lunedì 3 agosto 2009

Risposta al Corriere Tuscolano

Egregio direttore,

mi consenta di poter replicare, sia pure nel mio ruolo di semplice laico che vive la realtà diocesana, alle affermazioni di don Orlando Raggi, riportate nell’ultimo numero del mensile da Lei diretto e relative all’arrivo del nuovo Vescovo.
Il primo impatto con il titolo “Riporterà freschezza e vitalità” mi ha fatto sperare che si trattasse del solito titolo ad effetto che in poco o in nulla rifletteva poi il contenuto dell’intervista.
La speranza è presto svanita atteso che don Orlando nel corso dell’intervista ripropone espressamente il contenuto del titolo: leggendo in una logica di “sinonimi e contrari” debbo supporre che mons. Raggi ritenga che in precedenza, sotto la guida di Mons. Matarrese, l’azione pastorale denunciasse decadimento e inerzia. E questa affermazione non solo mi sembra poco opportuna (soprattutto se fatta da un sacerdote) ma mi appare totalmente fuori luogo attesi i tanti e incontestabili meriti che mons. Matarrese ha avuto nel corso della sua ventennale attività pastorale.
Le delusioni non si esauriscono in questa sorprendente affermazione. Mons. Raggi parla di un popolo di Dio, quello diocesano, avvilito e sfiduciato, individuandone i motivi nella chiacchierata “morte” della diocesi: un’esternazione di puro stampo campanilistico, alla stregua di un capo di una tifoseria calcistica.
E cosa dire quando lo stesso prelato parla genericamente di disaggregazione delle forze spirituali, pastorali e umane o della necessità di sollevare il morale di ….quei sacerdoti che non si sono sentiti compresi e coinvolti nel cammino della Chiesa locale? Tutto mi sembra assurdo e fuori luogo proprio perché riferite da un sacerdote che in ogni celebrazione eucaristica fa espresso riferimento all’unione con il proprio Vescovo.
Vivendo il mio ruolo di laico all’interno della Chiesa diocesana non mi è sembrato di cogliere questi aspetti così gravi denunciati da monsignor Raggi: mi è sembrato, invece, che ogni iniziativa del Vescovo fosse improntata al tentativo di rendere sempre più stretto il legame tra i componenti del clero e tra questi e i laici.
Certo se don Orlando non prende la distanza dalle dicerie circa una “certa gelosia” del Vescovo nei confronti suoi e di un altro sacerdote e se individua, quale motivo della sua esclusione da incarichi diocesani, un diverso atteggiamento in materia di pastorale, non può pretendere poi di riportare all’interno della Diocesi quella freschezza e quella vitalità che pure si invoca in linea di principio.
Personalmente saluto con profondo affetto mons. Matarrese non solo per quanto ha fatto sul piano economico per la nostra Diocesi (sarebbe troppo facile ricordare qui le tante iniziative in materia di patrimonio immobiliare, di Chiese costruite o ristrutturate, di strutture religiose o di accoglienza e di arredi sacri) ma anche (e soprattutto) per la sua piena e totale disponibilità umana: lo ricorderò sempre come un pastore che, invece di chiudersi nel palazzo vescovile, è stato sempre pronto a scendere tra la gente con un atteggiamento di umiltà che si estrinsecava anche quando giustamente rivendicava il rispetto delle regole. E lo ricorderò in prima linea nel guidare, come semplice pastore di anime, gruppi di fedeli nelle preghiere quotidiane e lo ricorderò profondamente aperto verso i giovani e i bambini con quel suo atteggiamento solo apparentemente burbero.
Mons. Matarrese aveva ed ha il suo modo di agire: può andare a genio o meno ma almeno è sintomatico di una spontaneità che non è patrimonio di tanti.
Monsignor Matarrese resterà nella memoria di noi fedeli e il ricordo della sua attività pastorale sarà il modo migliore per accogliere mons. Martinelli che saprà con il suo carisma e con la sua sensibilità contribuire alla crescita spirituale di questa nostra comunità diocesana.
Il benvenuto a mons. Martinelli non deve prescindere da un cordiale e filiale apprezzamento per quanto ha fatto mons. Matarrese, al quale giustamente la città di Frascati ha voluto consegnare il riconoscimento, riservato a pochi, di “civis tusculanus”.

Bernardo Iodice

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