sabato 18 aprile 2009

«Riuscire a mettere insieme sei liste e 120 candidati per Frascati è da guinness dei primati» ha detto a Castellinews.it Vincenzo Conte

«Noi rispettiamo il pensiero di tutti, nella dialettica politica è comprensibile che non si possa accontentare tutti. All'amica Giuliana Ricottini e all'amico Fabrizio Marconi ho detto che comunque il confronto andava fatto all'interno del Pdl. Loro sono usciti, rispetto il loro punto di vista ma comunque, secondo il mio punto di vista, sono fuori dal Popolo della Libertà». Vincenzo Conte, candidato a sindaco di Frascati per il Pdl, commenta ai microfoni di Castellinews.it la "fuoriuscita" dal partito di due dei suoi esponenti. Si è concluso da pochi minuti, al teatro Sacro Cuore di Grottaferrata, il convegno organizzato dal circolo Pdl della città per presentare la nuova forza politica di centro destra. Colonnello Conte, come ci si sente a dover fare da calamita del centro destra frascatano? «Una grande soddisfazione, riuscire a mettere insieme sei liste e 120 candidati per Frascati è da guinness dei primati. Il sindaco Posa cinque anni fa fece la carica dei 101, noi siamo già alla carica dei 121 e non è escluso che si aggiunga qualcun altro. Sono pervaso da un sincero ottimismo e sono convinto che la nostra coalizione vincerà al primo colpo».


Per descrivere linee guida e prospettive del Pdl, il Popolo della Libertà di Grottaferrata ha invitato esponenti della politica nazionale e locale. Un «partito partecipativo» che raccolga le istanze di quanti si riconoscono nei valori della «famiglia della democrazia e della libertà», «un soggetto politico nuovo, compatto, premiato dai cittadini con il risultato elettorale – ha riassunto Alfredo Pallone, candidato alle europee. – Puntiamo sui giovani, per crescere nuove leve». Fra i primi obiettivi su scala locale, ha detto il coordinatore provinciale Pdl Francesco Lollobrigida, «creare rapporto di concertazione tra i comuni alle porte di Roma e Alemanno» e «formare una classe politica che sappia ben governare come stiamo facendo a livello nazionale».

articolo di Ilaria Romano tratto da :www.castellinews.it

venerdì 17 aprile 2009

Le nostre strade!

Vogliamo segnalare la situazione di via Sciadonna e via Giuseppe Alvarez dove da mesi si aspetta che l'amministrazione metta in sicurezza la strada. Le recenti scosse telluriche, unite ad eventuali piogge potrebbero peggiorare di molto la situzione.


Vorremmo sapere se sono previsti degli interventi. Se si quando? Paghiamo le tasse e vorremmo vedere le nostre strade in condizioni quantomeno decenti!

Simone Carboni

Portavoce coordinamento giovani PdL di Frascati

Franceschini isolato, Pd allo sbando

Mentre il finto feeling tra Franceschini e Bersani è già finito, e l’ex ministro torna ad affilare le armi per la resa dei conti congressuale, sul tavolo del segretario le grane si moltiplicano di giorno in giorno, insieme alle notizie di sondaggi tutt’altro che confortanti. Stamattina, aprendo Il Messaggero, Franceschini ha preso un altro schiaffo in pieno volto, leggendo del gran rifiuto di Goffredo Bettini, ex Richelieu del Pd veltroniano, a candidarsi alle Europee. La lettera pubblicata dal quotidiano romano è, in effetti, un vero e proprio attacco frontale al nuovo segretario e alla composizione delle liste Pd che “lascia più di una perplessità per un assetto che risente di quel regime correntizio che ho cercato di combattere con tutte le mie forze”. Bettini e Franceschini hanno convissuto al fianco di Veltroni, ma fra loro non c’è mai stata intesa, né politica né personale. Nonostante questo, la candidatura a capolista per la circoscrizione Centro dell’ex coordinatore del partito sembrava scontata, almeno fino a qualche giorno fa.
Poi dall’entourage di Franceschini è iniziato lo stillicidio di indiscrezioni che parlavano di possibili alternative. Un gioco al massacro al quale Bettini ha deciso di porre fine.Ma lo scontro sulle liste del Pd sta divampando in quasi tutte le regioni, e non si è ancora placata la polemica sulla decisione di non candidare gli amministratori locali. Una regola imposta per impedire a Bassolino di scendere ancora una volta in campo, ma che ha finito per privare il partito di diverse candidature di spessore. E i governatori non hanno gradito, come ha ampiamente fatto sapere da Torino Mercedes Bresso, la quale in un’intervista a Il Corriere della Sera ha sparato a zero sui “pensionati di lusso” che partono dall’Italia per “bighellonare” a Strasburgo.
Un discorso a parte lo merita infine la Toscana, dove sta facendo molto parlare l’autocandidatura del sindaco uscente di Firenze Domenici, un altro che – come Cofferati - in pochissimi mesi ha cambiato idea. In occasione delle convulse primarie fiorentine, e in coincidenza con la bufera giudiziaria che ha travolto la sua giunta, Domenici annunciò infatti che al termine del mandato si sarebbe ritirato da una politica che lo disgustava.
Invece ora il sindaco uscente ha detto che sarà sicuramente in campo nella corsa per Strasburgo, perché con la defenestrazione di Veltroni le cose nel partito sono cambiate. Senza contare che i vertici del Pd toscano sono in fibrillazione anche per la mancata candidatura del Governatore Martini, il quale aspirava a un seggio in Europa, e svanita questa prospettiva ora sta lavorando per assicurarsi un terzo mandato in Regione. Quella regione che alle ultime politiche è stata il puntello politico del Pd, e in cui la tensione ha ampiamente superato il livello di guardia, a causa del timore di uno smottamento elettorale.
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL

