lunedì 9 marzo 2009

La scelta difficile di Casini


L’esperienza insegna quanto scomoda e inconcludente sia la posizione del centrista appollaiato sul pero. La scelta di rappresentare la terza forza può avere senso quando entra in avaria il sistema politico articolato su due forze in competizione per il governo. Non è questo il caso italiano. La stessa facilità con cui l’elezione diretta del governo, tra due proposte in campo, è diventata di senso comune, dimostra quanto il corpo elettorale fosse stanco dei giochi combinatori della partitocrazia. Il meccanismo va lubrificato con l’uso perché funzioni al meglio, come in tutte le democrazie mature, ma non c’è ragione di tornare indietro, al tempo dell’eterna anomalia italiana.

L’Udc di Pierferdinando Casini può dare un contributo utile per il miglior funzionamento del bipolarismo, solo che si decida a scendere dal pero e prendere realisticamente, nella competizione che c’è, la posizione coerente con le aspettative della sua porzione di elettorato e dei suoi punti di riferimento riconoscendo, peraltro, che lo spazio al centro e già stabilmente occupato dal PdL.

Invece, continua a isolarsi in una terza posizione virtuale, ingannando il tempo dell’attesa con il lancio imparziale, sui protagonisti del gioco politico reale, di simbolici corpi contundenti che non fanno male a nessuno.

Questo atteggiamento di non splendido isolamento ricorda l’analogo rifiuto della realtà da parte degli ultimi segretari dc, o postdemocristiani. Anche Zaccagnini e Martinazzoli si rifiutavano di credere che i bei tempi, quando lo Scudo crociato era il centro dell’universo politico, fossero passati per sempre. Non si rassegnavano al fatto che la caduta del Muro avesse messo in libertà i molti milioni di elettori che per quasi mezzo secolo avevano votato Dc senza considerarsi democristiani. Un voto faute de mieux. Così si isolarono dal cambiamento in atto, mentre la vita andava avanti.

Casini è troppo giovane e dinamico per montare la sentinella al deserto dei tartari in attesa dei decreti del destino. Ha anche abbastanza spirito pratico per rendersi conto che “gufare” non è un buon surrogato dell’azione politica. Anche gli ultimi centristi francesi fecero una scommessa sul rigetto del bipolarismo della Quinta Repubblica. La persero perché la loro logica non era quella degli elettori moderati. I quali capirono che il centrismo non si realizza con la formazione di un grande partito di centro, destinato a impaludarsi negli eterni compromessi della politica politicante. Vince quando spinge verso il centro entrambe le alleanze, concorrendo alla realizzazione di un’alternanza dei moderati.

Governare l’Italia “al centro” è desiderabile e diventerà possibile quando la sinistra si deciderà a capire che il suo sogno egemonico è un incubo per la maggioranza degli italiani. Mentre tornare a governarla “dal centro” è solo velleitario. Casini metterà i piedi per terra quando intenderà ragione, si renderà conto che al centro c’è già il PdL, e lo farà intendere ai suoi sconsigliati consiglieri.

Mario Gori ( Portavoce PDL Comune di Frascati )

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