martedì 7 aprile 2009

Ciclo finito? Ma senti chi parla!


Con raro e involontario sprezzo del ridicolo Dario Franceschini accusa Berlusconi di essere nervoso: “È il nervosismo tipico di chi capisce che il suo ciclo sta finendo”.

Ora, se c’è un ciclo che non solo sta finendo, ma è già finito è quello del Partito Democratico. Vediamo i dati: alle Politiche di aprile 2008 il Pd ha ottenuto alla Camera il 33,17%; alle Regionali abruzzesi del 14-15 dicembre i democratici, che pure detenevano la guida della regione, ed alle Politiche di otto mesi prima avevano ottenuto il 33,9, sono precipitati al 19,6; alle Regionali in Sardegna del 15-16 febbraio 2009 il Pd, che governava con Renato Soru, ha ottenuto il 24,7% rispetto al 50,13 della coalizione di sinistra nel 2004 ed al 36,2 riportato dal partito alle Politiche 2008.

Dai voti usciti dalle urne, insomma, il Partito democratico ha lasciato sul campo in meno di dieci mesi, rispetto alle Politiche 2008, tra il 10 e il 15% e proprio nelle regioni in cui governava. Senza trascurare il tracollo di Roma, roccaforte veltroniana e del suo sistema di potere, espugnata dal centrodestra.

Quanto ai sondaggi, attribuiscono oggi al Pd dal 22 al 26%, a seconda della benevolenza degli istituti di ricerca. Dieci punti in meno di quanto preso alle Politiche. Mentre il consenso personale di Franceschini, svanito l’effetto novità, è sceso dal 34 al 31%.

Dalla nostra parte, al di là dei risultati elettorali (tutte le consultazioni vinte a mani basse negli ultimi mesi), i sondaggi oscillano fra il 42 ed il 45%, tra i cinque e gli otto punti in più delle Politiche, mentre il consenso del governo è, secondo Euromedia Research, ad oltre il 55% e quello di Berlusconi intorno al 62-63. I più alti di tutti i governi e di tutti i premier europei, alle prese tra l’altro con la crisi economica.

Questo per ciò che riguarda i numeri. Se guardiamo invece all’iniziativa politica, mentre Berlusconi ed il centrodestra fronteggiavano la crisi e costruivano sia sul terreno dell’economia sia su quello dei rapporti internazionali, il segretario del Pd ha lanciato una serie di iniziative e di parole d’ordine senza alcun senso. È passato dalla proposta di aumentare le tasse sui redditi medio-alti “per aiutare i poveri” (cosa che avrebbe comportato un beneficio di meno di cinque euro al mese per le fasce basse) all’idea di risparmiare 400 milioni unendo referendum ed Europee di giugno. Un risparmio virtuale, come tutti quelli di Franceschini del resto, con il quale il segretario democratico vorrebbe di volta in volta finanziare le forze dell’ordine, i disoccupati, la scuola.

Ancora. Fedele numero due di Veltroni fino al 20 febbraio 2009, dal 21 febbraio ne ha preso il posto rinnegandole la linea che, seppure in modo velleitario e contraddittorio, puntava a una sinistra riformista che rompesse con gli estremisti. Indietro tutta, e strizzate d’occhio ai massimalisti nel tentativo di rimettere in piedi un nuovo Ulivo. Iniziativa culminata nella discesa in piazza a fianco della Cgil. Ma per non smentirsi Franceschini ha promesso di voler sfilare anche con Cisl e Uil.

Poche idee, insomma, ma confuse. Nel frattempo gli intellettuali ed i protagonisti del jet set tanto corteggiati da Veltroni (e da loro ricambiati) fanno a gara nel fuggire dalla nave che affonda: da Baricco a Massimo Ghini, da Gabriele Muccino a Sabrina Ferilli, è tutto un moltiplicarsi di riconoscimenti per Berlusconi “che fa e ci sa fare”, e di critiche alla sinistra “chiacchierona e inconcludente”.

E lui, Franceschini, come reagisce? Invitando i giovani “a non farsi incantare dai cognomi e dalla mondanità”. Bene, il quadro è fin troppo chiaro. Il segretario democratico continua a perseguire la sua strategia di stare ogni giorno sui giornali. Di cercare un po’ di attenzione non per quello che fa, ma solo per quello che dice.

Possibilmente sparandola grossa. Come ha appunto fatto ieri. Probabilmente con un unico obiettivo: limitare i danni alle Europee. Se riuscirà non certo a vincere, ma a recuperare qualche punticino, state certi che Franceschini si presentarà ai suoi come salvatore della patria democratica. E soprattutto cercherà di salvare la sua poltrona.

Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati

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