I GIOVANI PER IL PDL SI SCHIERANO CON CONTE




L’identikit del candidato del centrodestra piace anche a loro i quali si dicono pronti ad appoggiarlo. “E’ ora di dire basta all’immobilismo politico sulle nostre problematiche”



Vincenzo Conte, il candidato del Popolo della Libertà che sfiderà il 6 e 7 giugno 2009 Stefano Di Tommaso del Partito democratico, è l’uomo su cui sta puntando fortemente tutto il centrodestra per raggiungere un sogno mai raggiunto: la conquista del Palazzo Comunale.

Conte ha 52 anni e da più di 30 anni serve lo Stato indossando la divisa dell’arma dei Carabinieri, oggi con il grado di colonnello. E’ forestiero solo d’anagrafe, perché da trenta anni vive a Frascati, sposato con Paola Lugarini. Laureato in Scienze della Sicurezza Interna ed Esterna presso l’Università di Tor Vergata, ha conseguito un master in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Ferrara. E’ giornalista pubblicista e ha tenuto corsi e conferenze sulla pubblica informazione. Ha iniziato la sua carriera a Gorizia presso il 13° Battaglione Carabinieri ed é stato successivamente trasferito a Velletri presso la Scuola Allievi Marescialli, dove é stato docente di diverse materie giuridiche e infine vi ha comandato, da capitano, una delle compagnie allievi. Ha ricoperto importanti e delicati comandi negli otto anni passati in una regione complessa come la Campania. Rientrato a Roma ha svolto diversi incarichi, tra i quali tre da capoufficio al Comando generale dell’arma dei Carabinieri, culminati con quello più importante di capo ufficio stampa e portavoce dell’arma stessa. E’ stato insignito dal capo dello Stato dell’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica Italiana. Il pontefice S.S. Giovanni Paolo II gli ha concesso il titolo di cavaliere dell’Ordine equestre pontificio di San Gregorio Magno. Un identikit di tutto rispetto, quindi, che ha affascinato soprattutto i giovani del PdL, che con entusiasmo hanno appoggiato subito la scelta fatta sulla sua persona. “Troppo spesso – affermano – assistiamo all’immobilismo politico rispetto le problematiche giovanili. Si tende a mantenere i privilegi degli “anziani politici”, sperando in tal modo di mantenere il consenso elettorale. La politica ha consapevolmente relegato i giovani a cittadinanza di serie B. I ragazzi, d’altro canto, sono abbastanza disinteressati al mondo della politica, mentre la politica pensa continuamente per loro. Quindi si assiste alla sbilanciata distribuzione di risorse verso la fascia della terza età. La società continua ad invecchiare e se forze fresche non iniziano a collaborare non andremo lontano né come cittadina né come Paese. Il nostro obiettivo è quello di cercare di ristabilire il rapporto di forze, iniziando da Frascati, per convincere i nostri amministratori a destinare fondi, risorse, maggiori possibilità alla gioventù. Il nostro obiettivo è il futuro, attraverso il lavoro nel presente immediato”. “ Investendo sui giovani – continuano – si dà nuova linfa alla società. Lo spirito d’intraprendenza va tutelato e, anzi, incoraggiato. La nostra società è troppo chiusa ai cambiamenti e si arrocca sulle posizioni acquisite. Non possiamo sperare che ciò accada semplicemente col passare del tempo. Se davvero vogliamo che la nostra fascia d’età venga tutelata è necessaria coesione, spirito di partecipazione e sacrificio da parte di tutti quelli che intenderanno aderire al progetto. Per rendere migliore il Paese di domani è importante ricostruire insieme il nostro comune oggi. La ritrosia e superficialità di molti nostri coetanei ci spaventa ed è la vera sfida da vincere. I punti cardine che ci spingono ad intraprendere questa sfida sono semplici: una strategia socio-economica che tuteli e aiuti in primis i giovani frascatani; il coraggio delle scelte da operare per rilanciare la città; la passione per rimettere in moto l’entusiasmo e la partecipazione; l’amore per Frascati e per i suoi cittadini”. Un’ondata di ottimismo e di idee che certamente porteranno benzina nel motore di una coalizione che ha saputo allargarsi a liste civiche create nelle periferie e che questa volta, più di altri anni, vuole dare del filo da torcere al candidato del centrosinistra.

