venerdì 13 marzo 2009
Dario Franceschini novello Robin Hood
L’immagine di un Dario Franceschini novello Robin Hood, che toglie (una tantum) ai ricchi per dare ai poveri piace talmente a Repubblica da paragonare il segretario del Pd a Barack Obama: “Obama sì. Franceschini no. Nessuno si sogna di accusare il presidente Usa di bolscevismo”. E piace anche alla Stampa, che si spinge a definire l’idea di tassare del 2% i redditi oltre i 120 mila euro, per distribuire il ricavato ai ceti più bassi (vedremo poi come e a chi) “Una sfida alla casta”. Ma vediamo le cifre.
Quanti sono i cittadini che dichiarano redditi superiori ai 120 mila euro? Fonte Agenzia delle Entrate, si tratta di 176 mila persone, pari allo 0,43% del totale dei contribuenti.
Se l’“addizionale Franceschini” venisse applicata attraverso due punti in più di Irpef la loro aliquota passerebbe dal 43 al 45% a partire dai 70 mila euro di imponibile. In virtù della progressività, questi contribuenti onesti si vedrebbero gravati di cifre che andrebbero da 800 euro per chi è appena sopra i 120 mila di imponibile, fino a 10 mila. In media, i contribuenti interessati dovrebbero pagare più tasse per 2.831 euro a testa. Da questo calcolo saltano fuori i 498 milioni che Franceschini vuol destinare ai poveri.
C’è anche un altro sistema possibile applicare a tutti i contribuenti over 120 mila un prelievo del due per cento, indipendentemente dalla progressività. La sinistra non è nuova a questi trucchetti per trovare soldi: basta ricordare la tassa sul medico di famiglia escogitata da Romano Prodi. Comunque, con il prelievo secco avremmo un introito inferiore: 2.400 euro per 176 mila fa 422 milioni di euro.
E veniamo ai poveri. Si considerano tali quelli che dichiarano redditi inferiori a 6 mila euro, e sono ben 9,3 milioni, il 23,01% dei contribuenti. Se il “gruzzolo Franceschini” venisse distribuito a ciascuno di loro avremmo la strabiliante cifra di 53 euro l’anno qualcosa come 4 euro e 40 centesimi al mese. Nella seconda ipotesi – il prelievo secco – il “beneficio” scenderebbe a 45 euro l’anno, tre euro e 78 al mese.
Franceschini non può ignorare che le denunce dei redditi si fanno tra primavera ed estate, e che il saldo si paga a fine anno. Dunque da dove la prende la sua “una tantum”? E quando, visto che vuol limitarsi al 2009? Se il segretario del Pd cerca invece del soldi pronta cassa, allora dica che pensa a un prelievo secco, magari da applicare subito, basato sui redditi 2008. Essendo il meccanismo più rozzo, ne ricaverebbe meno, e più che una tassa sui ricchi la sua sarebbe una gabella indistinta.
Quando il governo ha varato la carta acquisti, che vale 40 euro al mese e costa allo Stato 450 milioni senza mettere le mani nelle tasche di nessuno, la sinistra (Franceschini compreso) l’ha definita un’elemosina. E ha chiesto non di aumentare le imposte, come sostanzialmente fa adesso, ma di ridurle per dipendenti e pensionati. È storia di due mesi fa.
Che il vero scopo di Franceschini sia politico o dice lui stesso.
Il mezzo miliardo di euro dell’una tantum non dovrebbe finire direttamente ai poveri, ma “ai comuni e alle associazioni del volontariato”. Insomma, avere esito incerto. Gestito da qualche sindaco o assessore. Anche in questo caso c’è chi mangia la foglia e chi no. E le critiche vengono dall’estrema sinistra, o dai dirigenti stessi di quel volontariato che Franceschini vorrebbe difendere. Per Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, l’una tantum è “un’elemosina inutile”. Per Andrea Olivero, presidente delle Acli, “non servono gli spot e le misure tampone”.
Ecco, messa così, a confronto con le cifre nude e crude e con la realtà dei fatti, la “Franceschini tax” può davvero essere presa per quello che è: una sortita politica che non serve certo ai poveri, ma vorrebbe rimettere un po’ in gioco chi l’ha avanzata.
La cifra demagogica della proposta di Dario Franceschini sull’una tantum per i “ricchi” non è tanto nell’aumento dell’aliquota Irpef per i redditi sopra i 120 mila euro. Quanto nell’obbiettivo finale: la redistribuzione di queste risorse.
Il leader del Pd dice: con questa una tantum è possibile raccogliere 500 milioni di euro, da redistribuire sulle fasce meno fortunate della popolazione. Nella sostanza i 176 mila contribuenti (lo 0,43% del totale) che dichiarano più di 120 mila euro dovrebbero pagare in media 2.831 euro all’anno in più all’anno. Secondo Franceschini, la sovrimposta dovrebbe essere proporzionale. Quindi, è verosimile che il maggior onere dovrebbe oscillare dagli 800 euro (per chi supera di poco i 120 mila euro) ai 10 mila euro per i redditi più alti.
Franceschini, poi, forse non ricorda la struttura delle nostre aliquote fiscali. Quella più alta (43% per i redditi sopra i 75 mila euro) già comprende una componente sociale. L’aliquota vera e propria, infatti, è al 40%; l’altro 3% già rappresenta gettito destinato a finanziare iniziative sociali.
E qui arriva la quota di demagogia. Gli italiani che dichiarano redditi pari od inferiori ai 6 mila euro all’anno (livello a cui si ha diritto alla social card) sono 9 milioni e 300 mila. Vale a dire, il 23,01 per cento.
A costoro Franceschini vuole devolvere i 500 milioni prelevati con l’una tantum sui “ricchi”. Vale a dire che vuol far loro arrivare qualcosa come 53 euro all’anno: 4 euro e 40 centesimi al mese. Con ogni probabilità, potrà anche immaginare detrazioni fiscali per i nuclei familiari mono-reddito; ed integrazioni per i figli a carico. Ma la sostanza cambia poco.
La tanto criticata (a sinistra) social card viene “caricata” con 40 euro al mese, per un totale di 480 euro all’anno. Quasi dieci volte il beneficio dell’una tantum di Franceschini.
Ancora una volta, quindi, la sinistra pur di strappare qualche titolo sui giornali, irride chi ha veramente bisogno. Come per la storia dell’assegno di disoccupazione. A conti fatti la tutela sociale garantita dalla proposta di Franceschini è nettamente più bassa del sostegno al reddito assicurato dalle misure messe in campo dal governo.
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
Quanti sono i cittadini che dichiarano redditi superiori ai 120 mila euro? Fonte Agenzia delle Entrate, si tratta di 176 mila persone, pari allo 0,43% del totale dei contribuenti.
Se l’“addizionale Franceschini” venisse applicata attraverso due punti in più di Irpef la loro aliquota passerebbe dal 43 al 45% a partire dai 70 mila euro di imponibile. In virtù della progressività, questi contribuenti onesti si vedrebbero gravati di cifre che andrebbero da 800 euro per chi è appena sopra i 120 mila di imponibile, fino a 10 mila. In media, i contribuenti interessati dovrebbero pagare più tasse per 2.831 euro a testa. Da questo calcolo saltano fuori i 498 milioni che Franceschini vuol destinare ai poveri.
C’è anche un altro sistema possibile applicare a tutti i contribuenti over 120 mila un prelievo del due per cento, indipendentemente dalla progressività. La sinistra non è nuova a questi trucchetti per trovare soldi: basta ricordare la tassa sul medico di famiglia escogitata da Romano Prodi. Comunque, con il prelievo secco avremmo un introito inferiore: 2.400 euro per 176 mila fa 422 milioni di euro.
E veniamo ai poveri. Si considerano tali quelli che dichiarano redditi inferiori a 6 mila euro, e sono ben 9,3 milioni, il 23,01% dei contribuenti. Se il “gruzzolo Franceschini” venisse distribuito a ciascuno di loro avremmo la strabiliante cifra di 53 euro l’anno qualcosa come 4 euro e 40 centesimi al mese. Nella seconda ipotesi – il prelievo secco – il “beneficio” scenderebbe a 45 euro l’anno, tre euro e 78 al mese.
Franceschini non può ignorare che le denunce dei redditi si fanno tra primavera ed estate, e che il saldo si paga a fine anno. Dunque da dove la prende la sua “una tantum”? E quando, visto che vuol limitarsi al 2009? Se il segretario del Pd cerca invece del soldi pronta cassa, allora dica che pensa a un prelievo secco, magari da applicare subito, basato sui redditi 2008. Essendo il meccanismo più rozzo, ne ricaverebbe meno, e più che una tassa sui ricchi la sua sarebbe una gabella indistinta.
