Giovedì 08 Gennaio 2009 da " Il Messaggero "
di NINO BERTOLONI MELI
" Il Pd? «Una fusione fredda di amministratori locali, di cacicchi ognuno con il proprio seguito di potere». Napoli? «Degrado morale e più ancora politico». La Iervolino? «Si è messa a mediare tra la miriade di correnti del Pd». Non le manda certo a dire le cose Emanuele Macaluso, dirigente storico del Pci e da tempo coscienza critica della sinistra, più volte parlamentare, mai convinto del progetto democrat anzi fiero avversario, tanto da averci scritto un pamphlet dal significativo titolo ”Al capolinea”.
Senatore Macaluso, il Pd al capolinea per la questione morale?
«Se non al capolinea, quasi. Quel mio libretto prendeva le mosse da un editorialone di Scalfari dove si diceva che se Ds e Margherita non si fossero fusi sarebbero stati al capolinea. Bene, a distanza di un anno, tutti quelli che prima incitavano e spingevano per fare il Pd sono diventati tra i più aspri critici».
Tutto questo a causa degli arresti e delle crisi nelle varie amministrazioni locali rette dai democrat?
«Questo è l’effetto, non la causa. Ho sempre rimproverato ai dirigenti del Pd di non aver neanche tentato di analizzare che cosa erano diventati Ds e Margherita in questi anni, se lo avessero fatto non sarebbero forse a questo punto».
E che cosa sarebbero diventati i soci fondatori del Pd?
«E’ sotto gli occhi di tutti: il Pd è nato mettendo insieme una enorme macchina di potere locale, una serie di potentati locali, di apparati costruiti con l’obiettivo di rinsaldare e perpetuare il potere ottenuto. E’ ovvio che oggi il vertice del Pd nazionale dica che è impossibile rimuovere chi è eletto dal popolo, sfido io, non potrebbero farlo anche se lo volessero».
Ma non è che il potere in sé sia il male assoluto.
«Giusto. Ma qui si tratta di amministratori, di sindaci, di governatori regionali con l’appendice di quelli provinciali che contano meno, ognuno con il suo seguito di assessori, esperti, consulenti, migliaia di persone pagate che gravitano attorno a questa pletora di cacicchi, non tutti per carità, ma tanti sì, che hanno messo su la loro brava macchina di potere e non intendono mollarla al primo intoppo. Non è un caso che si parli da tempo del ”partito dei sindaci” o del potere dei governatori, e qualcuno pensa che il leader di un partito possa andare a dire che cosa costoro possono o devono fare? Suvvia».
Che è, la riedizione del ”partito degli assessori” di nenniana memoria?
«Le analogie ci sono. La crisi del Psi nasce non quando Craxi fa politica seriamente o quando fa il suo governo con dentro personalità come Visentini, Scalfaro, Martinazzoli, Andreotti, Spadolini; no, la crisi socialista nasce quando Craxi dopo il Muro di Berlino e la crisi del comunismo si impunta a voler tornare a palazzo Chigi avendo ormai con sé un partito di cacicchi e di potentati locali, uno ”padrone” in Veneto, l’altro in Puglia, insomma, non più adeguato ad affrontare le sfide del momento. E il Psi esplose».
Stessa sorte intravede per il giovane Pd?
«Mah, quello che si vede è che non sono d’accordo su nulla, dalla collocazione in Europa alle questioni etiche, sul Medioriente, sulla giustizia. Un partito bloccato che non riesce a incidere. A questo punto meglio le correnti, almeno fanno politica, piuttosto che un partito di cacicchi con il seguito di gruppi di potere».
La Iervolino a Napoli continua a essere criticata.
«E vorrei vedere! Lei stessa ha candidamente confessato che si potevano cambiare solo sei assessori perché così si soddisfacevano tutte le correnti del Pd, due ammissioni in una sola volta: il Pd ha le correnti e a Napoli sono almeno sei, una bella cifra. Ma guai a dire che nel partito ci sono le correnti, Veltroni si arrabbia».
Meglio tornare a separarsi in ”rossi” e ”bianchi”?