Estratto dal mensile "Giornopergiorno" di Marzo 2009".
Fabrizio Giusti

giovedì 16 aprile 2009

Referendum: Ecco gli inganni dei ‘media’


L’abitudine di segnalare uno starnuto della maggioranza come sintomo di broncopolmonite latente fa parte del gioco dei “media”. Silvio Berlusconi direbbe che è lo stile del teatrino della politica, sia quando affronta temi delicati come la crisi economica o la tragedia del terremoto, sia quando discute chi indossa meglio tra i nostri leader la camicia referendaria…Il segreto del “teatrino” è sempre lo stesso: mettere gli uni contro gli altri e cercare, trovare o più spesso inventare crepe nella maggioranza meglio se tra gli uomini piuttosto che tra i partiti, preferibilmente tra i leader o i ministri piuttosto che tra le comparse o i semplici peones.

Ecco perché se Fini ribadisce quello che già si sa e il governo salvaguarda – come deve – la compatibilità delle posizioni in tema di data del referendum, si tenta di creare il caso. E di mettere “contro” i protagonisti della vita politico – istituzionale del Paese, nascondendo invece i buchi neri della opposizione sul merito della prova referendaria e dei suoi quesiti. Mentre il centrodestra infatti trova una sua compattezza, a sinistra si dice tutto e il suo contrario con dei sussurri confusi e contraddittori che la stampa – grande e piccola – mette in secondo piano. Anti referendum, o meglio contro il “SI” ai quesiti, si rivela una platea vasta che va dai dalemiani a Rutelli, passa per Violante e la Lanzillotta, mentre fanno il tifo per Segni e Guzzetta i superstiti di Prodi e i reduci veltroniani che hanno paura di passare definitivamente fuori moda!

Nessuno discute l’autonomia di giudizio del presidente della Camera, tuttavia quelli stessi che la leggono sempre e solo in chiave di intralcio al governo non si soffermano sulla compensazione che alcune scelte di Fini offrono rispetto agli eccessi della propaganda leghista… Lo diciamo in vista delle partite elettorali concrete che ci attendono al Nord dell’ Italia.

Nessuno o troppo pochi vedono come lo stesso Presidente del Consiglio abbia preso ad assecondare Bossi con una modulazione graduale che lascia intravedere qualche significativa contropartita. La Lega teme un bi-partitismo esasperato che nascerebbe dalla vittoria referendaria e che darebbe un potere quasi assoluto ad un partito attorno al 40%? Bene. Rifletta allora sul fatto che non si può chiedere e pretendere tutto e sempre, a scapito della governabilità non solo nazionale. In sede locale, infatti, sulla scacchiera delle prossime amministrative al PdL e allo stesso Berlusconi potrebbe persino tornar buono un rientro, magari parziale e ben calibrato, del vecchio figliol prodigo: Casini e la sua Udc…Possibile che si voglia sempre semplificare all’eccesso una scacchiera politica che nel nostro Paese resta complessa anche se il numero dei partiti è fortunatamente assai diminuito?

Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati

La morte di Giano Accame

È morto Giano Accame.
Accame oltre che giornalista fu storico e scrittore, figura di spicco tra gli intellettuali di destra del dopoguerra. Fu direttore del Secolo d'Italia tra il 1988 e il 1991. Attualmente era direttore della rivista online Passare al bosco. Si arruolò nella Repubblica Sociale Italiana il 25 aprile 1945, quando non aveva ancora 17 anni, e alla sera fu catturato dai partigiani a Brescia.
Quella di Giano Accame è veramente una scomparsa gravissima perchè per me è stato un maestro”, ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «È stato un intellettuale di grandissimo spessore che ha attraversato tutta la storia del dopoguerra con posizioni sempre molto ricche e significative. È stato uno dei grandi maestri della cultura destra».
In questo momento di lutto, vogliamo ricordare la grande generosità intellettuale di Giano che più volte è stato nostro ospite a Frascati per discutere di Ezra Pound o per presentare suoi libri (La destra sociale, Il potere del denaro svuota le democrazie, Una storia della Repubblica).
Il piacere dell’incontro, la pacatezza con la quale affrontava ogni dibattito, la mancanza di astio nei confronti di chi l’aveva trascinato innocente in procedimenti penali dai quali fu completamente prosciolto saranno sempre vivi nella nostra memoria.
Grazie Giano per quanto ci hai insegnato!
Bernardo Iodice, consigliere comunale PdL

La beneficenza che fa vetrina.

Premessa: ogni iniziativa di solidarietà è sicuramente meritevole del nostro apprezzamento...tuttavia:

portiamo alla cronaca il seguente manifesto del Partito Democratico riguardo una raccolta di beneficenza in favore delle vittime del terremoto in Abruzzo.
Ci domandiamo che senso abbia avuto politicizzare una simile iniziativa? Non comprendiamo il motivo per cui, nel medesimo manifesto, sia stato pubblicizzato il sito web e l'indirizzo della sezione. (servivano forse ad incrementare la raccolta?!)
L'intera Frascati s'è movimentata per aiutare i nostri fratelli d'Abruzzo. Lo ha fatto in silenzio, senza affiggere manifesti a destra e manca, senza sbandierare l'appartenenza politica.
Ciliegina sulla torta è l'affissione in uno spazio vietato (con divieto non a più di 10 cm dal manifesto).


A voi lettori l'opinione finale.


Simone Carboni

Portavoce Coordinamento Giovani del PdL di Frascati

Referendum: Ecco cosa accadde in passato


Referendum: sgombriamo il campo dai luoghi comuni ed elenchiamo alcuni dati certi.