Quando il governo ha varato la carta acquisti, che vale 40 euro al mese e costa allo Stato 450 milioni senza mettere le mani nelle tasche di nessuno, la sinistra (Franceschini compreso) l’ha definita un’elemosina. E ha chiesto non di aumentare le imposte, come sostanzialmente fa adesso, ma di ridurle per dipendenti e pensionati. È storia di due mesi fa.
Che il vero scopo di Franceschini sia politico o dice lui stesso.
Il mezzo miliardo di euro dell’una tantum non dovrebbe finire direttamente ai poveri, ma “ai comuni e alle associazioni del volontariato”. Insomma, avere esito incerto. Gestito da qualche sindaco o assessore. Anche in questo caso c’è chi mangia la foglia e chi no. E le critiche vengono dall’estrema sinistra, o dai dirigenti stessi di quel volontariato che Franceschini vorrebbe difendere. Per Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, l’una tantum è “un’elemosina inutile”. Per Andrea Olivero, presidente delle Acli, “non servono gli spot e le misure tampone”.
Ecco, messa così, a confronto con le cifre nude e crude e con la realtà dei fatti, la “Franceschini tax” può davvero essere presa per quello che è: una sortita politica che non serve certo ai poveri, ma vorrebbe rimettere un po’ in gioco chi l’ha avanzata.
La cifra demagogica della proposta di Dario Franceschini sull’una tantum per i “ricchi” non è tanto nell’aumento dell’aliquota Irpef per i redditi sopra i 120 mila euro. Quanto nell’obbiettivo finale: la redistribuzione di queste risorse.
Il leader del Pd dice: con questa una tantum è possibile raccogliere 500 milioni di euro, da redistribuire sulle fasce meno fortunate della popolazione. Nella sostanza i 176 mila contribuenti (lo 0,43% del totale) che dichiarano più di 120 mila euro dovrebbero pagare in media 2.831 euro all’anno in più all’anno. Secondo Franceschini, la sovrimposta dovrebbe essere proporzionale. Quindi, è verosimile che il maggior onere dovrebbe oscillare dagli 800 euro (per chi supera di poco i 120 mila euro) ai 10 mila euro per i redditi più alti.
Franceschini, poi, forse non ricorda la struttura delle nostre aliquote fiscali. Quella più alta (43% per i redditi sopra i 75 mila euro) già comprende una componente sociale. L’aliquota vera e propria, infatti, è al 40%; l’altro 3% già rappresenta gettito destinato a finanziare iniziative sociali.
E qui arriva la quota di demagogia. Gli italiani che dichiarano redditi pari od inferiori ai 6 mila euro all’anno (livello a cui si ha diritto alla social card) sono 9 milioni e 300 mila. Vale a dire, il 23,01 per cento.
A costoro Franceschini vuole devolvere i 500 milioni prelevati con l’una tantum sui “ricchi”. Vale a dire che vuol far loro arrivare qualcosa come 53 euro all’anno: 4 euro e 40 centesimi al mese. Con ogni probabilità, potrà anche immaginare detrazioni fiscali per i nuclei familiari mono-reddito; ed integrazioni per i figli a carico. Ma la sostanza cambia poco.
La tanto criticata (a sinistra) social card viene “caricata” con 40 euro al mese, per un totale di 480 euro all’anno. Quasi dieci volte il beneficio dell’una tantum di Franceschini.
Ancora una volta, quindi, la sinistra pur di strappare qualche titolo sui giornali, irride chi ha veramente bisogno. Come per la storia dell’assegno di disoccupazione. A conti fatti la tutela sociale garantita dalla proposta di Franceschini è nettamente più bassa del sostegno al reddito assicurato dalle misure messe in campo dal governo.
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
giovedì 12 marzo 2009
Perché snellire le istituzioni

Il Pd la butta sullo scandalo, sulle “pulsioni autoritarie di Berlusconi” che riemergerebbero “ciclicamente, come un fiume carsico”. Parla di volontà “sopprimere la funzione parlamentare”, di “incontenibile fastidio per le regole delle democrazia, inossidabile visione proprietaria delle istituzioni”.
Questo, ed altro, recita una nota (congiunta, per sottolinearne la drammaticità) dei capigruppo Antonello Soro e Anna Finocchiaro.
Eppure che problema ha posto Berlusconi? Quello di un migliore e più rapido funzionamento di Camera e Senato. Dell’eccessivo numero dei parlamentari: ne abbiamo 945 tra palazzo Madama e Montecitorio senza contare i senatori a vita, contro 535 degli Usa, 898 del parlamento francese, i 738 effettivi di quello inglese, i 598 del Bundestag tedesco, i 609 delle camere spagnole. Il nostro è dunque il record assoluto tra i paesi evoluti.
Berlusconi ha annunciato una proposta di legge di iniziativa popolare per dimezzare il numero degli onorevoli. Nel metodo è una sua prerogativa costituzionale, non un atto eversivo: la proposta farebbe tra l’altro il suo iter (parlamentare); mentre nel merito sicuramente andrebbe incontro al favore e soprattutto alle necessità dell’opinione pubblica.
La riduzione del numero dei parlamentari era già prevista dalla riforma istituzionale approvata dal precedente governo di centrodestra. Peccato che la sinistra abbia deciso di cancellarla scatenando contro di essa un referendum popolare con comitato presieduto dal solito Scalfaro.
Oggi la sinistra, girotondina e non, grida contro la casta, andando al rimorchio delle piazze di Beppe Grillo. E con rara impudenza reclama la riduzione dei parlamentari. Perché quando è stata fatta una riforma seria e a norma di Costituzione è insorta?
E veniamo alle frasi che hanno sollevato più scandalo (e non solo a sinistra). Berlusconi non ha proposto di privare i parlamentari della loro funzione legislativa, ma al contrario di consentire loro di lavorare più e meglio sulle leggi, soprattutto in commissione, consentendo in aula in voto per delega ai capigruppo sulle decine e centinaia di articoli che spesso compongono i nostri provvedimenti, e convocando la sessione plenaria per il voto finale sulle leggi. Anche qui se ne può discutere, ma dov’è lo scandalo? Dove l’attentato alla Costituzione, visto che già da oggi è previsto in base ai regolamenti parlamentari che molte norme vengano esaminate solamente in commissione, e si vada in aula per il voto finale?
Il premier ha citato l’Assemblea nazionale francese, dove da 40 anni per i parlamentari in missione autorizzata, o assenti per altri giustificati motivi, è possibile il voto per delega ai capigruppo. Se importato anche in Italia questo sistema permetterebbe di eliminare il problema dei “pianisti” in modo chiaro e trasparente, senza dover ricorrere a costose tecnologie che magari rischiano di essere aggirate dopo poco tempo. Perché è vero che la maggioranza dispone di un margine molto ampio, ma è altrettanto vero che il mandato parlamentare non consiste solo nella presenza al voto ma è fatto soprattutto di lavoro in commissione, di governo, di missioni e di presenza sul territorio.
Ovviamente ognuno fa la propria parte, ed anche il presidente della Camera fa la sua, e così l’opposizione. Gianfranco Fini difende le prerogative dell’istituzione che presiede, la Camera: ma queste prerogative non sono eterne, scritte sul marmo. Si attende per esempio da anni una riforma dei regolamenti parlamentari, secondo tutti i crismi della democrazia. A quando? Come da anni si discute di introdurre le sessioni di bilancio e dell’inemendabilità della legge Finanziaria: ma quando Tremonti, per la prima volta nella storia, è riuscito nel 2008 a farla approvare entro l’estate, come nel resto del mondo occidentale, l’opposizione ha quasi gridato al golpe.
La sinistra insorge con le consuete accuse di regime e di autoritarismo. È solo politica, ed il Pd lo sa benissimo. I parlamenti più numerosi e dove si vota più spesso e con compatte maggioranze sono quelli delle dittature. Il Congresso dei deputati del Popolo sul finire del regime sovietico era arrivato a contare 2.250 membri. Sotto il fascismo, la Camera dei fasci e delle corporazioni ed il Senato regio avevano oltre mille parlamentari, ma notoriamente non contavano nulla.
O si pensa che la democrazia rappresentativa consista nella moltiplicazione senza limiti non del numero degli elettori, ma di quello degli eletti? Di questi ne abbiamo in abbondanza, dal Senato ai consigli regionali, provinciali e comunali, fino alle comunità montane e alle circoscrizioni di quartiere, pomposamente ribattezzate municipi. Che questo modello funzioni non si può certo dire. Che goda della fiducia dell’opinione pubblica, meno che meno. Eppure è ciò che difende la sinistra. Avanti così ed il suo già scarso consenso si ridurrà al lumicino.
Cons.Mario Gori
Portavoce Pdl Frascati
Netiquettè
Noto che in questo periodo pre-elettorale sono proliferati numerosi blog e siti più o meno istituzionali. Assisto, tristemente, alla totale "deregulation" degli interventi. Non si può rispondere a commenti ufficiali e firmati con altri "semianonimi".
