lunedì 25 maggio 2009

Alina Castro: "Non dimenticatelo, mio padre è un assassino".

Lo scorso mese di gennaio ho avuto modo di visitare Cuba in compagnia di mia moglie e di una coppia di amici. La libertà di cui ho goduto, essendo un "viaggiatore fai da te", mi ha consentito di entrare con una certa facilità in contatto con la gente comune: e ho tratto la sensazione di un popolo assetato di libertà e desideroso di conoscere cosa accade nel mondo.
Forse qualche esagitato osannatore della dittatura di Castro dovrebbe sapere che a Cuba non si vendono giornali e che é distribuito dagli anziani del partito solo l'organo ufficiale del Partito comunista cubano (Granma).
La povertà abbonda, il degrado di quelle che furono splendide città é sotto gli occhi di tutti. La ricerca di una agiatezza economica spinge molti a cercare una facile via nella prostituzione.
Ho avuto, poi, modo di verificare di persona una struttura della tanto decantata sanità cubana e posso garantire che il nostro peggior ospedale potrebbe apparire al confronto un policlinico iperspecializzato. Certo poi ti mostrano anche la struttura nella quale é stato ricoverato il "companero" Maradona ma ti avvisano che lì sono accolti solo stranieri danarosi.
E lo stesso ingresso alle zone turistiche di lusso (i vari Cajos) é precluso ai cubani.
Perchè questa premessa? Perchè in questi giorni nello spazio ZIP gentilmente concesso dall'amministrazione comunale si celebrano i 50 anni della cosiddetta rivoluzione cubana!
Celebrazioni? Di quale evento? "Mio padre è un assassino. Ha mandato a morte 18.000 persone in 44 anni di regime..." Così reagisce Alina Castro, figlia del dittatore comunista, alle domande che Barbara Romano di "Libero" le pone in una lunga intervista. E le stime si riferiscono a sei anni orsono: tutto fa pensare che i morti siano nel frattempo aumentati nel numero mentre l'efferatezza delle esecuzioni é sempre la stessa. Non molto tempo fa' tre ragazzi che avevano sequestrato un traghetto per fuggire sono stati fucilati, nonostante le pressioni internazionali che chiedevano un gesto di clemenza.
E in questo mare di miseria, di degrado, di rifiuto di ogni principio di libertà democratica il Comune di Frascati si presta fare da sponda e da sponsor di una manifestazione che celebra un regime corrotto, liberticida e fondato su un nepotismo che trova un simile solo nell'altro regime comunista della Corea del Nord.
Abbiamo il dovere morale di opporci all'esaltazione di un'idea brutale che, ovunque, si sia materializzata ha prodotto solo miseria morale ed economica.
Gridiamo forte " Libertà per Cuba" nella speranza che qualche sollecito sindaco, assessore o consigliere voglia unirsi a noi nella protesta per la celebrazione di un evento che non ha nulla da celebrare!
Bernardo Iodice, capogruppo PdL - Comune di Frascati

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