• Non è vero che l’eventuale successo del “sì” danneggerebbe Berlusconi e il Pdl. Trasferendo il premio di maggioranza dalla coalizione al partito vincitore, il Popolo della Libertà, di gran lunga la maggior forza politica italiana, si rafforzerebbe non poco.
Non è vero che con la vittoria dei sì avremmo un immediato bipartitismo. Proprio perché il premio di maggioranza andrebbe al partito vincitore, quindi ad un solo partito, nulla cambierebbe nell’opposizione. Il bipartitismo sarebbe caso mai un effetto indotto: anche il centrosinistra dovrebbe attrezzarsi con un partito che puntasse a vincere le elezioni e dunque a conquistare il premio.

• Il referendum venne promosso quando la prospettiva del bipartitismo sembrava concreta anche per la sinistra: il progetto del Pd “a vocazione maggioritaria” di Walter Veltroni era in pieno decollo. Al comitato promotore hanno aderito anche numerosi esponenti del centrodestra che fin da allora credevano in quello che poi è divenuto il Pdl. La differenza è che su questo terreno i moderati sono andati avanti, il Pd è rimasto al palo.

• Il motivo per il quale Dario Franceschini (che non è tra i promotori) ha “scoperto” il referendum è dunque squisitamente tattico. Il suo obiettivo è aprire un conflitto tra Pdl e Lega. Franceschini però non ha mai risposto sugli effetti che una vittoria dei sì avrebbe a sinistra: anche lì i partiti minori, Idv e post-comunisti in testa, ne uscirebbero danneggiati. Ma questo solo nell’ipotesi che davvero si presentasse a sinistra un partito in grado di raccogliere la maggioranza degli italiani. Irrealistico, e Franceschini lo sa (ma non lo dice). Per questo può usare l’argomento referendum con spregiudicatezza e senza impegno.

• Il problema dei costi. I 460 milioni stimati dal Pd e dai referendari sarebbero secondo il Viminale molti meno, perché comunque anche in caso di accorpamento un extra agli scrutatori ed a chi presta servizio ai seggi va riconosciuto. Ma non è questo il punto. Fino a pochi giorni fa il Pd voleva destinare queste risorse alle forze dell’ordine. Poi ai disagiati. Infine alla ricostruzione dell’Abruzzo. Quest’ultimo sembra un motivo plausibile, ed è perciò che Berlusconi si è immediatamente attivato per una soluzione. Molto meno lineare è l’atteggiamento di Franceschini.

• La credibilità del referendum. Si dice che far celebrare il referendum assieme alle Europee o alle Amministrative garantisce il diritto dei cittadini ad esprimersi. Ed è dunque un’esigenza democratica. Ma che credibilità può avere una consultazione che ha bisogno di un forte traino elettorale perché altrimenti andrebbe deserta?

• Se guardiamo ai referendum negli ultimi 14 anni, non ce n’è mai stato uno che abbia raggiunto il quorum del 50% degli elettori più uno per essere dichiarato valido. Ventuno consultazioni referendarie, in pratica ogni due anni alle urne, andate a vuoto per mancanza di partecipazione: con medie anche imbarazzanti, tra il 25 ed il 30%. Quanto sono costati questi referendum? Qualcuno ha mai posto allora il problema dei soldi?

• Tra questa mole di referendum disertati dalla gente c’è di tutto: dall’abolizione dell’ordine dei giornalisti alla procreazione assistita (un blocco di quattro referendum nel 2005 che produsse un gran dibattito politico ed un’affluenza alle urne del 25,5%), passando per la “servitù coattiva di elettrodotto”.

• Gli ultimi referendum che invece hanno raggiunto il quorum furono quelli promossi nel 1995 dal fronte antiberlusconiano per limitare la pubblicità sulle televisioni private e proibire di possedere tre reti televisive: quorum raggiunto, appunto, ma vittoria dei “no”. Nella stessa tornata prevalse invece il “sì” sull’abolizione della contrattazione collettiva nel pubblico impiego, sulla trattenuta dei contributi sindacali dalle buste paga dei dipendenti e soprattutto sulla privatizzazione della Rai: ebbene, nonostante quei “sì”, nulla è cambiato sull’argomento.

• L’unico referendum che non ha bisogno di quorum è quello per abrogare una riforma istituzionale. Ed infatti fu vinto dalla sinistra cancellando la riforma votata dal centrodestra che prevedeva tra l’altro il federalismo (vero), la riduzione del numero dei parlamentari ed il rafforzamento dei poteri del premier.

