Il primo sondaggio dell’era Franceschini è una doccia fredda per il neo segretario del Partito democratico. Alle elezioni europee - indette per il 6 e 7 giugno – se si svolgessero oggi, secondo Ipr Marketing, che ha svolto il sondaggio per La Repubblica, il Pd prenderebbe il 22% dei voti, contro il 33,2% ottenuto alle politiche dello scorso aprile.
In un anno, il Pd ha perso un terzo del suo elettorato. Dov’è finito? Di sicuro una fetta è andata all’Idv di Antonio Di Pietro, accreditata dell’8% contro il 4,4% di aprile 2008. E in parte verso le formazioni dell’ex Sinistra-l’Arcobaleno.
Più allarmante, per il nuovo segreteraio catto-comunista, l’aumento dei consensi che il sondaggio attribuisce all’Udc: dal 5,6% all’8%. Questo significa che gli elettori di estrazione cattolica, che votavano per la Margherita, dopo gli iniziali entusiasmi, vista la performance di Veltroni, nutrono sempre più dubbi sulla formula del Pd, nonostante il passaggio del timone a Franceschini.
Lo stesso sondaggio è destinato ad accrescere le preoccupazioni di Franceschini in quanto esamina il comportamento degli elettori nel caso in cui il Pd tornasse a dividersi tra Ds e Margherita. In questo caso, i Ds scenderebbero al 13% e la Margherita al 7%. Totale 20%: i due punti in meno rispetto al Pd sono il fragile appiglio a disposizione di Franceschini per mantenere in vita l’invenzione di Veltroni.
Da notare che, nel 1976, il Pci aveva ottenuto il 34,4%. Il 13% di cui viene accreditato se tornasse a presentarsi da solo, significa che il partito di Gramsci, Togliatti e Berlinguer ha perduto due terzi del suo elettorato. A nulla sono quindi serviti i successivi camuffamenti: Pds, Ds e, alla fine, la fusione – che a questo punto si conferma fredda e mal riuscita nonostante l’operazione “primarie” – nel Partito democratico “a vocazione maggioritaria”.
Quanto alla ex Sinistra-l’Arcobaleno, che alle elezioni di aprile ottenne unita il 3,1%, i suoi componenti, considerati separatamente, presentano risultati complessivamente migliori, anche se di poco. Riforndazione comunista di Paolo Ferrero è accreditata del 2,5%; Rifondazione per la sinistra di Nichi Vendola accreditata dell’1%, Sinistra democratica è quotata al 2%, I Verdi all’1,5% e il Pdci allo 0,5%. In altri termini, la “rivoluzione veltroniana” ha fatto bene all’estrema sinistra: la frammentazione sembra dunque la fase finale dell’elettorato orientato in questa direzione.
A questa frantumazione della sinistra corrisponde la stabilità dell’elettorato di centrodestra, che nell’insieme conferma un’area di consenso superiore al 50%, quindi più del doppio del partito di Franceschini.
Mario Gori ( Portavoce PDL Comune Frascati )
giovedì 5 marzo 2009
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