sabato 30 maggio 2009

La politica del fare respinge la politica del gossip


Aveva iniziato giurando: “Tra moglie e marito non mettere il dito”. Sta concludendo una delle più squallide delle campagne elettorali mai condotte dalla sinistra occupandosi solo ed esclusivamente di gossip e finte rivelazioni, e adesso lancia “un sondaggio” che coinvolge personalmente i figli del premier.
La deriva di Dario Franceschini, il cattolico di sinistra che esordì alla guida del Partito democratico giurando sulla Costituzione e tenendo una mano sulla spalla del padre, non si ferma più. Né di fronte a pseudo rivelazioni che rovistano nella spazzatura, né di fronte alla vita familiare e agli affetti più cari dell’avversario.

I suoi compagni di partito lo seguono sempre più a stento e di malavoglia. Non lo dicono, certo. Naturalmente dipenderà dall’esito delle elezioni, dall’asticella alla quale verrà posto il risultato del Pd. Se l’emorragia dei voti si fermerà poco sopra o poco sotto il 26-27%, Franceschini tenterà di resistere. Altrimenti la resa dei conti scatterà subito. Ma chi deciderà la differenza tra una disfatta o un insuccesso? Il segretario stesso o le correnti? La realtà è che un anno fa i democratici erano sopra il 33%: ogni bilancio serio non può che partire da qui.

Perfino Repubblica, il giornale-partito che ha lanciato la prima campagna elettorale italiana basata interamente sul pettegolezzo, mostra oggi un filo di disagio. Del resto il direttore Ezio Mauro e l’editore Carlo De Benedetti vorrebbero a questo punto separare immagine e destini da quelli del segretario democratico. Non per principio, ma per calcolo. Affondare assieme a chi perde non piace a nessuno. Mauro ci ha provato in ogni modo due sere fa a Ballarò: lui avrebbe dovuto parlare di giornalismo (dal suo punto di vista, ovviamente), Franceschini di politica. Una divisione dei compiti posticcia, ma tant’è. Le rivelazioni sui trascorsi penali del testimone-chiave di Repubblica, questo nuovo “teste Omega” in salsa partenopea, hanno fatto saltare tutto. Franceschini ha perso letteralmente la testa mischiando, lui, gossip ed elezioni; la politica è passata in cavalleria. Il boomerang è arrivato pesantemente sulla testa di entrambi. Oggi il Corriere della Sera prende le distanze da questa campagna spazzatura. Attacca Franceschini. Scrive: “Il leader del Pd ha commesso un errore grossolano. Non è chiaro dove esattamente Franceschini abbia culturalmente attinto ad una visione così totalitaria della politica che si arroga il diritto di giudicare la correttezza di un modello pedagogico e familiare. Ma è chiaro, molto chiaro, che Franceschini deve fermarsi qui, non lasciar tracimare il rancore politico”. L’editoriale aggiunge però anche altro. Il senso è: dica Berlusconi una parola definitiva sul caso Noemi, e noi la prenderemo per buona.

Ma a questo punto davvero è di Berlusconi l’onere di chiarire una vicenda che gli avversari, e solo loro, hanno intorbidato e strumentalizzato in ogni maniera possibile, al di là di ogni decenza? Deciderà il premier. Sapendo però che la campagna contro di lui, ogni giorno che passa, si ritorce contro chi l’ha lanciata. Ma anche che questa campagna mira non solo alle Europee, ma a screditare l’Italia ed il suo governo a livello internazionale, in vista del G8 dell’Aquila, ed oltre.
Gli attacchi personali a Berlusconi durano esattamente da 15 anni, da quando è sceso in politica rompendo le uova nel paniere alla sinistra ed ai giornali a lei alleati. Le coincidenze con quanto accade oggi sono impressionanti: dall’avviso di garanzia a mezzo Corriere della Sera del ’94 (anche allora c’era di messo un summit internazionale, quello delle Nazioni Unite sulla criminalità), fino appunto al famoso “teste Omega” le cui presunte rivelazioni vennero rese pubbliche dall’Espresso e da Repubblica nel 1996, alla vigilia delle elezioni di quell’anno.

Da entrambe le vicende Berlusconi è uscito assolto con la formula più ampia nei vari gradi di giudizio. I testi, a cominciare da Stefania Ariosto, sono stati giudicati inattendibili dalla stessa magistratura. Ma quanto tutto ciò è costato alla politica italiana e allo stesso Paese? Già in quegli anni l’Economist attaccava in copertina Berlusconi, con gli stessi argomenti che usa oggi il Financial Times. È un gioco al rimbalzo che parte dall’Italia e che, caso unico al mondo, fa esultare l’opposizione, preoccupata dei propri interessi e non di quelli del Paese.

Chi di sinistra non è, e si preoccupa invece di una certa stampa straniera, dovrebbe forse ricordare di come i giornali americani, inglesi e francesi abbiano trattato Clinton, Sarkozy, Mitterrand, il principe Carlo d’Inghilterra ed il cancelliere Schroeder. La differenza è che lì, dopo le elezioni, la campagna-spazzatura si ferma. Da noi no, alimentata da un’opposizione che non ha altro a cui appellarsi.

Ecco perché è legittimo chiedersi se proprio Berlusconi, cioè la vittima e il bersaglio di questo modo distorto e barbaro di fare politica, che giunge al punto di coinvolgere i figli, debba prestarsi lui stesso al gioco dei suoi nemici. Come abbiamo detto, deciderà lui. Sapendo però che finora gli italiani lo hanno giudicato, e bene, sull’azione di governo; e su questa intendono continuare a giudicarlo. Esattamente come hanno fatto i leader mondiali, da Bush ad Obama, da Putin a Sarkozy. Esemplare il commento del presidente francese: “Berlusconi è attaccato dalla stampa ma vince le elezioni e ha un consenso altissimo. Questo è ciò che conta, per lui e per noi”. Giudizi, in Italia e nel mondo, certamente più maturi e importanti rispetto alla bassezza dei vari Franceschini e alle campagne grossolane e interessate di Repubblica (non ci vuole molto); ed anche rispetto una certa paludata stampa anglosassone che spesso, e a sproposito, viene citata come esempio e maestra. E che ancora più spesso – basta pensare alle previsioni e alle analisi sballate sulla crisi finanziaria – non ci prende e sbaglia clamorosamente, per pigrizia, disattenzione o colpa.

Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PdL Frascati

www.mariogori.it

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