Da giorni i genitori degli alunni che utilizzano il servizio mensa scolastico sono stati raggiunti prima da un invito-diffida e poi dalla minaccia di riscossione a mezzo ufficiale giudiziario per il presunto mancato pagamento di buoni pasto riferiti agli anni scolastici precedenti (in alcuni casi addirittura il 2005/2006).
Niente da dire se l’operazione rispondesse alla corretta logica amministrativa del perseguimento di chi, pur utilizzando il servizio-mensa, non ne ha pagato il prezzo.
È ovvio, però, che qualche considerazione andrebbe fatta sulla tempestività dell’operazione di recupero: in fondo siamo solo nel 2009 e le prestazioni di cui si chiede il pagamento si riferiscono al 2005!
Purtroppo per l’amministrazione comunale c’è di più e più significativo: tantissimi genitori, dopo aver fatto una rapida verifica dei dati in loro possesso e dopo aver riscontrato le bollette pagate, hanno cominciato a tempestare di richieste gli uffici del Comune per avere la certificazione dei giorni di frequenza dei figli per poterli confrontare con i pagamenti effettuati e verificare, così, la correttezza della richiesta degli uffici comunali.
Risultato: tante richieste stracciate sul momento in quanto i dati reclamati dagli uffici comunali risultavano inesatti (totalmente o parzialmente).
E una considerazione finale s’impone: era proprio impossibile, prima di iniziare una campagna del genere, effettuare una verifica seria e completa confrontando i dati della presenza di ciascun alunno con gli importi pagati?
Perché imporre ai cittadini un compito, la verifica della correttezza della richiesta, che sarebbe stata di competenza degli uffici?
Non perde, così, credibilità l’azione della pubblica amministrazione?
Niente da dire se l’operazione rispondesse alla corretta logica amministrativa del perseguimento di chi, pur utilizzando il servizio-mensa, non ne ha pagato il prezzo.
È ovvio, però, che qualche considerazione andrebbe fatta sulla tempestività dell’operazione di recupero: in fondo siamo solo nel 2009 e le prestazioni di cui si chiede il pagamento si riferiscono al 2005!
Purtroppo per l’amministrazione comunale c’è di più e più significativo: tantissimi genitori, dopo aver fatto una rapida verifica dei dati in loro possesso e dopo aver riscontrato le bollette pagate, hanno cominciato a tempestare di richieste gli uffici del Comune per avere la certificazione dei giorni di frequenza dei figli per poterli confrontare con i pagamenti effettuati e verificare, così, la correttezza della richiesta degli uffici comunali.
Risultato: tante richieste stracciate sul momento in quanto i dati reclamati dagli uffici comunali risultavano inesatti (totalmente o parzialmente).
E una considerazione finale s’impone: era proprio impossibile, prima di iniziare una campagna del genere, effettuare una verifica seria e completa confrontando i dati della presenza di ciascun alunno con gli importi pagati?
Perché imporre ai cittadini un compito, la verifica della correttezza della richiesta, che sarebbe stata di competenza degli uffici?
Non perde, così, credibilità l’azione della pubblica amministrazione?
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