Conclusione: negli ultimi 14 anni, in pratica da quando Berlusconi è in politica, i fatti hanno dimostrato che il premier non ha nulla da temere dai referendum. Anzi, sui quesiti diretti a colpirlo personalmente (le tv) la gente è andata a votare e gli ha dato ragione.
Dunque gli argomenti politici e pratici di gran parte dei referendari, e soprattutto della sinistra, appaiono pretestuosi.
Ancora di più quello dei costi: 21 consultazioni fallite per mancanza di quorum, con partecipazioni al di sotto del 30%, devono far riflettere. Sprechi, quelli sì, che non sono mai stati quantificati, e tantomeno denunciati.
Sarebbe dunque logico rivedere il meccanismo dei referendum, che da test di democrazia di massa com’era negli anni Settanta, all’epoca dei referendum sui diritti civili, sul divorzio e sull’aborto, è finito per diventare un abuso o un’arma politica impropria: 500.000 firme per promuovere una consultazione sono poche. La quota andrebbe considerevolmente innalzata.
In alternativa, i costi andrebbero posti a carico, almeno parzialmente, dei promotori. Sull’esempio dei rimborsi elettorali (che vanno ai partiti che effettivamente riescono ad essere rappresentati in Parlamento, anche se l’estrema sinistra ha appena strappato un emendamento che abbassa la soglia al 2%: con buona pace degli sprechi), va studiato un meccanismo che imponga ai promotori di addossarsi alcune spese in caso di fallimento del quorum. Così del resto funziona all’estero, sia per i referendum sia – come negli Usa – per le primarie presidenziali. Siamo certi che prima di proporre referendum a raffica ci si penserebbe bene. E queste consultazioni tornerebbero a riacquistare il loro valore di dare la parola alla gente su questioni di interesse pubblico, anziché scadere in operazioni di piccola chirurgia e cabotaggio partitico.

Cons.Mario Gori
Portavoce Pdl Frascati

Il PdL cresce nei sondaggi...

Di solito, quando due partiti si fondono, il nuovo soggetto prende meno consensi della somma di quelli raccolti dalle due formazioni separate.
Il Popolo della Libertà, nato dal Congresso costituente del 27-29 marzo, smentisce questa regola. Infatti il gradimento nei sui confronti, espresso come intenzione di voto alle prossime elezioni europee del 7 giugno, è in crescita: prima del congresso, Forza Italia e Alleanza Nazionale sommavano tra il 38 e il 40%. Come Popolo della Libertà, il consenso è salito al 42-43%, secondo i dati forniti da Renato Mannheimer al Corriere della Sera del 12 aprile.
Ne risulta che, invece di perdere frange di elettori scontenti dell’unificazione, i due partiti fusi nel Pdl ne attirano altri, al punto che Mannheimer ha calcolato un’area potenziale del 12,5%, per cui se solo la metà si trasformasse in voti, verrebbe raggiunto il traguardo del 51% al quale ha più volte accennato Berlusconi.
Non ci sono ancora i sondaggi post-terremoto, ma i commenti positivi sulla pronta azione del Governo e del Premier fanno pensare ad un aumento delle percentuali. Tanto è vero che lo stesso segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, si è messo sulla scia della politica di unità nazionale per fare fronte a questa emergenza.
Anche il Pd ha smentito una regola: il cambio di segreteria, che di solito fa salire l’indice di gradimento per il partito, questa volta non sembra funzionare: Mannheimer gli attribuisce un 24-25% di consensi, un po’ più del 22% cui era sceso il partito sotto la direzione di Walter Veltroni, ma non quel balzo che il nuovo segretario si aspettava.
Intanto per il Pd continuano a manifestarsi segnali poco incoraggianti. L’ala destra della ex Margherita, che fa capo a Enrico Letta, sembra cercare un’alternativa esterna. I sondaggi pre-elettorali a Bologna e Firenze vedono i candidati del Pd al di sotto del 50% e i candidati di centrodestra in forte rimonta. Le candidature alle europee si stanno rivelando un boomerang e sono considerate dai leader storici del Pd come un mezzo per rendere più difficile la linea di Franceschini.
L’Idv di Antonio di Pietro è valutata al 9% alle europee ma molto meno alle amministrative mentre una certa euforia contraddistingue le due principali formazioni che sono nate a sinistra del Pd e che confidano di superare lo sbarramento del 4%, mettendo in difficoltà la prospettiva del “partito a vocazione maggioritaria” e rilanciando una comunque poco credibile “Unione”.
Da segnalare, infine, un tentativo di svalutare il significato delle elezioni europee attraverso la previsione di una scarsa affluenza alle urne.

Due idee per un programma partecipato e trasparente!

Potenza di un buon bicchiere di vino e di un ottimo piatto di spaghetti alle vongole!
Seduti ad un tavolo si discute con passione della sfida che ci attende prossimamente: amministrare Frascati e farlo nel miglior modo possibile.
Ognuno dice la sua e su tutto domina la necessità di creare un’amministrazione che sia vicina alla gente e sappia dare risposte rapide e decise.
E così chiacchierando sono avanzate due proposte!
Perché non istituire un assessorato alla “quotidianità”?
E piovono le domande! Per fare cosa? Quale il suo compito?
Nel corso della discussione l’idea prende corpo: il compito di una struttura del genere deve essere quello di canalizzare tutte le segnalazioni, da far pervenire ad un numero verde, dei piccoli o grandi inconvenienti che il cittadino incontra quotidianamente lungo la sua strada. La buca, la luce spenta, l’atto di vandalismo, la fioriera secca, il disservizio riscontrato in una struttura pubblica, oggetto di una segnalazione al numero verde, attivano l’assessore che, dopo una sollecita verifica in loco, impartisce istruzioni agli uffici competenti perché provvedano ad attivare tutte le misure necessarie per eliminare l’inconveniente segnalato entro termini tassativamente fissati.
E, ancora! Nel corso della seduta di ogni consiglio comunale (la cui programmazione deve essere calendarizzata a inizio anno con almeno una seduta al mese) l’assessore darà conto delle segnalazioni ricevute nonché degli interventi effettuati e da effettuare (con l’indicazione dei tempi previsti per la definizione).
L’ulteriore proposta concerne l’istituzione di un consigliere delegato ai rapporti con ognuno dei quartieri di Frascati: tanti quartieri, tanti consiglieri delegati con preferenza per quelli che sono espressione del quartiere stesso.
Il consigliere delegato diventa, così, il referente istituzionale degli organi rappresentativi del Quartiere (il Comitato), dei cittadini residenti in quel quartiere e delle realtà lì operanti: raccoglie proposte, sollecita proposte, individua strategie che mirano a fare del quartiere un corpo vivo nella comunità cittadina. Diventa, così, un riferimento costante e non occasionale tra il quartiere e l’amministrazione comunale.
Due idee che diventano linee guida di un programma che si sviluppa sempre più in una logica di partecipazione condivisa e di trasparenza assoluta: le nostre priorità di un’efficace azione di governo della città!

