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CASTELLI ROMANI - Nuovo scandalo nella sanità dei Castelli Romani.
A poche settimane di distanza da quello che ha visto coinvolte decine di persone tra medici, informatori medici e farmacisti, per un vasto giro di ricette con prescrizioni fasulle, messe in circolazione con il solo scopo di truffare l'Azienda Sanitaria e la Regione (lo scandalo «ricettopoli»), questa volta tocca al settore degli «accreditamenti» tra cliniche private, Asl e Regione Lazio.
A finire nel mirino dei giudici del Tribunale di Velletri e dei carabinieri del Nas sono i «re delle cliniche romane», ovvero la famiglia Angelucci (sia il padre Antonio che il figlio Giampaolo) nota al mondo imprenditoriale per i vari passaggi nell'editoria con il quotidiano Libero, con Il Riformista e con il tentativo di entrare in possesso anche dell'Unità, la storica testata del Partito Comunista.
Per gli Angelucci il «trasversalismo» è una ragion d'essere.
Il papà, Antonio (dall'umile passato ad oggi che siede in Parlamento nelle file dei berlusconiani), ha fatto da sponda ai Democratici di Sinistra in tante occasioni.
Non ultima quella che previde il salvataggio di una parte della situazione debitoria del partito con l'acquisto del «Bottegone», il palazzo in via delle Botteghe Oscure a Roma, sede storica del Pci, che lo ricevette in dono dalla famiglia Marchini, famosi palazzinari della sinistra romana.
Per i giudici e per i carabinieri i due, a vario titolo, dovranno essere giudicati (per Antonio si attende l'autorizzazione del Parlamento) per truffa e falso in merito a presunte tangenti pagate per ottenere l'accreditamento sanitario di alcune cliniche, tra le quali la famosa Madonna delle Grazie di Velletri, oggi diventata San Raffaele.
E insieme a Giampaolo, da oggi agli arresti domiciliari (non è la prima volta che vi finisce per vari scandali nella sanità) per provvedimento del giudice, tra gli indagati, ci sono diversi funzionari e dirigenti della Asl Roma H, tra i quali il direttore generale Luciano Mingiacchi.
Il manager della Asl castellana, che si dichiara come gli Angelucci «estraneo ai fatti», ha ricevuto disposizione dal Tribunale dell'«Obbligo di residenza».
In pratica non può lasciare la sua città (Anzio) per nessun motivo, tanto meno raggiungere gli uffici della Asl ad Albano fino a revoca del provvedimento.
Mingiacchi, che risulterebbe indagato insieme a diversi funzionari della Asl, ha rimesso la sua delega al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, il quale non sarà stato certo contento di questo nuovo scandalo.
In qualità di Commissario Straordinario alla Sanità, incaricato dal governo e dal Ministro Tremonti di cercare di fermare la grossa voragine dei conti regionali in questo settore, non è proprio piacevole apprendere che mentre da una parte si tagliano posti letto e si chiudono ospedali, dall'altra ci sarebbe gente senza scrupoli a cui interessa solo il profitto per il profitto.
E' il caso degli Angelucci, di Mingiacchi e degli altri coinvolti?
Saranno i giudici a stabilirlo.
Ma certo è che il destino a volte è veramente cinico e baro.
Proprio la clinica San Raffaele di Velletri, nel 1984, rappresentò per Angelucci il trampolino di lancio nel mondo dell'imprenditoria.
Portantino al San Camillo di Roma, dove Angelucci si dimostrò molto attivo come sindacalista, Tonino utilizzò le amicizie per entrare in società con alcuni imprenditori e politici nella vecchia casa di cura per lungodegenti di Velletri, della quale riuscì in breve a conquistarne la maggioranza del capitale.
Una volta divenuto a pieno titolo imprenditore - racconta anche il sito di Wikipedia - Angelucci non si fermò più e, con metodi non sempre apprezzati dai concorrenti, riuscì ad acquisire i pacchetti di maggioranza di altre strutture di lungodegenza, che - con felice intuizione e con buone entrature negli ambienti della Regione Lazio - trasformò nelle ben più redditizie cliniche per riabilitazione.
Nel biennio 2000 - 2001 suscitò notevole scandalo la vicenda dell'ospedale romano, sulla via Laurentina, appartenente all'Istituto San Raffaele di Milano, che - dopo un lungo contenzioso - fu venduto dall'istituto diretto da Don Verzè alla famiglia Angelucci per un importo di molto inferiore a quanto pochi mesi dopo fu pagato dalla Regione Lazio per ricomprarlo dagli Angelucci. Su questa vicenda vi furono inchieste giudiziarie e interrogazioni parlamentari, per ora ancora ferme alla Procura della Repubblica di Roma.
Sulla vicenda Don Verzè scrisse un libro.
Senza contare gli altri fatti attribuiti nel recente passato a Giampaolo e dei quali magari parleremo in seguito.
Al momento meglio rimanere ai Castelli Romani ed ai fatti che ci riguardano più da vicino. Un nuovo scandalo, una nuova polemica, ancora tanta polvere sulla sanità dei Castelli.
Proprio adesso che la situazione sembrava risolversi con la costruzione del primo Policlinico dei Castelli Romani.
I molti che hanno visto sempre con sospetto questa opportunità, oggi rafforzeranno le loro tesi. D'altra parte sembra che anche su questa vicenda le ombre siano molte e che i giudici stiano già lavorando per vederci chiaro.
www.iltuscolo.it - martedì 23 dicembre 2008