Al fine d'instaurare un rapporto cordiale e costruttivo, inviterei tutti gli amministratori di blog e siti a moderare gli interventi e a fornire una chiara paternità alle dichiarazioni pubblicate.
Come è già stato detto dal nostro candidato, Vincenzo Conte, proseguire su questa strada provocherebbe un triste inizio di campagna elettorale.
Simone Carboni
Al fine d'instaurare un rapporto cordiale e costruttivo, inviterei tutti gli amministratori di blog e siti a moderare gli interventi e a fornire una chiara paternità alle dichiarazioni pubblicate.
Come è già stato detto dal nostro candidato, Vincenzo Conte, proseguire su questa strada provocherebbe un triste inizio di campagna elettorale.
Simone Carboni
Replica a Anna
C'è un commento alla nota di Igino Mancini
Rimango stupita: a pochi mesi dalle elezioni ci sono ancora problemi nel PDL?
Quello che ho letto sul sito PDL firmato da Mancini è a dir poco fantascienza. (sappiamo tutti che chi fa personalismi all'interno di AN è Iodice Bernardo. Dunque non credo sia il pensiero di chi appare in firma).
Ricordo a lor signori che si sono messi in campagna elettorale: scendere in campo significa formare una squadra unita e forte. Forse non si sono resi conto che il PD è unito e alle votazioni, malgrado anche loro abbiano dei problemi, si uniranno e voteranno tutti per la stessa persona. Caro BERNARDO ultimamente i tuoi personalismi ti hanno portato a fare degli sbagli di valutazione. Attaccare i tuoi, il sindaco PALOZZI, non da (sic: ndr) un'immagine del PDL che i cittadini vorrebbero vedere prima di andare a votare. Se pensiamo a tutti quelli incerti .........tu dai una bella mano a farli votare per il PD. Non ti sono bastate le batoste fin'ora collezionate?
UNA CITTADINA SCONCERTATA
ANNA
Visto che sono ancora una volta chiamato in causa personalmente sulla vicenda, per l’ultima volta rispondo a Anna (a proposito ricordo una mia cara amica di nome Anna che mostrava come me orgogliosa una croce celtica: sono certo che si tratti di un caso di omonimia).
Si rende conto la Anna lettrice che la sua nota di commento suona oltremodo offensiva non certo nei confronti miei ma, in primis, del firmatario della nota (avv. Igino Mancini), dei tredici membri del direttivo cittadino di An, dei sette membri del direttivo di Azione giovani che hanno più volte ribadito lo stesso concetto in documenti ufficiali?
Per quanto mi concerne, ribadisco quanto ho avuto più volte modo di dichiarare: non sono disponibile a stare in una lista nella quale sia presente chi, pur nella diversità di vedute e di idee, non sappia giocare un gioco di squadra ma persegua personalismi su basi ancora da costruire. Qualora non si realizzassero queste condizioni, non porrei diktat di sorta (non sono nel mio stile e, certo, non ne ho neanche il potere) ma non accetterei passivamente scelte che non condivido: d’altra parte per me la politica, anche quella dei tempi duri, è stata solo passione e tale resterà fino alla fine!
Bernardo IODICE
Rimango stupita: a pochi mesi dalle elezioni ci sono ancora problemi nel PDL?
Quello che ho letto sul sito PDL firmato da Mancini è a dir poco fantascienza. (sappiamo tutti che chi fa personalismi all'interno di AN è Iodice Bernardo. Dunque non credo sia il pensiero di chi appare in firma).
Ricordo a lor signori che si sono messi in campagna elettorale: scendere in campo significa formare una squadra unita e forte. Forse non si sono resi conto che il PD è unito e alle votazioni, malgrado anche loro abbiano dei problemi, si uniranno e voteranno tutti per la stessa persona. Caro BERNARDO ultimamente i tuoi personalismi ti hanno portato a fare degli sbagli di valutazione. Attaccare i tuoi, il sindaco PALOZZI, non da (sic: ndr) un'immagine del PDL che i cittadini vorrebbero vedere prima di andare a votare. Se pensiamo a tutti quelli incerti .........tu dai una bella mano a farli votare per il PD. Non ti sono bastate le batoste fin'ora collezionate?
UNA CITTADINA SCONCERTATA
ANNA
Visto che sono ancora una volta chiamato in causa personalmente sulla vicenda, per l’ultima volta rispondo a Anna (a proposito ricordo una mia cara amica di nome Anna che mostrava come me orgogliosa una croce celtica: sono certo che si tratti di un caso di omonimia).
Si rende conto la Anna lettrice che la sua nota di commento suona oltremodo offensiva non certo nei confronti miei ma, in primis, del firmatario della nota (avv. Igino Mancini), dei tredici membri del direttivo cittadino di An, dei sette membri del direttivo di Azione giovani che hanno più volte ribadito lo stesso concetto in documenti ufficiali?
Per quanto mi concerne, ribadisco quanto ho avuto più volte modo di dichiarare: non sono disponibile a stare in una lista nella quale sia presente chi, pur nella diversità di vedute e di idee, non sappia giocare un gioco di squadra ma persegua personalismi su basi ancora da costruire. Qualora non si realizzassero queste condizioni, non porrei diktat di sorta (non sono nel mio stile e, certo, non ne ho neanche il potere) ma non accetterei passivamente scelte che non condivido: d’altra parte per me la politica, anche quella dei tempi duri, è stata solo passione e tale resterà fino alla fine!
Bernardo IODICE
PdL : Al Congresso, con spirito unitario

L’avventura è gia cominciata ma avrà la sua consacrazione al congresso del 27 marzo. Lo spirito che anima il Popolo della Libertà ha preceduto persino la scelta di Berlusconi a san Babila: è arrivato dal basso, come il leader ha ricordato ieri nell’incontro di vigilia con i gruppi parlamentari.
Raccogliere questo spirito e rilanciarlo con una nuova proiezione esterna, una diversa organizzazione per consolidare il consenso nelle prossime prove elettorali, rappresenta la sfida immediata di Forza Italia e An fuse assieme. Berlusconi ha avvertito, che il salto in avanti non deve far paura: l’affezione alla bandiera di origine non può coprire o attenuare il coraggio del nuovo percorso di libertà. Al PdL si chiede come mai in passato nella storia italiana, quella fusione tra moderati, cattolici, socialisti riformisti e liberali che completi l’idea che lo stesso Berlusconi ebbe nel lontano 1994. Rappresentare e parlare a quanti si riconoscevano allora nei partiti del cosiddetto “arco costituzionale” e allargare il suo sviluppo a tutti coloro che non volevano finire nell’orbita del movimenti post-comunisti.
C’è stato qualcosa di più e di diverso tuttavia nel discorso variegato che ieri il leader ha offerto a deputati e senatori del nascente partito. Qualcosa di importante e di categorico appena mascherati dall’ironia scelta ad arte dal presidente del Consiglio… “Non voglio che cresca un partito della nomenklatura – ha sottolineato tra gli applausi - e tanto meno un partito dei potentati”. Insomma, non un partito tradizionale, non un gigante riverniciato con una “casta” allargata, ma una forza di governo pragmatica e riformatrice che gode di una leadership autentica e riconosciuta. Componente di popolo, dunque il processo di formazione dal basso, e caratura della leadership rendono assieme possibile la grande svolta nel solco del Partito popolare europeo.
Guai se i sussulti nostalgici o i piccoli calcoli della vecchia bottega bloccassero il battesimo che ci aspetta. A tale proposito non servono polemiche, contrasti o strascichi dopo la grande vittoria di Berlusconi e del PdL in Sardegna, di cui pure oggi si fanno accenni sulla stampa nazionale. Forzature o, peggio, incidenti, perfino fisiologici in altre fasi politiche, rischierebbero di mortificare l’avvio della nostra grande avventura.
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
mercoledì 11 marzo 2009
CONVEGNO : FORZA ITALIA VERSO IL PDL

Estendo a tutti gli elettori,agli iscritti e ai simpatizzanti di Forza Italia di Frascati, un invito importante...
Venerdì 13 marzo ore 16,30 all' Auditorium della Conciliazione (Via della Conciliazione 4-Roma) si terrà la convention:
" FORZA ITALIA VERSO IL PDL " .
E' l'ultimo appuntamento per Forza Italia a Roma e nel Lazio, per ritrovarci poi insieme nel PdL dal 29 Marzo prossimo.
Interverranno:
Fabrizio Cicchitto
Antonio Tajani
Alfredo Pallone
Gianni Sammarco
Francesco Giro
Rocco Crimi
e ad altri esponenti del Lazio, di Roma e della provincia di Roma di Forza Italia.
NON MANCATE, condividiamo insieme le linee guida che Forza Italia porterà nel nuovo grande partito del Popolo della Libertà.
Vi aspetto
Cons. Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
Tranquillizziamo il sindaco Palozzi!