«Non sono per una crisi distruttiva del Pd, meglio una crisi virtuosa. Si chiariscano, aprano finalmente il confronto interno anche aspro, si diano battaglia ma alla fine decidano, se no il Pd è destinato a implodere». "
di NINO BERTOLONI MELI
" Il Pd? «Una fusione fredda di amministratori locali, di cacicchi ognuno con il proprio seguito di potere». Napoli? «Degrado morale e più ancora politico». La Iervolino? «Si è messa a mediare tra la miriade di correnti del Pd». Non le manda certo a dire le cose Emanuele Macaluso, dirigente storico del Pci e da tempo coscienza critica della sinistra, più volte parlamentare, mai convinto del progetto democrat anzi fiero avversario, tanto da averci scritto un pamphlet dal significativo titolo ”Al capolinea”.
Senatore Macaluso, il Pd al capolinea per la questione morale?
«Se non al capolinea, quasi. Quel mio libretto prendeva le mosse da un editorialone di Scalfari dove si diceva che se Ds e Margherita non si fossero fusi sarebbero stati al capolinea. Bene, a distanza di un anno, tutti quelli che prima incitavano e spingevano per fare il Pd sono diventati tra i più aspri critici».
Tutto questo a causa degli arresti e delle crisi nelle varie amministrazioni locali rette dai democrat?
«Questo è l’effetto, non la causa. Ho sempre rimproverato ai dirigenti del Pd di non aver neanche tentato di analizzare che cosa erano diventati Ds e Margherita in questi anni, se lo avessero fatto non sarebbero forse a questo punto».
E che cosa sarebbero diventati i soci fondatori del Pd?
«E’ sotto gli occhi di tutti: il Pd è nato mettendo insieme una enorme macchina di potere locale, una serie di potentati locali, di apparati costruiti con l’obiettivo di rinsaldare e perpetuare il potere ottenuto. E’ ovvio che oggi il vertice del Pd nazionale dica che è impossibile rimuovere chi è eletto dal popolo, sfido io, non potrebbero farlo anche se lo volessero».
Ma non è che il potere in sé sia il male assoluto.
«Giusto. Ma qui si tratta di amministratori, di sindaci, di governatori regionali con l’appendice di quelli provinciali che contano meno, ognuno con il suo seguito di assessori, esperti, consulenti, migliaia di persone pagate che gravitano attorno a questa pletora di cacicchi, non tutti per carità, ma tanti sì, che hanno messo su la loro brava macchina di potere e non intendono mollarla al primo intoppo. Non è un caso che si parli da tempo del ”partito dei sindaci” o del potere dei governatori, e qualcuno pensa che il leader di un partito possa andare a dire che cosa costoro possono o devono fare? Suvvia».
Che è, la riedizione del ”partito degli assessori” di nenniana memoria?
«Le analogie ci sono. La crisi del Psi nasce non quando Craxi fa politica seriamente o quando fa il suo governo con dentro personalità come Visentini, Scalfaro, Martinazzoli, Andreotti, Spadolini; no, la crisi socialista nasce quando Craxi dopo il Muro di Berlino e la crisi del comunismo si impunta a voler tornare a palazzo Chigi avendo ormai con sé un partito di cacicchi e di potentati locali, uno ”padrone” in Veneto, l’altro in Puglia, insomma, non più adeguato ad affrontare le sfide del momento. E il Psi esplose».
Stessa sorte intravede per il giovane Pd?
«Mah, quello che si vede è che non sono d’accordo su nulla, dalla collocazione in Europa alle questioni etiche, sul Medioriente, sulla giustizia. Un partito bloccato che non riesce a incidere. A questo punto meglio le correnti, almeno fanno politica, piuttosto che un partito di cacicchi con il seguito di gruppi di potere».
La Iervolino a Napoli continua a essere criticata.
«E vorrei vedere! Lei stessa ha candidamente confessato che si potevano cambiare solo sei assessori perché così si soddisfacevano tutte le correnti del Pd, due ammissioni in una sola volta: il Pd ha le correnti e a Napoli sono almeno sei, una bella cifra. Ma guai a dire che nel partito ci sono le correnti, Veltroni si arrabbia».
Meglio tornare a separarsi in ”rossi” e ”bianchi”?
«Non sono per una crisi distruttiva del Pd, meglio una crisi virtuosa. Si chiariscano, aprano finalmente il confronto interno anche aspro, si diano battaglia ma alla fine decidano, se no il Pd è destinato a implodere». "

" Il Pd? «Una fusione fredda di amministratori locali, di cacicchi ognuno con il proprio seguito di potere». Questo è il pensiero di uno torico dirigente del PCI... e anche a FRASCATI è cosi...
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