
L'ex assessore della giunta Marrazzo racconta episodi inquietanti che accadrebbero alla Pisana
Scatterà l'inchiesta penale per le sue dichiarazioni?
E se fosse tutto vero, perché lo denuncia solo dopo essere stato sollevato dall'incarico in giunta?
di Francesco Di Frischia dal Corriere della Sera
ROMA - «Ho ricevuto pizzini anche da importanti esponenti della giunta, più importanti di assessori, per i concorsi interni, per lo scorrimento delle posizioni dei dipendenti. Ma le raccomandazioni le ha rispedite al mittente…».
Marco Di Stefano (Pd), ex assessore regionale al Personale, a pochi giorni dal rimpasto che lo ha visto uscire dalla giunta, lancia accuse pesantissime che potrebbero sfociare anche nell’apertura di un inchiesta, mentre le dimissioni di Veltroni innescano un terremoto politico nazionale con possibili ripercussioni anche nel Lazio: comunque il presidente Marrazzo ed il segretario del Pd Morassut, hanno preferito rimanere in silenzio.
Il vicepresidente Esterino Montino, invece, smentisce:
«Non so a cosa possa essersi riferito Di Stefano quando parla di pizzini per raccomandazioni relative a concorsi in Regione: l’affermazione che riguarderebbe esponenti della giunta "più importanti di assessori" potrebbe dare l’idea di chiamare in causa il sottoscritto e Marrazzo: ma io e il presidente in nessun luogo e in nessun modo hanno mai fatto pressioni a tale riguardo».
Di altro avviso Di Stefano, che parla circondato da un centinaio tra segretarie, dirigenti e funzionari della Regione: «Ho ricevuto molti pizzini e non li ho neanche letti - precisa - e questo è dimostrato dal fatto che in uno di questi concorsi sono rimasti 50 posti vuoti, nonostante ce ne fossero 150 non idonei, che avrei potuto colmare con altri sistemi…».
I nomi? « Non ne voglio fare» risponde salomonico.
Di Stefano prima fa un bilancio del suo lavoro ricordando tra l’altro «la stabilizzazione di 1200 precari di LazioService, agenzie ed enti collegati alla Regione, la riduzione dei dirigenti da 460 nel 2005 ai 199 del 2008 e il calo del 68,5% delle assenze per malattie dei dipendenti regionali».
Poi affronta il nodo politico del rimpasto: «Ho sbagliato a definire Morassut comunista, facendo torto a tanti comunisti che si sono sentiti offesi. In realtà il segretario regionale del Pd è stalinista».
Poi precisa : «Morassut, bimbo prediletto di Bettini, gestisce il partito con il solo esecutivo di maggioranza e chi non viene dai Ds e dai popolari non ha diritto di cittadinanza. Detto questo, annuncio che non abbandonerò il Pd per far ritorno nel Centro-destra. Non lascio solo Claudio Mancini nel Lazio, né Enrico Letta a livello nazionale e farò la mia battaglia congressuale, anche candidandomi alla segreteria del Lazio».
Ha cercato di parlare con Morassut prima del rimpasto?
«Ci ho provato, ma l’unica telefonata che ha ricevuto dalla sua segreteria era per portare imprenditori che sostenessero con 10 mila euro ciascuno il suo lavoro…», risponde caustico Di Stefano che subito dopo se la prende con il governatore del Lazio: «Marrazzo ha delle colpe: non si è posto come leader al di sopra delle parti, ma ha scelto di schierarsi con la maggioranza del partito. E’ sotto lo schiaffo di Morassut e Fioroni e credo che dopo Di Stefano il prossimo obbiettivo sarà proprio Piero…».
Marrazzo, secondo il racconto fatto da Di Stefano, «aveva proposto anche un altro nome per sostituirmi, ma la risposta di Morassut è stata che lui non aveva bisogno di un altro assessore, ma di indebolire i suoi avversari chiedendo la mia testa - precisa l’ex responsabile del Personale - .Questo è il Pd di Morassut, lontano dalla gente».
Di Stefano rincara la dose raccontando un retroscena legato all’elezione del segretario regionale del Pd: «Al tavolo delle trattative, io avevo condiviso insieme a Mancini anche la scelta di Morassut, ma a una sola condizione: che la sua elezione dovesse essere fatta contestualmente a una mozione che decidesse una volta per tutte che Marrazzo doveva essere il futuro candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 2010».
Di fronte a questa proposta «voglio ricordare a Marrazzo, che il tavolo è saltato - aggiunge Di Stefano - . Se un segretario di partito avesse avanzato una richiesta del genere a Formigoni, questi sicuramente non avrebbe ceduto perché è uomo di statura politica. Marrazzo purtroppo non ha questa statura».
Quando Veltroni nel pomeriggio conferma le sue dimissioni, Di Stefano sbotta: «E’ arrivato il momento della riscossa per il Partito democratico. Il segretario del Pd laziale Roberto Morassut prenda esempio da Veltroni e si dimetta».
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