Abbiamo appreso con vivo piacere nei giorni scorsi che il sindaco Palozzi ha calorosamente sponsorizzato la candidatura di un esponente della “nuova destra frascatana”.
Speriamo che in un prossimo futuro il suddetto sindaco ci spieghi quale e quanta sia questa nuova destra frascatana atteso che il direttivo del circolo territoriale (13 validissimi esponenti della società civile) e di Azioni Giovani (sette giovani con curricula difficilmente rinvenibili alla loro età) hanno un’invidiabile unità di intenti e di azione politica e non hanno impedito ad alcuno di rendersi utili alla realizzazione di un obiettivo purché non fosse personale ma riferibile al partito tutto.
E speriamo che possa spiegare quale sia il valore aggiunto di questa innovazione visto che AN ha piena sintonia con Forza Italia al punto di avere anticipato la costituzione del PdL cittadino già da tempo e di avere indicato, unitariamente e senza attendere le decisioni normalmente prese altrove, la candidatura di un uomo di rilievo come Vincenzo Conte.
Proviamo, però, profondo compiacimento per il fatto che tanti si mostrino interessati alla partecipazione alla prossima consultazione elettorale amministrativa: tanti sono i candidati potenziali e tutti estremamente validi.
Ciò comporterà una scelta laboriosa e sofferta nella formazione della lista: può essere certo il nostro caro amico, sindaco di Marino, che la scelta non sarà condizionata da personalismi. Sa bene, infatti, che non è costume dei rappresentanti AN di Frascati subordinare le scelte all’occupazione di spazi, di poltrone, di prebende varie o a non dichiarabili motivi.
E sia certo che il mondo giovanile del PdL Frascati ha fin d’ora ben chiare le idee su chi, rappresentando il nuovo, abbia idee, voglia e capacità di rappresentarlo in un consesso importante e difficile qual è il Consiglio comunale di Frascati.
IGINO MANCINI, portavoce PdL
Speriamo che in un prossimo futuro il suddetto sindaco ci spieghi quale e quanta sia questa nuova destra frascatana atteso che il direttivo del circolo territoriale (13 validissimi esponenti della società civile) e di Azioni Giovani (sette giovani con curricula difficilmente rinvenibili alla loro età) hanno un’invidiabile unità di intenti e di azione politica e non hanno impedito ad alcuno di rendersi utili alla realizzazione di un obiettivo purché non fosse personale ma riferibile al partito tutto.
E speriamo che possa spiegare quale sia il valore aggiunto di questa innovazione visto che AN ha piena sintonia con Forza Italia al punto di avere anticipato la costituzione del PdL cittadino già da tempo e di avere indicato, unitariamente e senza attendere le decisioni normalmente prese altrove, la candidatura di un uomo di rilievo come Vincenzo Conte.
Proviamo, però, profondo compiacimento per il fatto che tanti si mostrino interessati alla partecipazione alla prossima consultazione elettorale amministrativa: tanti sono i candidati potenziali e tutti estremamente validi.
Ciò comporterà una scelta laboriosa e sofferta nella formazione della lista: può essere certo il nostro caro amico, sindaco di Marino, che la scelta non sarà condizionata da personalismi. Sa bene, infatti, che non è costume dei rappresentanti AN di Frascati subordinare le scelte all’occupazione di spazi, di poltrone, di prebende varie o a non dichiarabili motivi.
E sia certo che il mondo giovanile del PdL Frascati ha fin d’ora ben chiare le idee su chi, rappresentando il nuovo, abbia idee, voglia e capacità di rappresentarlo in un consesso importante e difficile qual è il Consiglio comunale di Frascati.
IGINO MANCINI, portavoce PdL
Come si sprecano i soldi pubblici!
Da sempre il MSI prima, Alleanza Nazionale poi e il PDL ora hanno fatto del decoro urbano una delle battaglie che hanno caratterizzato l’impegno politico verso il territorio.
Sorprendono non tanto gli atteggiamenti di alcuni “ecologisti” dell’ultima ora che scoprono il problema (di conversioni è piena la storia!) quanto la sperimentata incapacità delle amministrazioni comunali (tutte di sinistra) che, nel corso degli anni, non hanno saputo dare alcuna risposta valida alla soluzione del problema.
A dire il vero proprio l’amministrazione Posa, forse involontariamente o forse per la sua radice ideologica, ha dato uno spunto notevole al proliferare del fenomeno dei cosiddetti graffitari con la sua iniziativa, ovviamente pagata e ovviamente affidata ai soliti noti, di scrivere le vie della città (ricordate writing city?).
C’è di più: le volte che, con cadenza olimpica, le strutture pubbliche della nostra città (la scalinata della stazione, il monumento ai caduti, il palazzo vescovile, l’ufficio postale e l’elenco potrebbe continuare all’infinito) sono ripulite, si realizza un ulteriore spreco delle risorse pubbliche, siano esse comunali, provinciali o regionali. Sembra quasi che l’unico interesse che muove i nostri soloni sia quello di offrire ogni tanto nuovi spazi puliti ai tanti imbrattatori che frequentano la nostra città.
Le sollecitazioni, che più volte abbiamo rivolto agli amministratori e agli uffici comunali di far seguire alla pulizia delle parti imbrattate un trattamento-antigraffiti, sono sempre cadute nel vuoto.
E ci chiediamo (e chiediamo ai nostri concittadini) se sia così difficile programmare un intervento che non sia fine a se stesso ma sia strutturato in modo tale da lasciare traccia anche in futuro.
Ripulite le pareti dalle scritte occorre che le stesse siano trattate con una speciale pellicola che impedisce che la vernice penetri la parete e resti, invece, in superficie in modo tale da poter essere facilmente eliminata con un spugna imbevuta di acqua.
Questa è la procedura corretta che sembra sia ignota ai nostri amministratori!
E così si realizzano interventi di facciata che non solo durano lo spazio di un mattino ma che determinano anche uno spreco di soldi pubblici.
Sorprendono non tanto gli atteggiamenti di alcuni “ecologisti” dell’ultima ora che scoprono il problema (di conversioni è piena la storia!) quanto la sperimentata incapacità delle amministrazioni comunali (tutte di sinistra) che, nel corso degli anni, non hanno saputo dare alcuna risposta valida alla soluzione del problema.
A dire il vero proprio l’amministrazione Posa, forse involontariamente o forse per la sua radice ideologica, ha dato uno spunto notevole al proliferare del fenomeno dei cosiddetti graffitari con la sua iniziativa, ovviamente pagata e ovviamente affidata ai soliti noti, di scrivere le vie della città (ricordate writing city?).
C’è di più: le volte che, con cadenza olimpica, le strutture pubbliche della nostra città (la scalinata della stazione, il monumento ai caduti, il palazzo vescovile, l’ufficio postale e l’elenco potrebbe continuare all’infinito) sono ripulite, si realizza un ulteriore spreco delle risorse pubbliche, siano esse comunali, provinciali o regionali. Sembra quasi che l’unico interesse che muove i nostri soloni sia quello di offrire ogni tanto nuovi spazi puliti ai tanti imbrattatori che frequentano la nostra città.
Le sollecitazioni, che più volte abbiamo rivolto agli amministratori e agli uffici comunali di far seguire alla pulizia delle parti imbrattate un trattamento-antigraffiti, sono sempre cadute nel vuoto.
E ci chiediamo (e chiediamo ai nostri concittadini) se sia così difficile programmare un intervento che non sia fine a se stesso ma sia strutturato in modo tale da lasciare traccia anche in futuro.
Ripulite le pareti dalle scritte occorre che le stesse siano trattate con una speciale pellicola che impedisce che la vernice penetri la parete e resti, invece, in superficie in modo tale da poter essere facilmente eliminata con un spugna imbevuta di acqua.
Questa è la procedura corretta che sembra sia ignota ai nostri amministratori!
E così si realizzano interventi di facciata che non solo durano lo spazio di un mattino ma che determinano anche uno spreco di soldi pubblici.
Bernardo Iodice, consigliere comunale PdL
Franceschini, idee chiare su niente
Con la proposta dell'assegno a tutti i disoccupati, Franceschini aveva tracciato la linea ispiratrice del suo mandato a termine, cioé quella di riposizionare il Pd più a sinistra nel tentativo di porre le basi per una ricomposizione dell'Unione prodiana. Una mossa massimalista, dunque, e anche demagogica, ma per lo meno il nuovo leader dell'opposizione aveva messo in campo uno straccio di proposta su cui la maggioranza era stata costretta a posizionarsi e a discutere. Sempre meglio di niente. Si trattava, ovviamente, di una proposta irrealizzabile, troppo costosa per il bilancio dello Stato e destinata - se mai fosse stata varata - a una solenne bocciatura europea, e per di più andava nella direzione sbagliata, perché avrebbe incoraggiato gli imprenditori in crisi a licenziare. Ma, almeno nel metodo, aveva restituito al Pd un ruolo più collaborativo, dopo la raffica di “no” dei mesi passati. La stagione propositiva è durata però lo spazio di un mattino, visto che dopo pochi giorni Franceschini ha subito ricominciato a boicottare in modo pregiudiziale ogni iniziativa del governo. Appena Berlusconi ha annunciato il piano casa, infatti, è scattato il riflesso condizionato del "non fare", quell'attitudine conservatrice che è stata e resta una delle più gravi malattie della sinistra italiana e che l'ha sempre più allontanata dal Paese reale.
