
È vero, mal comune è mezzo gaudio, ma la grande crisi economica ha finito per rafforzare l'immagine del "made in Italy" nel mondo. Grazie, infatti, agli interventi tempestivi messi subito in atto dal governo Berlusconi, la nostra industria e il sistema bancario hanno retto meglio l'urto dello tsunami finanziario che ha sconvolto tutti gli equilibri nei cinque continenti. Due esempi pratici che confermano la nostra tesi? Da una parte c'è il caso della Fiat, dall'altra la vicenda Alitalia: sia l'uno che l'altra dimostrano come l'italianità delle grandi aziende venga alla fine premiata, almeno in questo delicato momento, perché, una volta tanto, ci siamo mossi meglio come sistema rispetto ad altri Paesi che, solitamente, vengono presi da esempio.
Cominciamo dalla Fiat: solo qualche anno fa sembrava che la salvezza del più grosso gruppo industriale italiano fosse nelle mani degli Stati Uniti. Ricordiamo tutti l'accordo che nel 2000 l'allora presidente Paolo Fresco sottoscrisse con la General Motors: l'ex gigante di Detroit avrebbe dovuto rilevare, in un certo numero di anni, tutto il pacchetto azionario di Torino ma, dopo un periodo di rodaggio, preferì sborsare una bella somma per non esercitare l'opzione d'acquisto e non dover ingoiare quello che riteneva un boccone molto amaro.
Oggi sta succedendo proprio l'esatto contrario: la Chrysler per salvarsi, con la benedizione del presidente Obama, è finita proprio nel grembo della Fiat, mentre la stessa General Motors, sempre più boccheggiante, dovrebbe alla fine consegnare agli italiani la consociata tedesca della Opel.
Insomma, in cinque anni, lo scenario è completamente cambiato e il "made in Italy", che veniva spesso considerato, anche a torto, come il fanalino di coda, adesso è diventato il salvatore di alcune grosse aziende del colosso manifatturiero Usa, il più potente del mondo almeno fino a qualche tempo fa.
L'esempio Alitalia è ugualmente molto indicativo. Neppure due anni fa l'allora governo Prodi cercò in tutti i modi di consegnare la compagnia di bandiera italiana a Air France-Klm. Sappiamo poi tutti come è andata a finire. I sindacati si opposero alla soluzione franco-olandese e il premier Berlusconi rilanciò poi l'ipotesi della cordata tricolore. Nonostante il "niet" del Partito Democratico, a cominciare dall'ex ministro Bersani, e di molte organizzazioni sindacali, il nuovo governo riuscì a fare passare la soluzione Cai con il fisco verde a un gruppo di industriali, guidato da Colannino, che ha preso in carico la nuova Alitalia, lasciando ad Air France solo una partecipazione di minoranza. E oggi scopriamo che proprio Air France ha chiuso il 2008 in profondo rosso e che, per risanare i conti, deve tagliare tremila posti di lavoro. Cosa sarebbe successo se anche Alitalia fosse finita in mano ai franco-olandesi? Per quale motivo Bersani & C. non dicono più niente sull'argomento? Per fortuna, il governo Berlusconi ancora una volta ha avuto ragione.
Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PdL Frascati
www.mariogori.it
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