venerdì 30 gennaio 2009

Il PdL presenta la mozione sul "caso Battisti"


MOZIONE
Ma come si fa a scambiare un sanguinario terrorista per un rifugiato politico?
Il Brasile ha riconosciuto al terrorista Cesare Battisti lo status di “rifugiato politico” quasi come se in Italia non fossero garantiti gli inalienabili diritti dell’uomo tra cui la libertà di pensiero e la libertà di parola.
Cesare Battisti non è stato condannato all’ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per le sue idee in quanto tali, ma perché tra le sue idee ve ne sono alcune che prevedono l’utilizzo della lotta armata e dell’omicidio tra i metodi di confronto politico.
Cesare Battisti si è associato alla formazione terroristica PAC (Proletari Armati per il Comunismo) con la quale ha commesso numerose rapine e quattro omicidi:
- 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria;
- 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (VE), Lino Sabbadin, macellaio di Mestre durante il tentativo di rapina del suo esercizio commerciale;
- 16 febbraio 1979 a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere sempre nel corso di una tentata rapina. In quell’occasione fu ferito anche il figlio del gioielliere, Alberto Torregiani, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle;
- 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS.
Nel 1979 Battisti venne arrestato, nell’ottobre 1981 riuscì ad evadere e fuggì in Francia dove beneficiò di una certa protezione politica (la cosiddetta teoria Mitterand) concedendosi una latitanza di carattere “culturale” che gli ha procurato benemerenze e alibi di non perseguibilità.
Il 30 giugno 2004, dopo una serie di battaglie legali, le autorità francesi ne hanno concesso l’estradizione richiesta dalla magistratura italiana, ma il Battisti si è dato nuovamente alla fuga raggiungendo il Brasile dove fu arrestato il 18 marzo 2007.
Il 13 gennaio 2009, il Brasile ha deciso di accordare a questo assassino lo status di rifugiato politico.
INCREDIBILE!
Il ministro della Giustizia brasiliano ha, addirittura, motivato la decisione sul “…fondato timore di persecuzione del Battisti per le sue idee politiche….”, nonché su “….dubbi sulla regolarità del procedimento giudiziario nei suoi confronti……
La nostra Nazione non può accettare un oltraggio simile!
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è sceso direttamente in campo scrivendo un’accorata lettera al Presidente brasiliano Luiz Inácio da Silva dichiarandosi stupito e rammaricato per la decisione del governo brasiliano di concedere al latitante Cesare Battisti, condannato all’ergastolo, lo status di rifugiato politico.
Tre giorni dopo il “no” alla richiesta di estradizione presentata dall’Italia, il presidente della Repubblica, infatti, passa al contrattacco e fa sentire la sua voce con una lettera personale diretta all’omologo brasiliano, che forse con quel “caro compañero” rivolto a Napolitano il 10 novembre 2008 durante la sua visita italiana pensava di essersi guadagnato l’eterna benevolenza del Colle. E la posizione del Governo brasiliano coincide con i desideri di Battisti, che qualche giorno prima, dalle colonne del periodico brasiliano Epoca, si era detto certo di poter diventare, in caso di estradizione, “oggetto di vendetta. Sarei assassinato”. Ebbene, a Lula Napolitano ricorda con un’irritazione che traspare nonostante il paludato linguaggio diplomatico che “l’ordinamento costituzionale e giuridico italiano offre sufficienti «garanzie anche quando si tratta di perseguire i reati più gravi…”.

Tutto ciò premesso,

il sottoscritto Bernardo Iodice, consigliere comunale di AN-PdL, chiede che il Consiglio comunale di Frascati esprima la piena condivisione alle iniziative intraprese dal Presidente della Repubblica e dal Governo italiano per riportare il Battisti in Italia perché vi sconti la giusta pena dei suoi tanti ed efferati delitti.
Copia del presente atto, se approvato, sarà trasmessa agli uffici della Presidenza della Repubblica e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Frascati, 28 gennaio 2009

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