
Il nuovo decreto sicurezza approvato dal governo Berlusconi è una risposta tempestiva alle violenze contro le donne delle ultime settimane ma non dipende dall’onda emotiva di questi ultimi giorni. Le misure di oggi anticipano per la maggior parte ciò che era previsto nel disegno di legge sulla sicurezza approvato al Senato due settimane fa.
Come di consueto, il governo agisce su due fronti: prevenzione e repressione. Per la prevenzione, vengono stanziati 100 milioni con i quali saranno assunti 2.500 poliziotti entro il 31 marzo e viene dato il via ai "volontari per la sicurezza", per dare modo ai cittadini di partecipare al controllo del territorio, in sinergia con le forze dell’ordine.
Sul fronte della repressione dei reati, viene previsto: l’ergastolo per i violentatori omicidi; il carcere per chi commette violenza sessuale su minori; l’arresto in flagranza dà accesso al processo per direttissima; il patrocinio gratuito a spese dello Stato per tutte le vittime; niente benefici carcerari per gli autori di violenza sessuale.
Niente più arresti domiciliari per i violentatori. Aggravanti se gli stupratori sono parenti o insegnanti delle vittime, e se le vittime sono minori di 16 anni. Ulteriori aggravanti in caso di violenze di gruppo. Ergastolo per chi stupra e uccide la vittima. Patrocinio gratuito alle vittime di aggressioni, violenze sessuali e molestie. Più mezzi e strumenti per le forze dell’ordine: 100 milioni di euro e 2.500 nuovi assunti da impiegare sul campo. Termine per trattenere i clandestini nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) elevato da due a sei mesi. Procedure più rapide, con maggior potere ai prefetti, per espellere gli illegali. E quanto alle ronde di privati cittadini, queste saranno associazioni a disposizione delle prefetture e dei comuni, con albi di volontari che ne faranno parte: agiranno disarmati, saranno composte in prevalenza da ex poliziotti e carabinieri, ed avranno il compito di segnalare ai sindaci attività sospette sul territorio. Inasprimento delle pene per lo stalking, le molestie sessuali spesso tra ex coniugi o fidanzati.
Il decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri anticipa con 12 articoli le misure più urgenti del disegno di legge più ampio già approvato dal Senato. Il governo risponde così tempestivamente ad un allarme sociale particolarmente sentito dopo i casi ripetuti di violenze ad opera prevalentemente di immigrati irregolari, con precedenti penali alle spalle e perfino con provvedimenti di espulsione mai eseguiti dalla magistratura.
•Basta scarcerazioni facili. E proprio alla magistratura si rivolge il punto più qualificante del decreto. Chi viene arrestato con prove evidenti per violenze e crimini sessuali non potrà più beneficiare degli arresti domiciliari. Dovrà essere trattenuto in carcere e processato rapidamente, essendo rafforzato il concetto di pericolosità sociale a carico di questi individui. Finora la concessione dei domiciliari, dai quali normalmente i colpevoli si eclissavano magari per andare a colpire di nuovo, era a discrezione dei pm e dei gip.
•Basta magistrati buonisti. Il caso più recente, che ha fatto imbestialire l’opinione pubblica, è quello dello stupro di San Valentino nel parco romano della Caffarella, vittima una adolescente di 14 anni, e del pestaggio subìto dal suo fidanzato 17 enne. I due rumeni arrestati, entrambi clandestini, avevano goduto di un singolare trattamento di favore per reati precedenti, sia in Italia sia in Romania. Tra questi potrebbe esserci anche lo stupro di una dona di 41 anni avvenuto a gennaio a Primavalle, un altro quartiere romano. Non solo. Il più giovane dei due, Alexadru Loyos, era stato colpito dal decreto di espulsione firmato dall’ex prefetto di Roma Carlo Mosca: ma la magistratura di Bologna si era rifiutato di applicarlo con la motivazione che “non si faceva cenno a condanne, era riportati solo alcuni precedenti per rapina, lesioni, ricettazione e furto”. Come dire: bazzecole. Eppure lo stesso Loyos era stato già condannato due volte, nel dicembre 2007 e nel febbraio 2008: ma il Tribunale di Bologna “non ne ha mai saputo nulla”.
•Ergastolo e aggravanti per chi stupra e uccide. Non ci sarebbe neppure bisogno di spiegarlo: si tratta dei due crimini più odiosi. Ed anche in questo caso è solo la sottolineatura di norme già esistenti, essendo la violenza aggravante dell’omicidio volontario e viceversa. Eppure ci sono state sentenze che hanno individuato nella violenza sessuale uno “stato di alterazione” che è servito per evitare pene severe perfino agli assassini. Altre aggravanti sono state decise per le violenze di gruppo e a danno degli adolescenti nonché per pornografia minorile e per il turismo sessuale.
•Inettitudine e scelte politiche della sinistra. La discrezionalità totale lasciata ai magistrati ad opera dei precedenti governi, che di sicurezza non hanno mai voluto occuparsi, discrezionalità combinata con la mitezza delle pene, ha consentito questo lassismo ed a farne le spese sono state le donne, le coppie di giovani, gli abitanti delle periferie. Strati sociali deboli ed esposti che la sinistra avrebbe dovuto proteggere, ma che ha preferito sacrificare alla sudditanza nei confronti della magistratura e alla logica del “politicamente corretto” verso gli immigrati.
•Il governo difende le vittime. Al contrario, il centrodestra difende le donne e le vittime in generale non solo bloccando le scarcerazioni facili, ma anche concedendo il gratuito patrocinio nei processi.
•Presto la clandestinità sarà reato. Le misure di oggi, immediatamente operative dopo la firma del Quirinale, si completeranno quando la clandestinità in quanto tale sarà considerata reato, come previsto dal disegno di legge. Allora ogni ulteriore boicottaggio delle norme sarà tecnicamente impossibile.
•Niente alibi neppure per i dubbiosi della destra. Il decreto contiene però un’altra norma importante: l’aggravante per le violenze consumate in ambito familiare e ad opera degli insegnanti. Un provvedimento logico, che spunta anche gli argomenti di quanti, a sinistra ma anche nel centrodestra, si attardano a mettere in guardia contro il “razzismo strisciante”. A parte l’evidenza di alcune cifre – il 40 per cento dei detenuti per violenza sono immigrati – non esiste alcuno spirito razzista. I violentatori in famiglia o a scuola sono evidentemente italiani. Senza contare che la legge protegge le stesse donne immigrate, vittima spesso (ultimo caso a Bari) della violenza di altri clandestini. Dunque basta con i dubbi ed i messaggi ambigui. Non si tratta di incitare al razzismo, ma di ripristinare la legalità e di difendere la sicurezza. Due esigenze sacrosante, al quale il governo aveva il diritto e il dovere di rispondere; e lo ha fatto.
Mario Gori (Portavoce PDL Comune di Frascati)
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