mercoledì 15 aprile 2009

FABRIZIO MARCONI E GIULIANA RICOTTINI HANNO RIFUTATO DI CANDIDARSI PER IL PDL

E' con grande rammarico che apprendiamo dagli organi di stampa locali che Fabrizio Marconi e Giuliana Ricottini,hanno rifiutato la proposta di candidarsi nella lista del PdL di Frascati che alle prossime elezioni amministrative sosterrà la candidatura a sindaco del colonnello Vincenzo Conte.

Il locale coordinamento del Popolo della Libertà aveva infatti offerto loro la candidatura alla carica di consigliere comunale nella propria lista,nella quota riservata a Forza Italia (nonostante Marconi e Ricottini non fossero più iscritti al partito dal 2005 ).

Per amor di partito,non replicheremo alle strumentali dichiarazioni rilasciate per giustificare la loro scelta (sulla vicenda abbiamo già in passato pubblicato su questo blog diverse nostre note ),ma ci limitiamo a pubblicare i commenti in merito effettuati sui media da due illustri giornalisti che da anni vivono la scena politica locale ( e quindi certamente non da due partigiani...).

Fabio Polli replica alle dichiarazioni di Giuliana Ricottini :

Uno dei riti della politica è quello di utilizzare il metodo del «dire a nuora perché suocera intenda».

Mai che si vada diretti alle questioni.

Mai che qualcuno abbia il coraggio di dire, pubblicamente,
che «il re è nudo»!

Si cercano giri infiniti di parole per manifestare la propria idea, e si attribuisce ad altri, nel caso specifico a noi, la responsabilità di non informare nel miglior modo i cittadini.

Giuliana Ricottini, ad esempio, mi fa notare che, da «attento giornalista», avrei dovuto sottolineare che la componente ex democristiana di Forza Italia è praticamente quasi scomparsa dai quadri del neonato PdL.

Da ciò il disagio da Lei testimoniato e la decisione di non appoggiare il candidato sindaco Vincenzo Conte.

A testimonianza di quanto sia vero l'esatto contrario, e cioè che «Il Tuscolo», da mesi (se non da anni), sottolinea con dovizia di particolari lo scontro tra la corrente democristiana e quella socialista all'interno della vecchia Forza Italia, basterebbe rileggere i numeri arretrati o i vari spunti pubblicati sul nostro sito internet.

Ma tant'è.
Nell'ultimo numero ho scritto che la Ricottini e Marconi (del quale ancora poco si sa...) avrebbero appoggiato Conte.
Da dove arrivava la mia certezza?

Lo spiego subito: dopo la scelta di Conte candidato sindaco, vari esponenti della vecchia Forza Italia, tra i quali appunto Ricottini e Marconi, hanno manifestato il proprio dissenso.

C'era chi diceva perché «la scelta sarebbe dovuta cadere sulla stessa Ricottini» che reclamava una seconda chance da candidato sindaco (ebbe la prima a metà degli anni '90), chi su Marconi, chi sull'ex deputato Mario Masini.

Senza considerare tutte le altre «componenti» che avrebbero voluto candidare sindaco Giacomo Cristofanelli, Claudio Boazzelli, o Vincenzo Gori.

Alla cena di Carnevale dell'associazione «Il Girasole», che aveva come ospite d'onore Vincenzo Conte (da pochi giorni ufficialmente candidato per il PdL), Fabrizio Marconi ed Ercole Di Girolami hanno distribuito un volantino di presentazione del movimento «Legati a Frascati» di Mario Masini, che da lì a pochi giorni avrebbe tenuto un convegno a Villa Mercede sulle problematiche del nostro vino Doc.

Come ha scritto il nostro sito, appariva chiaro che l'accelerazione di Masini, Marconi e Ricottini (compagna di Di Girolami) era certamente politica.

Tesa a dimostrare a Conte che l'ala democristiana-liberale dell'ex Forza Italia era tutt'altro che allineata sulla sua candidatura.

A Villa Mercede, al tavolo della presidenza, ultimo relatore, c'era Mario Masini, a testimonianza di una leadership riconosciuta.

