martedì 10 marzo 2009

Piano Casa: Dossier, perché e come

Cinquecentocinquanta milioni di euro da spendere subito; almeno cinquemila nuovi alloggi da costruire e destinare a chi ne ha bisogno; la possibilità, per gli edifici esistenti, di ampliare fino al 20% le cubature per migliorare la qualità abitativa e destinare una stanza a figli e familiari; e per gli edifici più vecchi di 20 anni la ricostruzione con volumi più ampi del 30% se si adottano criteri di edilizia ecologica e di risparmio energetico.
È una rivoluzione edilizia quella contenuta nel piano casa annunciato dal governo dopo un accordo siglato venerdì 6 marzo con le regioni, assieme al rilancio delle grandi infrastrutture; e che verrà definitivamente varato dal consiglio del ministri di venerdì 13. Un beneficio innanzi tutto per le categorie più popolari di beneficiari, ma anche per l’industria edile e per l’economia in generale, visto che l’edilizia è un settore trainante. Un progetto che avrebbe dovuto realizzare due anni fa la sinistra, ma che poi è rimasto al solito nel cassetto. Oggi lo fa il centrodestra in accordo con le regioni; e la sinistra di Dario Franeschini, presa in contropiede, grida alla “cementificazione”: smentita dagli stessi ambientalisti e da molti suoi amministratori.
Vediamo punto per punto:

Cinquecentocinquanta milioni di euro. Sono le risorse complessive; 200 milioni da dirottare sulle regioni a cui spettano i piani particolareggiati di intervento, e 350 di contributi diretti. Il governo recupera in gran parte un progetto del governo Prodi, ma che i contrasti in seno all’esecutivo della sinistra avevano bloccato.

Cinquemila alloggi. Sono quelli da realizzare con il piano, ma potrebbero salire a 6.000. Abitazioni da ristrutturare, migliorare, ampliare, oppure da edificare ex novo. Si tratta in tutti i casi di edilizia popolare da destinare ai cittadini meno abbienti attraverso il meccanismo del riscatto a prezzi scontati.

Un milione di nuovi proprietari. Sono quanti oggi vivono in case popolari che potrebbero beneficiare del piano, investendo nei miglioramenti e negli ampliamenti e usufruendo del riscatto.

Una casa più comoda e più risparmiosa. Il meccanismo di aumento delle cubature sarà subordinato a vincoli ambientali precisi, stabiliti dalle regioni e dai piani regolatori comunali, e non potranno prestarsi a speculazioni. L’aumento del 30% verrà riservato agli edifici più anziani a condizioni che si ricostruisca con tecnologie di basso impatto ambientale ed energetico.

Sconti fiscali. Il contributo in imposte da versare sarà ridotto del 20% in generale, e del 60% se la casa è destinata a prima abitazione del richiedente o di parenti fino al terzo grado.

Aumenta il patrimonio delle famiglie, un paracadute per i figli. I giovani alle prese con il precariato possono permettersi a stento una nuova abitazione. Un vano in più nella casa dei genitori, o comunque un aumento di valore della proprietà immobiliare della famiglia, costituisce un paracadute anche per loro. Tanto più considerando quanto in questi anni la casa abbia costituito la vera tutela sociale delle nuove generazioni.

Meno carte bollate. Nel progetto c’è una semplificazione che ridimensiona il potere eccessivo degli uffici tecnici comunali – vero imbuto burocratico, e spesso clientelare - , un contropotere che addirittura fa da ostacolo ai sindaci. Le numerose carte bollate richieste ai cittadini potrebbero essere sostituite da perizie giurate.

Circuito virtuoso nei comuni. Le opere di urbanizzazione porteranno nuovi soldi nelle casse comunali, oltre a migliorare la qualità di vita ed il patrimonio delle famiglie. Un circuito virtuoso che consentirà, a regime, al piano di procedere ed auto-alimentarsi.

Un salto di qualità ambientale. Abbattere e ricostruire edifici obsoleti o fuori norma dal punto di vista igienico ed ecologico è esattamente il contrario della “cementificazione” paventata dal segretario Pd Franceschini.

Sinistra spiazzata. Proprio oggi esce sulla Stampa un’intervista all’ex ministro Bersani, del Pd. Eccone un passaggio: “Al piano casa non diciamo solo no. Allentiamo il patto di stabilità con i comuni, apriamo mille cantieri locali…Potenziamo le detrazioni per le ristrutturazioni… Facciamo finalmente il piano casa pubblico. Questo governo ha bloccato i soldi che avevano stanziato Prodi e Di Pietro assieme alle regioni. Sono direttrici perfettamente in grado di rilanciare l’edilizia senza stravolgere le regole”. Contemporaneamente il segretario Pd, Franceschini, boccia il piano casa con toni da ultima spiaggia: “Sarebbe la cementificazione dell’Italia”. Forse i due maggiori sfidanti per la segreteria dei democratici dovrebbero mettersi un po’ d’accordo?

Il sì degli ambientalisti. Ma un sostegno al progetto del governo viene dall’ala del fronte ambientalista meno viziata da pregiudizi politici. Afferma Carlo Ripa di Meana, presidente della sezione romana di Italia Nostra: “Berlusconi ha annunciato un piano casa e Legambiente già proclama l’apocalisse. Si calmi. Valutino ogni aspetto con serietà. Riflettano bene, se poi trovano qualcosa di poco convincente la contrastino con argomenti ragionevoli per farla modificare”. Continua Ripa di Meana: “Non hanno l’umiltà di esaminare il piano quando sarà reso noto nei dettagli. Pigramente sfoderano vecchi slogan e chiamano alla mobilitazione. Non rendono un buon servizio alla gente. La verità è che ormai rappresentano interessi politici. Leader di Legambiente come Realacci, Della Seta, Farrante si sono accomodati in Parlamento sotto l’egida del Pd”. E infine: “Demonizzare il mattone è sciocco. La casa è un problema al quale la gente è molto sensibile. Non possiamo dire sempre no, è anche questione di sintonia con l’economia reale”.

Regioni rosse divise. A conferma delle spaccature nella sinistra, c’è il no venuto da certe regioni dopo la firma dell’intesa con il governo: guarda caso si tratta di quasi tutte quelle amministrate dalla sinistra. Eppure erano le stesse che, all’epoca di Prodi, reclamavano lo sblocco dei finanziamenti per l’edilizia popolare. Il fronte però vacilla: il governatore ulivista della Marche Gian Mario Spacca è il primo ad uscire dal coro: “A me interessa la politica del fare. Il sostegno all’edilizia e alle infrastrutture è una significativa risposta anticrisi”. Anche Vasco Errani, presidente dell’Emilia-Romagna, ha anticipato la sua soddisfazione, dopo la firma di venerdì scorso: “Finalmente possiamo partire con i nostri piani”. Poi è giunto il niet di Franceschini. Contrordine compagni. Oppure no?

MARIO GORI ( PORTAVOCE PDL COMUNE FRASCATI )

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