
I più costernati per l’irruzione delle toghe rosse nella campagna elettorale, con la prevedibilità di un film già visto e rivisto, sono gli ultimi esemplari della sinistra intelligente. L’intenzione di Berlusconi di riferire in Parlamento è un incubo per D’Alema. Ha chiaro che l’impatto elettorale della sentenza del tribunale di Milano darà ali a Di Pietro e trascinerà nell’abisso il Partito democratico.
Un copione già scritto. Con il demagogo di Bisaccia a suo agio nella parte e lo sventurato Franceschini che si considerato obbligato a inseguirlo su un terreno scivoloso per la sinistra.
L’esperienza di quindici anni ammonisce a guardarsi dalla grande illusione delle scorciatoie giudiziarie alla liquidazione politica di Berlusconi.
Ogni volta che la sinistra si è avventurata nel solco tracciato dalle toghe rosse, è puntualmente finita nelle sabbie mobili.
Accadrà anche questa volta, con Franceschini e compagni vittime di una coazione a ripetere i soliti errori. Si considerano sconfitti in partenza, e quindi costretti a battersi per limitare le perdite (è lo “sconfittismo” esecrato da D’Alema). Puntano tutto sul recupero di consensi in fuga verso l’astensionismo, o verso Di Pietro: il pifferaio magico dell’antiberlusconismo viscerale, conveniente solo per lui. D’Alema vede l’errore, ma non può impedirlo. Può solo dichiarare a futura memoria che lui preferirebbe che il Premier si astenesse dal riferire in Parlamento sull’ultima puntata del romanzo giudiziario sceneggiato a Milano.
La cosa peggiore di questa storia infinita di agguati giudiziari alle scelte politiche degli elettori, è che l’informazione ne amplifica l’eco come se fosse una reality di successo. Tanto più avvincente quanto poco comprensibile nei suoi meccanismi.
Una storia senza capo né coda che non fa bene all’immagine dell’Italia nel mondo. Ma di questo magistratura, informazione e opposizione non se ne curano affatto.
Cons.Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PDL Frascati
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