C’è, in effetti, un abisso fra la concretezza che il governo sta dimostrando nell'affrontare la crisi e la contrapposizione vetero-idelogica del Pd, che si è liberato dell'abbraccio ingombrante del panambientalismo di Pecoraro Scanio ma che resta ancorato alle sue stesse logiche, per cui un piano caso deve essere necessariamente indentificato con la cementificazione selvaggia e non - magari - con l'opportunità di migliorare anche dal punto di vista ambientale un patrimonio immobiliare in molti casi vetusto (il concetto è semplice: chi ha una casa potrà ampliarla accrescendone il valore e rendendola più bella). La molla del no, insomma, fa sempre aggio sul ragionamento e sulla disponibilità al confronto. Berlusconi, di fronte a un'opposizione di questa fatta, non può che procedere speditamente con le riforme, mettendo in campo i provvedimenti urgenti anti-crisi e quelli strategici che permetteranno all'Italia di captare per prima i segnali di ripresa, appena arriveranno (ieri Almunia ha detto che la prima inversione di tendenza potrà esserci già nel 2010). Non è ottimismo di maniera sostenere, dunque, che le crisi finanziarie “nascono e finiscono”, e ricordare che l’Italia - dove non ci saranno situazioni di miseria – l’ha affrontata prima e la sta gestendo meglio di altri. I numeri lo dimostrano: 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, 17,8 miliardi per le opere pubbliche, e tanti altri provvedimenti per un totale di 50 miliardi di euro, quasi tutti indirizzati ad alleviare i problemi delle famiglie e delle imprese.
Ma questo non basta, nell'ottica del medio periodo: per fare il salto di qualità decisivo occorre infatti ammodernare il Paese partendo dalle sue strutture burocratiche. L'allarme lanciato da Tremonti la scorsa settimana sui 100 miliardi di euro bloccati dalla burocrazia rende bene l'idea di quanto sia urgente riformare la pubblica amministrazione. Per questo il governo si è impegnato a digitalizzare i dati e renderli accessibili ai cittadini entro il 2012. È un modo per rendere più trasparente la pubblica amministrazione e per arginare i fenomeni di corruzione ancora presenti. Questo è un governo che sta attuando in pieno il suo programma, e che ha saputo adattare la sua azione - con la duttilità che solo una coalizione compatta e omogenea può mettere in campo - alla crisi finanziaria piombata dall'America. Si dice che è nei momenti difficili che si varano le riforme più efficaci. Esattamente ciò che sta facendo il governo italiano, marcando sempre più le distanze da un'opposizione velleitaria e divisa.
Mario Gori(Portavoce PdL Frascati)
C’è, in effetti, un abisso fra la concretezza che il governo sta dimostrando nell'affrontare la crisi e la contrapposizione vetero-idelogica del Pd, che si è liberato dell'abbraccio ingombrante del panambientalismo di Pecoraro Scanio ma che resta ancorato alle sue stesse logiche, per cui un piano caso deve essere necessariamente indentificato con la cementificazione selvaggia e non - magari - con l'opportunità di migliorare anche dal punto di vista ambientale un patrimonio immobiliare in molti casi vetusto (il concetto è semplice: chi ha una casa potrà ampliarla accrescendone il valore e rendendola più bella). La molla del no, insomma, fa sempre aggio sul ragionamento e sulla disponibilità al confronto. Berlusconi, di fronte a un'opposizione di questa fatta, non può che procedere speditamente con le riforme, mettendo in campo i provvedimenti urgenti anti-crisi e quelli strategici che permetteranno all'Italia di captare per prima i segnali di ripresa, appena arriveranno (ieri Almunia ha detto che la prima inversione di tendenza potrà esserci già nel 2010). Non è ottimismo di maniera sostenere, dunque, che le crisi finanziarie “nascono e finiscono”, e ricordare che l’Italia - dove non ci saranno situazioni di miseria – l’ha affrontata prima e la sta gestendo meglio di altri. I numeri lo dimostrano: 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, 17,8 miliardi per le opere pubbliche, e tanti altri provvedimenti per un totale di 50 miliardi di euro, quasi tutti indirizzati ad alleviare i problemi delle famiglie e delle imprese.
Ma questo non basta, nell'ottica del medio periodo: per fare il salto di qualità decisivo occorre infatti ammodernare il Paese partendo dalle sue strutture burocratiche. L'allarme lanciato da Tremonti la scorsa settimana sui 100 miliardi di euro bloccati dalla burocrazia rende bene l'idea di quanto sia urgente riformare la pubblica amministrazione. Per questo il governo si è impegnato a digitalizzare i dati e renderli accessibili ai cittadini entro il 2012. È un modo per rendere più trasparente la pubblica amministrazione e per arginare i fenomeni di corruzione ancora presenti. Questo è un governo che sta attuando in pieno il suo programma, e che ha saputo adattare la sua azione - con la duttilità che solo una coalizione compatta e omogenea può mettere in campo - alla crisi finanziaria piombata dall'America. Si dice che è nei momenti difficili che si varano le riforme più efficaci. Esattamente ciò che sta facendo il governo italiano, marcando sempre più le distanze da un'opposizione velleitaria e divisa.
Mario Gori(Portavoce PdL Frascati)
martedì 10 marzo 2009
Piano Casa: Dossier, perché e come
Cinquecentocinquanta milioni di euro da spendere subito; almeno cinquemila nuovi alloggi da costruire e destinare a chi ne ha bisogno; la possibilità, per gli edifici esistenti, di ampliare fino al 20% le cubature per migliorare la qualità abitativa e destinare una stanza a figli e familiari; e per gli edifici più vecchi di 20 anni la ricostruzione con volumi più ampi del 30% se si adottano criteri di edilizia ecologica e di risparmio energetico.
È una rivoluzione edilizia quella contenuta nel piano casa annunciato dal governo dopo un accordo siglato venerdì 6 marzo con le regioni, assieme al rilancio delle grandi infrastrutture; e che verrà definitivamente varato dal consiglio del ministri di venerdì 13. Un beneficio innanzi tutto per le categorie più popolari di beneficiari, ma anche per l’industria edile e per l’economia in generale, visto che l’edilizia è un settore trainante. Un progetto che avrebbe dovuto realizzare due anni fa la sinistra, ma che poi è rimasto al solito nel cassetto. Oggi lo fa il centrodestra in accordo con le regioni; e la sinistra di Dario Franeschini, presa in contropiede, grida alla “cementificazione”: smentita dagli stessi ambientalisti e da molti suoi amministratori.
Vediamo punto per punto:
•Cinquecentocinquanta milioni di euro. Sono le risorse complessive; 200 milioni da dirottare sulle regioni a cui spettano i piani particolareggiati di intervento, e 350 di contributi diretti. Il governo recupera in gran parte un progetto del governo Prodi, ma che i contrasti in seno all’esecutivo della sinistra avevano bloccato.
•Cinquemila alloggi. Sono quelli da realizzare con il piano, ma potrebbero salire a 6.000. Abitazioni da ristrutturare, migliorare, ampliare, oppure da edificare ex novo. Si tratta in tutti i casi di edilizia popolare da destinare ai cittadini meno abbienti attraverso il meccanismo del riscatto a prezzi scontati.
•Un milione di nuovi proprietari. Sono quanti oggi vivono in case popolari che potrebbero beneficiare del piano, investendo nei miglioramenti e negli ampliamenti e usufruendo del riscatto.
•Una casa più comoda e più risparmiosa. Il meccanismo di aumento delle cubature sarà subordinato a vincoli ambientali precisi, stabiliti dalle regioni e dai piani regolatori comunali, e non potranno prestarsi a speculazioni. L’aumento del 30% verrà riservato agli edifici più anziani a condizioni che si ricostruisca con tecnologie di basso impatto ambientale ed energetico.
•Sconti fiscali. Il contributo in imposte da versare sarà ridotto del 20% in generale, e del 60% se la casa è destinata a prima abitazione del richiedente o di parenti fino al terzo grado.
•Aumenta il patrimonio delle famiglie, un paracadute per i figli. I giovani alle prese con il precariato possono permettersi a stento una nuova abitazione. Un vano in più nella casa dei genitori, o comunque un aumento di valore della proprietà immobiliare della famiglia, costituisce un paracadute anche per loro. Tanto più considerando quanto in questi anni la casa abbia costituito la vera tutela sociale delle nuove generazioni.