«Il Tuscolo», sempre attento, scrisse ciò che appariva evidente: Masini e la sua «Legati a Frascati» potrebbero andar da soli, con una lista civica, alle elezioni comunali del 2009.

In tutta evidenza con l'appoggio di Ricottini, Marconi e Di Girolami.

Neanche il tempo di scrivere la notizia e arriva la presa di posizione di Masini sul quotidiano «Oggi Castelli»: noi stiamo con Conte!

Chi? Lui e Marconi? Lui e la Ricottini? Lui e «Legati a Frascati»? Ma non era tutta «roba loro» come diceva Di Girolami alla cena del Girasole?

In assenza di comunicati ufficiali, la riflessione del giornalista è ovvia: Masini ha dettato la linea e tutti saranno nella lista del PdL con Conte.

Questa notizia è stata poi suffragata dalle dichiarazioni a noi rilasciate da Mario Gori, il quale, a specifica domanda, ha confermato di aver lasciato cinque posti, nella lista del neonato PdL, alla componente ex Dc di Forza Italia.

«La lista - ha detto Gori - sarà composta da 5 candidati consigliere ex Forza Italia di area socialista, 5 ex Forza Italia di area ex democristiana-liberale e 10 scelti da Alleanza Nazionale».

Ecco i motivi per i quali, indicando i più rappresentativi in appoggio a Conte, ho inserito anche Giuliana Ricottini.

Era lapalissiano.

Non è così? Ne prendo atto ed informeremo i cittadini.

All'amica Giuliana, che conosco da anni come persona onesta e dalle tante qualità, che sarebbe stata forse un buon candidato, voglio ricordare però, ad onor del vero, che anche in passato la scelta del candidato sindaco del centrodestra (come nel suo caso) è stata determinata dalle segreterie di partito e da Roma.

Di elezioni primarie neanche a parlarne.

Ora, dopo tanti giri di parole che i lettori poco avranno capito, la vera notizia del giorno: Giuliana Ricottini appoggerà dunque Alessandro Adotti?

O sta pensando altro ancora?

Ce lo faccia sapere presto.

Sulla «Guida alle Elezioni di Frascati 2009» prima o poi dovrà trovare un posto definitivo...

www.iltuscolo.it - giovedì 09 aprile 2009




M.C. commenta le dichiarazioni di Fabrizio Marconi :

Crisi: segnali di ripresa,l’Italia meglio di altri paesi


L’Italia, assieme alla Francia, uscirà prima degli altri dalla crisi economica. Lo afferma l’Ocse, l’organizzazione dei paesi più industrializzati che ha sede a Parigi. E questo grazie alle sue “politiche attive” ed al clima di fiducia delle imprese. Clima che a febbraio è migliorato dello 0,4 per cento, rispetto al peggioramento dello 0,6 degli altri paesi occidentali. L’indice generale su base annua resta ancora negativo, ma di meno della metà delle altre economie: 4,1 punti per l’Italia, 9,7 per la media Ocse.

Anche la Banca centrale europea vede segnali positivi per l’Europa in generale, e per l’Italia in particolare, tanto che ipotizza la ripresa tra fine 2009 e inizio 2010. Il prossimo calo dei tassi della Bce dovrebbe essere l’ultimo, dopodichè inizieranno lentamente a risalire. In questo caso di tratta di una buona notizia perché significa che la fase acuta della mancanza di liquidità per imprese e privati sta per finire.

La Banca d’Italia “intravvede alcuni segnali positivi di allentamento delle recessione”. E stima che la riduzione dei prezzi – che può far comodo al momento di fare la spesa ma indica un’economia ferma – non durerà a lungo, e nel 2010 si tornerà ad un’inflazione dell’1,6 per cento, segno di una ripartenza dei consumi.

In particolare Via Nazionale elogia il governo: “Gli stimoli fiscali per fare fronte alla crisi sono stati compensati dalla riduzione di altre spese”. E infatti nel 2009 le entrate sono aumentate di 702 milioni di euro a fronte di un aumento delle spese di 699 milioni, con un saldo a favore dello Stato di 3 milioni. Nel 2010 il saldo salirà a 4 milioni e nel 2011 a 13. In altri termini il governo è intervenuto con misure di sostegno a famiglie ed aziende senza dissestare i conti pubblici.

Le ultime aste dei Btp e dei Bot hanno fatto registrare una domanda superiore di una volta e mezzo all’offerta, segno di fiducia dei risparmiatori. Ma anche la Borsa, pur con volumi ridotti e con tutte le cautele, sta riportandosi a livelli più accettabili. Dopo quattro settimane consecutive di rialzi tutti aspettano qualche seduta di assestamento, ma il trend sembra davvero essersi invertito. La conferma è attesa dalle trimestrali che le aziende presenteranno nei prossimi giorni.

Ciò di cui discutono gli economisti non è se la crisi finirà – su questo sono tutti d’accordo – ma se la sua fine sarà a V, ad U oppure a L. Formule bizzarre che indicano una ripresa vigorosa (la prima), lenta (la seconda), oppure un lungo periodo di economia piatta. In questo momento le prime due formule sono le più gettonate.

