sabato 23 maggio 2009

Il Partito democratico rassegnato alla sconfitta


C’era un Pannella emaciato e affaticato l'altra sera ad Annozero, ma a vedere la faccia pallida e tristanzuola di Franceschini vien da dire che fa più danni alla salute e al morale il digiuno di consensi che non quello da cibo e acqua.

Nell’aula del tribunale di Raidue è andata stancamente in onda la replica dell’ennesimo processo a Berlusconi, con tutto il suo ripetitivo armamentario: dalla consueta requisitoria di Marco Travaglio (“condannato per diffamazione”, gli ha ricordato Lupi) alla difesa del giudice Gandus e alla regia giudiziaria di Santoro. Il tycoon della trasmissione aveva anticipato: parleremo della crisi, degli immigrati, delle riforme. Poco o nulla di tutto questo, la politica nell’angolo e la conferma dell’ennesima deriva giudiziaria di una campagna elettorale all’insegna dell’antiberlusconismo, arma spuntata di quindici anni di opposizione al Cavaliere. Non vale neppure la pena di parlarne più di tanto.

Più interessante, invece, annotare la pochezza delle argomentazioni del segretario del Pd, il suo affannoso quanto patetico inseguimento a Di Pietro (“sì, il premier dovrebbe dimettersi”), l’incapacità di un soprassalto, il vuoto delle proposte e della progettualità politica, l’insostenibile leggerezza di un leader (?) rassegnato alla sconfitta e assolutamente incapace di dare la carica al suo popolo.

Ecco il suo messaggio agli elettori: “Se le elezioni le stravince Berlusconi, se la differenza dei voti tra noi e lui passa da 4 a 15 punti, cosa può succedere alla qualità della democrazia in Italia?”. Parole che sono lo specchio della disperazione: l’appello al voto non è sui programmi, sul quel che farà o vorrebbe fare il Pd in Europa, per la crisi e per il Paese. È una preghiera in ginocchio agli elettori dubbiosi o scontenti perché vadano alle urne per limitare i danni, per attenuare i margini di una sconfitta: chiede agli italiani di votare Pd semplicemente perchè il competitor del centrodestra è più forte e, se lo diventasse anche di più, chissà cosa sarebbe della nostra povera democrazia. Che, grazie a Dio, gode di ottima salute.

Non si era mai visto un leader che ammette così desolatamente la sconfitta imminente, che preannuncia un divario di voti devastante (per il Pd) da 4 a 15 punti, che afflitto implora in diretta tv il suo popolo perché vada alle urne, che non chiede consensi “per” il suo partito ma soltanto “contro” un avversario imbattibile.

Un’ammissione di impotenza che è figlia di un’opposizione incapace di misurarsi sui fatti (quelli messi in campo dal governo) e sui problemi. Il suo argomento più forte di ieri sera? “Ci sono degli anziani che muoiono di caldo sotto le tende in Abruzzo”. Pensiero debole.

Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PdL Frascati

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