•Meno carte bollate. Nel progetto c’è una semplificazione che ridimensiona il potere eccessivo degli uffici tecnici comunali – vero imbuto burocratico, e spesso clientelare - , un contropotere che addirittura fa da ostacolo ai sindaci. Le numerose carte bollate richieste ai cittadini potrebbero essere sostituite da perizie giurate.
•Circuito virtuoso nei comuni. Le opere di urbanizzazione porteranno nuovi soldi nelle casse comunali, oltre a migliorare la qualità di vita ed il patrimonio delle famiglie. Un circuito virtuoso che consentirà, a regime, al piano di procedere ed auto-alimentarsi.
•Un salto di qualità ambientale. Abbattere e ricostruire edifici obsoleti o fuori norma dal punto di vista igienico ed ecologico è esattamente il contrario della “cementificazione” paventata dal segretario Pd Franceschini.
•Sinistra spiazzata. Proprio oggi esce sulla Stampa un’intervista all’ex ministro Bersani, del Pd. Eccone un passaggio: “Al piano casa non diciamo solo no. Allentiamo il patto di stabilità con i comuni, apriamo mille cantieri locali…Potenziamo le detrazioni per le ristrutturazioni… Facciamo finalmente il piano casa pubblico. Questo governo ha bloccato i soldi che avevano stanziato Prodi e Di Pietro assieme alle regioni. Sono direttrici perfettamente in grado di rilanciare l’edilizia senza stravolgere le regole”. Contemporaneamente il segretario Pd, Franceschini, boccia il piano casa con toni da ultima spiaggia: “Sarebbe la cementificazione dell’Italia”. Forse i due maggiori sfidanti per la segreteria dei democratici dovrebbero mettersi un po’ d’accordo?
•Il sì degli ambientalisti. Ma un sostegno al progetto del governo viene dall’ala del fronte ambientalista meno viziata da pregiudizi politici. Afferma Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra: “Berlusconi ha annunciato un piano casa e Legambiente già proclama l’apocalisse. Si calmi. Valutino ogni aspetto con serietà. Riflettano bene, se poi trovano qualcosa di poco convincente la contrastino con argomenti ragionevoli per farla modificare”. Continua Ripa di Meana: “Non hanno l’umiltà di esaminare il piano quando sarà reso noto nei dettagli. Pigramente sfoderano vecchi slogan e chiamano alla mobilitazione. Non rendono un buon servizio alla gente. La verità è che ormai rappresentano interessi politici. Leader di Legambiente come Realacci, Della Seta, Farrante si sono accomodati in Parlamento sotto l’egida del Pd”. E infine: “Demonizzare il mattone è sciocco. La casa è un problema al quale la gente è molto sensibile. Non possiamo dire sempre no, è anche questione di sintonia con l’economia reale”.
•Regioni rosse divise. A conferma delle spaccature nella sinistra, c’è il no venuto da certe regioni dopo la firma dell’intesa con il governo: guarda caso si tratta di quasi tutte quelle amministrate dalla sinistra. Eppure erano le stesse che, all’epoca di Prodi, reclamavano lo sblocco dei finanziamenti per l’edilizia popolare. Il fronte però vacilla: il governatore ulivista della Marche Gian Mario Spacca è il primo ad uscire dal coro: “A me interessa la politica del fare. Il sostegno all’edilizia e alle infrastrutture è una significativa risposta anticrisi”. Anche Vasco Errani, presidente dell’Emilia-Romagna, ha anticipato la sua soddisfazione, dopo la firma di venerdì scorso: “Finalmente possiamo partire con i nostri piani”. Poi è giunto il niet di Franceschini. Contrordine compagni. Oppure no?
MARIO GORI ( PORTAVOCE PDL COMUNE FRASCATI )
È una rivoluzione edilizia quella contenuta nel piano casa annunciato dal governo dopo un accordo siglato venerdì 6 marzo con le regioni, assieme al rilancio delle grandi infrastrutture; e che verrà definitivamente varato dal consiglio del ministri di venerdì 13. Un beneficio innanzi tutto per le categorie più popolari di beneficiari, ma anche per l’industria edile e per l’economia in generale, visto che l’edilizia è un settore trainante. Un progetto che avrebbe dovuto realizzare due anni fa la sinistra, ma che poi è rimasto al solito nel cassetto. Oggi lo fa il centrodestra in accordo con le regioni; e la sinistra di Dario Franeschini, presa in contropiede, grida alla “cementificazione”: smentita dagli stessi ambientalisti e da molti suoi amministratori.
Vediamo punto per punto:
•Cinquecentocinquanta milioni di euro. Sono le risorse complessive; 200 milioni da dirottare sulle regioni a cui spettano i piani particolareggiati di intervento, e 350 di contributi diretti. Il governo recupera in gran parte un progetto del governo Prodi, ma che i contrasti in seno all’esecutivo della sinistra avevano bloccato.
•Cinquemila alloggi. Sono quelli da realizzare con il piano, ma potrebbero salire a 6.000. Abitazioni da ristrutturare, migliorare, ampliare, oppure da edificare ex novo. Si tratta in tutti i casi di edilizia popolare da destinare ai cittadini meno abbienti attraverso il meccanismo del riscatto a prezzi scontati.
•Un milione di nuovi proprietari. Sono quanti oggi vivono in case popolari che potrebbero beneficiare del piano, investendo nei miglioramenti e negli ampliamenti e usufruendo del riscatto.
•Una casa più comoda e più risparmiosa. Il meccanismo di aumento delle cubature sarà subordinato a vincoli ambientali precisi, stabiliti dalle regioni e dai piani regolatori comunali, e non potranno prestarsi a speculazioni. L’aumento del 30% verrà riservato agli edifici più anziani a condizioni che si ricostruisca con tecnologie di basso impatto ambientale ed energetico.
•Sconti fiscali. Il contributo in imposte da versare sarà ridotto del 20% in generale, e del 60% se la casa è destinata a prima abitazione del richiedente o di parenti fino al terzo grado.
•Aumenta il patrimonio delle famiglie, un paracadute per i figli. I giovani alle prese con il precariato possono permettersi a stento una nuova abitazione. Un vano in più nella casa dei genitori, o comunque un aumento di valore della proprietà immobiliare della famiglia, costituisce un paracadute anche per loro. Tanto più considerando quanto in questi anni la casa abbia costituito la vera tutela sociale delle nuove generazioni.
•Meno carte bollate. Nel progetto c’è una semplificazione che ridimensiona il potere eccessivo degli uffici tecnici comunali – vero imbuto burocratico, e spesso clientelare - , un contropotere che addirittura fa da ostacolo ai sindaci. Le numerose carte bollate richieste ai cittadini potrebbero essere sostituite da perizie giurate.
•Circuito virtuoso nei comuni. Le opere di urbanizzazione porteranno nuovi soldi nelle casse comunali, oltre a migliorare la qualità di vita ed il patrimonio delle famiglie. Un circuito virtuoso che consentirà, a regime, al piano di procedere ed auto-alimentarsi.
•Un salto di qualità ambientale. Abbattere e ricostruire edifici obsoleti o fuori norma dal punto di vista igienico ed ecologico è esattamente il contrario della “cementificazione” paventata dal segretario Pd Franceschini.
•Sinistra spiazzata. Proprio oggi esce sulla Stampa un’intervista all’ex ministro Bersani, del Pd. Eccone un passaggio: “Al piano casa non diciamo solo no. Allentiamo il patto di stabilità con i comuni, apriamo mille cantieri locali…Potenziamo le detrazioni per le ristrutturazioni… Facciamo finalmente il piano casa pubblico. Questo governo ha bloccato i soldi che avevano stanziato Prodi e Di Pietro assieme alle regioni. Sono direttrici perfettamente in grado di rilanciare l’edilizia senza stravolgere le regole”. Contemporaneamente il segretario Pd, Franceschini, boccia il piano casa con toni da ultima spiaggia: “Sarebbe la cementificazione dell’Italia”. Forse i due maggiori sfidanti per la segreteria dei democratici dovrebbero mettersi un po’ d’accordo?
•Il sì degli ambientalisti. Ma un sostegno al progetto del governo viene dall’ala del fronte ambientalista meno viziata da pregiudizi politici. Afferma Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra: “Berlusconi ha annunciato un piano casa e Legambiente già proclama l’apocalisse. Si calmi. Valutino ogni aspetto con serietà. Riflettano bene, se poi trovano qualcosa di poco convincente la contrastino con argomenti ragionevoli per farla modificare”. Continua Ripa di Meana: “Non hanno l’umiltà di esaminare il piano quando sarà reso noto nei dettagli. Pigramente sfoderano vecchi slogan e chiamano alla mobilitazione. Non rendono un buon servizio alla gente. La verità è che ormai rappresentano interessi politici. Leader di Legambiente come Realacci, Della Seta, Farrante si sono accomodati in Parlamento sotto l’egida del Pd”. E infine: “Demonizzare il mattone è sciocco. La casa è un problema al quale la gente è molto sensibile. Non possiamo dire sempre no, è anche questione di sintonia con l’economia reale”.