Nel frattempo il governo tedesco ha dichiarato che guarda al piano-casa italiano come a un modello da imitare per far ripartire il settore immobiliare della Germania, mentre i maggiori paesi europei approvano il nuovo scudo fiscale studiato da Tremonti per far rientrare i capitali dai paradisi delle tasse che hanno deciso (altra iniziativa del governo italiano) di uscire dalla lista nera.

Il mercato dell’auto è tornato positivo a marzo (più 0,2% sull’anno precedente) dopo 14 mesi di ribassi consecutivi, ma ciò che più conta è che si è passati da un calo mensile di circa il 20% ad un boom di ordini del 36. L’Aci segnala che hanno funzionato particolarmente gli ecoincentivi varati dal governo: 147 mila auto a basso impatto inquinante acquistate grazie al bonus, e più 82%.

Ovviamente c’è ancora tempo per alti e bassi, ma si può dire che la fase acuta della crisi sia stata superata. Ora, lentamente o meno, il Paese riparte. Ricordate quando Silvio Berlusconi disse che l’Italia ne sarebbe uscita prima e meglio? Allora l’opposizione – politica e mediatica – lo accusò del solito eccesso di ottimismo. Eppure non solo il premier aveva visto giusto nelle ricette da adottare, ma anche nella conoscenza dei meccanismi di questo Paese. Non solo. L’ottimismo e la fiducia non sono espedienti propagandistici, ma si stanno rivelando variabili fondamentali nella recessione mondiale.

I maggiori organismi economici - Ocse, Bce, Banca d’Italia - se ne sono accorti. Resta la Cgil, che insiste negli scioperi e nelle proteste di piazza. Auguriamoci che questa pausa di concordia politica duri e che contagi anche il sindacato di Epifani: c’è bisogno di uno spirito comune. Nel frattempo, però, il governo il proprio dovere l’ha fatto. Altri, molto meno.

Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati

martedì 14 aprile 2009

Di TOMMASO RISPETTI LA PAR CONDICIO

Santoro e l'imparzialità giornalistica!

Nei giorni scorsi nel corso della trasmissione “Anno Zero” condotta da Michele Santoro sono state lanciate pesanti accuse alla Protezione Civile, colpevole di ritardi e di inefficienze nell’organizzazione dei soccorsi alla popolazione dell’Abruzzo colpita dal tremendo terremoto del 6 aprile.
Unanimi sono state le reazioni al contenuto della trasmissione che mirava da un lato a fare share di ascolti e dall’altro a dare una lettura dei fatti parziale e distorta.
Nulla di nuovo sotto il sole: Santoro da sempre è in prima linea in una lotta senza quartiere (peraltro, molto ben pagata da tutti i contribuenti) contro il governo di centro-destra ma, onestamente, in questa circostanza ci saremmo aspettato un ben diverso atteggiamento di serenità e di imparzialità nel trattare un argomento così drammatico.
E a dargli man forte è intervenuto il solito Vauro con le sue vignette umoristiche (?) a mostrare ancora una volta di quale pasta è fatto.
Inevitabile una sponda nell’ipergiustizialista Di Pietro, rappresentato in trasmissione dal nuovo acquisto, l’ex magistrato De Magistris: personaggi che hanno già il verdetto pronto e che rispondono a chi chiede giustizia con atteggiamenti da vendetta tipo-saloon.
Tutti al rogo e tutti colpevoli, eccetto loro, così buoni, così altruisti, così generosi, così veri, così democratici.
Non chiediamo certo la chiusura della trasmissione: già una volta una decisione del genere ha creato nella opinione pubblica un eroe e l’errore non va ripetuto soprattutto perché i telespettatori questa volta hanno già abbondantemente dimostrato da quale parte stanno.
E non siamo nemmeno dalla parte di chi si augura che non vi siano nostri rappresentanti in trasmissioni di questo tipo: ci aspettiamo, invece, che chi vi prenderà parte, d’ora in poi, non si faccia prendere la mano da un atteggiamento morbido ma sappia rispondere a tono e con virulenza alle allucinanti posizioni di questi demagoghi da stra…paese.
Basta con il buonismo ad ogni costo.
È ora di rispondere a tono!
Bernardo Iodice, consigliere comunale PdL

CONVEGNO PDL GROTTAFERRATA

GIOVEDI 16 APRILE,ORE 16.30,PRESSO IL TEATRO SACRO CUORE

La riunione che si terrà a Grottaferrata il 16 aprile nasce dalla necessità di comunicare le nuove linee guida di questa realtà politica nata di recente. Oltre ai personaggi più importanti della politica nazionale al convegno parteciperanno anche molti giovani che si stanno dedicando anima e corpo alla politica per cercare di creare una nuova generazione all’interno del panorama politico locale. Proprio per avvicinare sempre più giovani a questo mondo l’iniziativa è stata pubblicizzata anche su Facebook il social network più amato e utilizzato del mondo.

domenica 12 aprile 2009


Oggi più che mai, i nostri cuori e i nostri pensieri saranno rivolti ai fratelli abruzzesi colpiti dal tremendo terremoto.La Pasqua è resurrezione,impegniamoci tutti,ancor di più,per far sì che in tempi brevi siano ricostruiti tutti i paesi danneggiati.
Buona Pasqua a tutti.