Senato, sempre dotato di una vita agra e stentata, si sia preoccupato di impartire così ferrei ordini ai funzionari delle Entrate in vista e per conto del futuro Governo Berlusconi? Non ci crede nessuno, meno che meno la stessa sinistra ma intanto il seme è stato gettato, il dubbio è stato diffuso: il Governo del ricco e perfido Berlusconi non può proteggere altro che i ricchi! E la disinformazione va, la deformazione della realtà avanza nel tentativo, finora vano, di imbrogliare gli italiani.
Cons.Mario Gori
Portavoce Pdl Comune di Frascati

La casa di Vetro


Oggi abbiamo avuto dimostrazione del basso livello di trasparenza dei nostri amministratori. A un mensile locale si è vista negata la possibilità di videodocumentare i lavori consigliari. Parrebbe, infatti, che la maggioranza dei consiglieri abbia deciso di non consentire le riprese. Vorremmo chiedere, in qualità di esponenti dell'opposizione e da privati cittadini, se c'è stata una votazione in tal proposito e in tal caso conoscere NOMI e COGNOMI di questa maggioranza che non voleva le telecamere.

Per noi giovani del PdL la trasparenza e la comunicazione sono fattori ESSENZIALI ai fini dell'esercizio corretto della democrazia. Quindi ci facciamo portatori delle seguenti proposte:
1) diretta attraverso webcasting di ogni consiglio comunale e di ogni commissione.
2) creazione di un archivio digitale dove sia possibile scaricare e consultare i filmati dei lavori consigliari e delle commissioni.
3) Videosintesi dei vari consigli comunali a cura dell'ufficio stampa comunale.
4) Statistiche sulla presenza/assenza dei vari adetti ai lavori. (sperando di limitare lo scandaloso assenteismo che osserviamo in aula)
Vogliamo che Palazzo Marconi diventi una "casa di vetro"!

Simone Carboni
Portavoce coordinamento "Giovani PdL di Frascati"

lunedì 23 marzo 2009

Lettera aperta al direttore responsabile de " Il Corriere Tuscolano "

Egregio Direttore,
nell’edizione n°3,anno 2°, marzo 2009 del vostro mensile “ IL CORRIERE TUSCOLANO ”, alla pagina n° 16 è stato pubblicato l’articolo, a firma del giornalista Pierluca Di Pasquale, dal titolo: “ PD CERCA DI RIMARGINARE LE FERITE ” e dal sottotitolo: ” INTANTO ADOTTI PREPARA IL SORPASSO A DESTRA ”. Nel corpo dell’articolo vengono pubblicati i dati di un sondaggio elettorale sulle prossime elezioni amministrative del giugno 2009 di Frascati, verosimilmente in violazione dell’articolo 8 della legge n°28 del 2000, il quale prevede una serie di indicazioni a corredo dei dati dei sondaggi elettorali, necessari a certificarne l’attendibilità, per una corretta diffusione al pubblico. Appare ancor più singolare che i commenti che il giornalista esprime a conforto dei dati demoscopici vadano essi stessi nella direzione di una fuorviante informazione del lettore.
Al più presto attendiamo che da codesta Redazione vengano forniti dati chiari sulle caratteristiche del sondaggio e la società demoscopica che l’ha effettuato.
Qualora ciò non fosse possibile, in quanto la notizia sarebbe priva dei crismi previsti, richiediamo che si provveda, in tempi brevi, a mezzo comunicato stampa da diffondere a tutte le agenzie, a rettificare il contenuto dell’articolo in tutte quelle parti ove apparisse configurabile una violazione del principio di correttezza della diffusione di notizie certe e documentate.
Ad ogni buon conto, in un clima di serena collaborazione, si riportano di seguito alcune indicazioni utili a meglio lumeggiare la delicata materia :
-Legge n. 28 del 22/02/2000,articolo n°8 : Sondaggi politici ed elettorali
1. Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni è vietato rendere pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.
2. L'Autorità determina i criteri obbligatori in conformità dei quali devono essere realizzati i sondaggi di cui al comma 1.
3. I risultati dei sondaggi realizzati al di fuori del periodo di cui al comma 1 possono essere diffusi soltanto se accompagnati dalle seguenti indicazioni, delle quali è responsabile il soggetto che ha realizzato il sondaggio, e se contestualmente resi disponibili, nella loro integralità e con le medesime indicazioni, su apposito sito informatico, istituito e tenuto a cura del Dipartimento per l'informazione e l'editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri:
a ) soggetto che ha realizzato il sondaggio;
b) committente e acquirente;
c) criteri seguiti per la formazione del campione;
d) metodo di raccolta delle informazioni e di elaborazione dei dati;
e) numero delle persone interpellate e universo di riferimento;
f) domande rivolte;
g) percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda;
h) data in cui è stato realizzato il sondaggio.
Ulteriori chiarimenti si trovano sul sito dell’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni all’indirizzo:
http://www.agcom.it/Default.aspx?message=contenuto&DCId=%20302.

Certi della correttezza della sua testata e del fatto che Lei vorrà espletare i dovuti accertamenti sull’accaduto, rimaniamo in attesa di un cortese, gradito riscontro.
Frascati,23 marzo 2009  

Il Coordinamento Comunale Pdl Frascati
Mario Gori e Igino Mancini

VINCENZO CONTE APRE ALLE LISTE CIVICHE DI D’ORAZIO E ADOTTI


Cresce costantemente il consenso della coalizione di centro destra in vista delle amministrative del 6 - 7 giugno.
Il candidato sindaco del Pdl Vincenzo Conte ,che ha già ottenuto l’appoggio de “La Destra” , dei Socialisti Riformisti e delle liste civiche “Con te Frascati Cambia” e “Quartieri Moderni”, lancia un invito al dialogo : “ Massima apertura sia nei confronti della lista civica dell’amico Alessandro Adotti che dell’amico Sandro D’Orazio. Mi auguro vivamente di trovare con loro un accordo programmatico unitario - aggiunge Conte- considerato che molti dei punti programmatici di queste listi civiche fanno parte anche del nostro programma e sono condivisi” Il candidato sindaco del Pdl propone, dunque l’apertura al dialogo con queste liste civiche, invitandole a un tavolo politico “per verificare tutti gli elementi di convergenza relativi alle problematiche amministrative. Obiettivo principale del Pdl- conclude Conte – è di garantire il cambiamento e su questo percorso la nostra capacità di dialogo rimane al massimo livello”. Con l'occasione esprimo un sentito ringraziamento all’on. Donato Robilotta, presidente dei Socialisti Riformisti, per il sostegno fornitomi. Questo clima di consenso diffuso può solo favorire la vittoria che ci portare ad amministrare questa splendida città”.