•Regioni rosse divise. A conferma delle spaccature nella sinistra, c’è il no venuto da certe regioni dopo la firma dell’intesa con il governo: guarda caso si tratta di quasi tutte quelle amministrate dalla sinistra. Eppure erano le stesse che, all’epoca di Prodi, reclamavano lo sblocco dei finanziamenti per l’edilizia popolare. Il fronte però vacilla: il governatore ulivista della Marche Gian Mario Spacca è il primo ad uscire dal coro: “A me interessa la politica del fare. Il sostegno all’edilizia e alle infrastrutture è una significativa risposta anticrisi”. Anche Vasco Errani, presidente dell’Emilia-Romagna, ha anticipato la sua soddisfazione, dopo la firma di venerdì scorso: “Finalmente possiamo partire con i nostri piani”. Poi è giunto il niet di Franceschini. Contrordine compagni. Oppure no?
MARIO GORI ( PORTAVOCE PDL COMUNE FRASCATI )
lunedì 9 marzo 2009
COMUNICATO STAMPA : NASCE A FRASCATI IL COORDINAMENTO PDL GIOVANI
Frascati,9 marzo 2009- Dopo aver dato vita,lo scorso 16 novembre, al Coordinamento comunale del Popolo della Libertà , e dopo aver designato di comune accordo, a distanza di solo 30 giorni , un candidato sindaco di altissimo profilo morale e professionale quale Vincenzo Conte, i dirigenti tuscolani di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, a Frascati raggiungono un altro importantissimo traguardo : nasce il Coordinamento PDL Giovani.
Consapevoli della necessità di coinvolgere quante più rappresentanze giovanili nello sviluppo del progetto politico–amministrativo relativo alla città di Frascati in previsione della prossima sfida elettorale per la nomina del primo cittadino, riconoscendo quindi l’importanza che le politiche giovanili riscuotono oggi giorno, il Coordinamento comunale di Forza Italia ed il Circolo territoriale di Alleanza Nazionale hanno convenuto di costituire il primo Coordinamento PDL Giovani di Frascati ,che sarà guidato unitariamente da due portavoce : Emanuele Spoto e Simone Carboni.
F.to : Mario Gori e Igino Mancini
(Portavoce PDL FRASCATI )
Consapevoli della necessità di coinvolgere quante più rappresentanze giovanili nello sviluppo del progetto politico–amministrativo relativo alla città di Frascati in previsione della prossima sfida elettorale per la nomina del primo cittadino, riconoscendo quindi l’importanza che le politiche giovanili riscuotono oggi giorno, il Coordinamento comunale di Forza Italia ed il Circolo territoriale di Alleanza Nazionale hanno convenuto di costituire il primo Coordinamento PDL Giovani di Frascati ,che sarà guidato unitariamente da due portavoce : Emanuele Spoto e Simone Carboni.
F.to : Mario Gori e Igino Mancini
(Portavoce PDL FRASCATI )
La scelta difficile di Casini

L’esperienza insegna quanto scomoda e inconcludente sia la posizione del centrista appollaiato sul pero. La scelta di rappresentare la terza forza può avere senso quando entra in avaria il sistema politico articolato su due forze in competizione per il governo. Non è questo il caso italiano. La stessa facilità con cui l’elezione diretta del governo, tra due proposte in campo, è diventata di senso comune, dimostra quanto il corpo elettorale fosse stanco dei giochi combinatori della partitocrazia. Il meccanismo va lubrificato con l’uso perché funzioni al meglio, come in tutte le democrazie mature, ma non c’è ragione di tornare indietro, al tempo dell’eterna anomalia italiana.
L’Udc di Pierferdinando Casini può dare un contributo utile per il miglior funzionamento del bipolarismo, solo che si decida a scendere dal pero e prendere realisticamente, nella competizione che c’è, la posizione coerente con le aspettative della sua porzione di elettorato e dei suoi punti di riferimento riconoscendo, peraltro, che lo spazio al centro e già stabilmente occupato dal PdL.
Invece, continua a isolarsi in una terza posizione virtuale, ingannando il tempo dell’attesa con il lancio imparziale, sui protagonisti del gioco politico reale, di simbolici corpi contundenti che non fanno male a nessuno.
Questo atteggiamento di non splendido isolamento ricorda l’analogo rifiuto della realtà da parte degli ultimi segretari dc, o postdemocristiani. Anche Zaccagnini e Martinazzoli si rifiutavano di credere che i bei tempi, quando lo Scudo crociato era il centro dell’universo politico, fossero passati per sempre. Non si rassegnavano al fatto che la caduta del Muro avesse messo in libertà i molti milioni di elettori che per quasi mezzo secolo avevano votato Dc senza considerarsi democristiani. Un voto faute de mieux. Così si isolarono dal cambiamento in atto, mentre la vita andava avanti.
Casini è troppo giovane e dinamico per montare la sentinella al deserto dei tartari in attesa dei decreti del destino. Ha anche abbastanza spirito pratico per rendersi conto che “gufare” non è un buon surrogato dell’azione politica. Anche gli ultimi centristi francesi fecero una scommessa sul rigetto del bipolarismo della Quinta Repubblica. La persero perché la loro logica non era quella degli elettori moderati. I quali capirono che il centrismo non si realizza con la formazione di un grande partito di centro, destinato a impaludarsi negli eterni compromessi della politica politicante. Vince quando spinge verso il centro entrambe le alleanze, concorrendo alla realizzazione di un’alternanza dei moderati.
Governare l’Italia “al centro” è desiderabile e diventerà possibile quando la sinistra si deciderà a capire che il suo sogno egemonico è un incubo per la maggioranza degli italiani. Mentre tornare a governarla “dal centro” è solo velleitario. Casini metterà i piedi per terra quando intenderà ragione, si renderà conto che al centro c’è già il PdL, e lo farà intendere ai suoi sconsigliati consiglieri.
Mario Gori ( Portavoce PDL Comune di Frascati )
Sondaggio:Il Popolo della Libertà è al 42%
Euromedia Research è l’istituto di sondaggi al quale il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, attribuisce maggiore attendibilità: infatti le sue previsioni sono sempre state confermate dai risultati elettorali.
L’ultimo sondaggio sconta l’effetto Franceschini, ma con risultati oltremodo deludenti: il Partito democratico raccoglie infatti il 22% delle intenzioni di voto alle prossime europee. Lo spostamento a sinistra del nuovo segretario ha avuto due effetti: un leggero recupero nei confronti dell’Idv, cui viene attribuito il 7,5% delle intenzioni di voto (il partito di Antonio Di Pietro aveva raggiunto e superato l’8% in precedenti sondaggi) e una crescita dell’ex Sinistra Arcobaleno, che con l’8,7% dimostra chiaramente di avere beneficiato di voti in uscita dal Pd. In particolare, Rifondazione comunista sarebbe al 4,5% e gli altri, insieme, sarebbero al 4,2% con la possibilità, quindi, di superare lo sbarramento del 4% e rilanciare da sinistra l’opposizione al Pd.
A dieci mesi dalla formazione del governo, il Partito della Libertà è al 42%: dal 37,4%, la crescita è stata del 4,6%, pari a mezzo punto al mese.
Il divario tra Pdl e Pd, che era di 4,2 punti, è salito in dieci mesi a 20 punti. Questo significa che il Pd non ha solo perduto voti a favore dell’Idv e della ex Sinistra-l’Arcobaleno, ma che alcuni suoi elettori sono passati ai partiti di centrodestra. Conseguenza, questa, di diversi fattori: dal un lato, l’apprezzamento degli italiani per il “governo del fare” e per il modo in cui sta affrontando la grave crisi finanziaria ed economica internazionale; dall’altro lato, l’inconcludenza dell’opposizione e l’appiattimento di Veltroni sulle posizioni dipietriste. Con il risultato che il Pd ha perso mediamente un punto percentuale al mese.
La Lega, stimata al 10%, registra nell’arco di dieci mesi una progressione di 1,7 punti. Stabile l’Mpa all’1,1%.
L’Udc, infine, viene accreditata del 5,9% delle intenzioni di voto, appena lo 0,3% in più del 5,6% ottenuto alle elezioni di aprile 2008.
Il fronte del centrodestra consolida quindi le proprie posizioni e garantisce la rotta sul bipolarismo/bipartitismo, ormai assimilato dalla maggioranza degli elettori; il fronte delle opposizioni, invece, accentua la propria frammentazione: il Pd, “partito a vocazione maggioritaria”, fallisce nei suoi obiettivi e provoca una diaspora di cui si avvantaggiano le formazioni minori.
L’ultimo sondaggio sconta l’effetto Franceschini, ma con risultati oltremodo deludenti: il Partito democratico raccoglie infatti il 22% delle intenzioni di voto alle prossime europee. Lo spostamento a sinistra del nuovo segretario ha avuto due effetti: un leggero recupero nei confronti dell’Idv, cui viene attribuito il 7,5% delle intenzioni di voto (il partito di Antonio Di Pietro aveva raggiunto e superato l’8% in precedenti sondaggi) e una crescita dell’ex Sinistra Arcobaleno, che con l’8,7% dimostra chiaramente di avere beneficiato di voti in uscita dal Pd. In particolare, Rifondazione comunista sarebbe al 4,5% e gli altri, insieme, sarebbero al 4,2% con la possibilità, quindi, di superare lo sbarramento del 4% e rilanciare da sinistra l’opposizione al Pd.
A dieci mesi dalla formazione del governo, il Partito della Libertà è al 42%: dal 37,4%, la crescita è stata del 4,6%, pari a mezzo punto al mese.
Il divario tra Pdl e Pd, che era di 4,2 punti, è salito in dieci mesi a 20 punti. Questo significa che il Pd non ha solo perduto voti a favore dell’Idv e della ex Sinistra-l’Arcobaleno, ma che alcuni suoi elettori sono passati ai partiti di centrodestra. Conseguenza, questa, di diversi fattori: dal un lato, l’apprezzamento degli italiani per il “governo del fare” e per il modo in cui sta affrontando la grave crisi finanziaria ed economica internazionale; dall’altro lato, l’inconcludenza dell’opposizione e l’appiattimento di Veltroni sulle posizioni dipietriste. Con il risultato che il Pd ha perso mediamente un punto percentuale al mese.
La Lega, stimata al 10%, registra nell’arco di dieci mesi una progressione di 1,7 punti. Stabile l’Mpa all’1,1%.
L’Udc, infine, viene accreditata del 5,9% delle intenzioni di voto, appena lo 0,3% in più del 5,6% ottenuto alle elezioni di aprile 2008.
Il fronte del centrodestra consolida quindi le proprie posizioni e garantisce la rotta sul bipolarismo/bipartitismo, ormai assimilato dalla maggioranza degli elettori; il fronte delle opposizioni, invece, accentua la propria frammentazione: il Pd, “partito a vocazione maggioritaria”, fallisce nei suoi obiettivi e provoca una diaspora di cui si avvantaggiano le formazioni minori.
domenica 8 marzo 2009
Lavori eseguiti da enti erogatori di servizi pubblici
Negli scorsi giorni l’ACEA è dovuta intervenire per eliminare una perdita d’acqua da una condotta pubblica in via del mercato all’altezza del numero civico 15.
Intervento rapido e risolutivo! Ma……..
È possibile che il manto stradale, appena rinnovato, sia lasciato nello stato meglio evidenziato dalla foto che è riportata in alto?
I lavori non debbono essere, forse, essere eseguiti a “regola d’arte”?
Gli uffici comunali hanno controllato che ciò sia avvenuto? C’è una garanzia da escutere?
Ci si rende conto che una struttura “autoreggente”, come la pavimentazione con sampietrini, se intaccata in una sua parte, è destinata in poco tempo a disfarsi del tutto?
È programmabile un’attività di coordinamento con gli enti che erogano servizi pubblici alla città (ENEL, ACEA, servizi telefonici) o dobbiamo continuare ad accontentarci di come sono gestiti attualmente?
È, forse, un problema di poca importanza ma è significativo dell’attenzione che, ancora una volta, questa amministrazione mostra per la città e il suo decoro!
Intervento rapido e risolutivo! Ma……..
È possibile che il manto stradale, appena rinnovato, sia lasciato nello stato meglio evidenziato dalla foto che è riportata in alto?
I lavori non debbono essere, forse, essere eseguiti a “regola d’arte”?
Gli uffici comunali hanno controllato che ciò sia avvenuto? C’è una garanzia da escutere?
Ci si rende conto che una struttura “autoreggente”, come la pavimentazione con sampietrini, se intaccata in una sua parte, è destinata in poco tempo a disfarsi del tutto?
È programmabile un’attività di coordinamento con gli enti che erogano servizi pubblici alla città (ENEL, ACEA, servizi telefonici) o dobbiamo continuare ad accontentarci di come sono gestiti attualmente?
È, forse, un problema di poca importanza ma è significativo dell’attenzione che, ancora una volta, questa amministrazione mostra per la città e il suo decoro!
Bernardo Iodice, consigliere comunale del PdL
Insegne commerciali e nuovo piano
Lo scorso mese di gennaio la notizia della morte di Giancarlo Marcotulli colse tutti di sorpresa: la scomparsa di un amico e di un valido amministratore era (ed è) una perdita difficilmente recuperabile.
E ricordo la rincorsa di tutti a esaltarne i meriti e le grandi capacità politiche.
Personalmente ho un ricordo piacevole di Giancarlo perché il rapporto umano, incrinatosi per un breve periodo per motivi dimostratisi poi futili, aveva ripreso vigore dopo un colloquio franco e amichevole nel corso del quale avevamo messo in chiaro i reciproci errori ed incomprensioni.
E in occasione di una delle ultime sedute del Consiglio comunale, tra il serio ed il faceto, Giancarlo evidenziava le sue preoccupazioni per il trovarsi sempre più spesso in sintonia con le mie (e del PdL) posizioni.
Clamoroso, a tal fine, è stato lo sviluppo della sua proposta di regolamentazione delle insegne commerciali (il cd. piano delle insegne) che fu accettata con entusiasmo dal PdL (mi sovvengono alla memoria anche le argomentazioni a favore del collega Gori) mentre scettica e piena di perplessità fu la reazione dei suoi compagni di maggioranza.
Credo che sia necessario, proprio per dare credito e concretezza a tante manifestazioni di cordoglio che seguirono la tragica notizia, che il PdL si faccia carico di verificare che il regolamento divenga operativo, sia realmente applicato e non resti solo una teorica enunciazione di principio.
La bontà del piano sta proprio nella sua semplicità senza perdere in nulla la sua forza profondamente innovativa, realizzabile ad un costo estremamente contenuto per l’esercente commerciale.
E il sogno di vedere Frascati finalmente non deturpata da tante brutte (e non produttive commercialmente) insegne deve diventare realtà: solo così avremo concretamente onorato il nostro ruolo, dando a Giancarlo Marcotulli un ultimo e tangibile riconoscimento del suo ruolo di amministratore comunale.
E ricordo la rincorsa di tutti a esaltarne i meriti e le grandi capacità politiche.
Personalmente ho un ricordo piacevole di Giancarlo perché il rapporto umano, incrinatosi per un breve periodo per motivi dimostratisi poi futili, aveva ripreso vigore dopo un colloquio franco e amichevole nel corso del quale avevamo messo in chiaro i reciproci errori ed incomprensioni.
E in occasione di una delle ultime sedute del Consiglio comunale, tra il serio ed il faceto, Giancarlo evidenziava le sue preoccupazioni per il trovarsi sempre più spesso in sintonia con le mie (e del PdL) posizioni.
Clamoroso, a tal fine, è stato lo sviluppo della sua proposta di regolamentazione delle insegne commerciali (il cd. piano delle insegne) che fu accettata con entusiasmo dal PdL (mi sovvengono alla memoria anche le argomentazioni a favore del collega Gori) mentre scettica e piena di perplessità fu la reazione dei suoi compagni di maggioranza.
Credo che sia necessario, proprio per dare credito e concretezza a tante manifestazioni di cordoglio che seguirono la tragica notizia, che il PdL si faccia carico di verificare che il regolamento divenga operativo, sia realmente applicato e non resti solo una teorica enunciazione di principio.
La bontà del piano sta proprio nella sua semplicità senza perdere in nulla la sua forza profondamente innovativa, realizzabile ad un costo estremamente contenuto per l’esercente commerciale.
E il sogno di vedere Frascati finalmente non deturpata da tante brutte (e non produttive commercialmente) insegne deve diventare realtà: solo così avremo concretamente onorato il nostro ruolo, dando a Giancarlo Marcotulli un ultimo e tangibile riconoscimento del suo ruolo di amministratore comunale.
Bernardo Iodice, consigliere comunale del PdL
Coordinamento PdL Giovani Frascati
E' con questo documento che nasce ufficialmente il "Coordinamento locale del PdL Giovani".
Ringrazio fin d'ora tutti quelli che ci hanno sostenuto, tutti quelli che ci sostengono e tutti quelli che ci sosterrano.
Vogliamo dare a Frascati una nuova visione della Politica.
Vogliamo dare ai giovani una speranza e una voce forte e chiara che li rappresenti nelle istituzioni locali.
Simone Carboni
Portavoce "Coordinamento PdL Giovani di Frascati"
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