Ve lo ricordate il discorso di Veltroni a Spello, quella sequela di parole in libertà, di programmi senza concretezza, di enunciazioni retoriche ormai fuori del tempo, pronunciate sullo sfondo della serena campagna umbra, presa come modello di una inesistente Italia di mezzo, l’area da dove avrebbe dovuto iniziare la rinascita del Partito Democratico? Vi ricordate anche che doveva essere, questa, la risposta al discorso del predellino che Berlusconi tenne pochi mesi prima in piazza San Babila a Milano: poche parole ma cariche tutte di significato concreto, e di vicinanza alla gente? La vittoria di Berlusconi e del Popolo della Libertà nelle elezioni in Sardegna è un’altra tappa, e non sarà l’ultima, del grande cambiamento dell’opinione pubblica italiana avviato proprio in piazza San Babila. Ecco perché, a chi ci manifestava il dubbio che Berlusconi rischiasse nello spendersi troppo in Sardegna contro Soru, abbiamo sempre risposto che era Soru a rischiare di perdere tutto, non certo Berlusconi. Il miracolo di un Governo che riesce, in un momento di crisi profonda come l’attuale, ad aggregare sempre nuovi consensi, in contrasto con la tendenza degli altri Paesi europei, trova la sua spiegazione nella concretezza di Berlusconi da un lato, e nella stanchezza dei cittadini verso le parole vuote della sinistra, dall’altro. Si registra ormai nel nostro Paese un fenomeno diffuso, del quale cercano di non accorgersi i grandi quotidiani: lo scollamento tra questa sinistra e la gente, la vuotezza di un linguaggio politichese falsamente perbenista che in realtà si oppone a tutte le innovazioni. Ci vorrà tempo per capire la svolta, ma oggi, in tempi di crisi, vince chi vuole cambiare, non chi conserva: e i conservatori sono la sinistra, l’innovazione è sempre e solo nostra. Ci vorrà tempo perché è appena cominciato il processo di cancellazione di quella falsa superiorità morale che la sinistra ha sempre vantato e che le rimane ancora addosso, grazie all’appoggio dei grandi quotidiani e dei grandi poteri tesi, per loro natura, alla conservazione. La vittoria in Sardegna era perciò scontata ma nove punti di distacco, per alcuni addirittura 15 o 20, tra Cappellacci e Soru, indicano quanto fossero sbagliate le previsioni di un establishment che ancora non comprende la rivolta della gente contro una mentalità di potere ormai superata. I cittadini vogliono che un Governo governi e che lo faccia sulla base dei voti che gli sono stati dati. Non vuole inciuci, non vuole dialoghi con chi non sa e non vuole, per sua natura ancora oggi, dialogare. I cittadini chiedono soltanto di giudicare questo Governo alla fine dei cinque anni sulla base di ciò che avrà realmente fatto. In questo momento di crisi, gli italiani guardano a Berlusconi come ad una persona concreta e in grado di aiutarli, magari anche con quell’ottimismo sempre necessario, a traghettare una crisi che non è italiana ma mondiale. È sbagliato insistere sui toni del pessimismo e del tanto peggio tanto meglio; è sbagliato puntare sempre e soltanto sull’anti-berlusconismo. Sul piano dei voti, il centrodestra dovrebbe erigere un monumento a Veltroni e al suo amico Di Pietro, che non hanno ancora capito quanto l’anti-berlusconismo faccia male, non solo al Paese, ma a loro stessi, a tutta la sinistra, a una democrazia compiuta o in via di compimento. Quando abbiamo sentito dire che Berlusconi era andato troppe volte in Sardegna, abbiamo capito che la sinistra era arrivata al capolinea, che non aveva più niente da dire. La conferma è venuta anche da una città tradizionalmente e pervicacemente di sinistra come Firenze: qui i Ds, gli eredi del Pci, il vecchio Partito comunista italiano, hanno subìto una sconfitta disastrosa. Ma non è con la scelta di politici appartenenti ad un'altra area, quella della Margherita, che il Pd o tanto meno il Paese potrà risolvere i propri problemi. Il nodo di fondo resta sempre quello: chi si chiude nel palazzo e non ascolta il Paese profondo, la gente con le sue piccole aspirazioni quotidiane e con i suoi grandi sogni, che immagina grandi scenari di riscossa ormai sepolti dal crollo dell’ideologia marxista, non ha capito il nostro tempo. È giovane e resta giovane chi capisce il proprio tempo e la propria gente, i propri concittadini. È vecchio e fuori dal tempo, destinato all’isolamento, chi si ostina, anche se più giovane, a inseguire strategie campate in aria, lontane dai bisogni e dalle necessità delle persone. Ancora una volta si ripropone, in Sardegna come in Abruzzo, come in futuro in Europa e poi in tutta l’Italia, l’eterno contrasto tra le chiacchiere e i fatti, tra la mancanza di iniziative e chi cerca di fare comunque qualcosa, spesso anche riuscendovi, tra chi opera ascoltando la gente e chi ormai si è isolato nei palazzi del politichese, chiudendo gli occhi, le orecchie e la bocca dinanzi alle richieste degli elettori.
In campagna elettorale, il governo si era presentato con uno slogan: il governo dei fatti. Ed è proprio su questi “fatti” che gli italiani stanno misurando Silvio Berlusconi.
In tutti i Paesi occidentali i governi in carica stanno perdendo consenso interno, a causa della crisi; ad eccezione dell’Italia e degli Usa: Obama è arrivato alla Casa Bianca da meno di un mese, è ancora nella fase che semplicisticamente viene definita “luna di miele”. In Italia la situazione è diversa. Nonostante la crisi che sta trasferendo i suoi effetti sull’economia reale, Berlusconi conserva i consensi. Motivo? Il governo interviene sui “fatti”. Vale a dire, prova a dare risposte reali alle reali esigenze dei cittadini. E dimostra come l’Italia possa meritare a pieno titolo la presidenza del G-8: incarico particolarmente complicato da gestire, proprio per la crisi.
“Fatti interni”. In momenti di crisi, il cittadino ha bisogno di sentire lo Stato “vicino”. Non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale. Sul piano economico, il governo spenderà entro il prossimo anno 19 miliardi in maggiore spesa per prestazioni sociali. Vale a dire, aumenterà le tutele economiche per la fasce meno fortunate della popolazione. Misure che si tradurranno in sconti fiscali fino a mille euro per le famiglie, allargamento della platea dei lavori coperti da forme di ammortizzatori sociali, piano record di investimenti pubblici. Insomma, una ricetta destinata, da un lato, a recuperare il gap infrastrutturale (scelta indispensabile per quando la crisi finirà); dall’altro, a garantire forme di tutela in attesa del recupero dell’economia.
Sul piano sociale, il governo aveva promesso maggiore sicurezza. Ed ora varerà in settimana un provvedimento d’urgenza per colmare quelle lacune della legislazione che permettono, per esempio, di scarcerare uno stupratore. La certezza della pena è la base di uno Stato di diritto.
“Fatti esteri”. Nonostante i goffi tentativi dell’opposizione di delegittimare a livello internazionale il governo (ultima, la manifestazione in concomitanza con il G-7 finanziario sabato scorso a Roma), il consenso intorno all’azione di Berlusconi cresce anche a livello internazionale. Tre gli appuntamenti che indicano il termometro di questo consenso: la visita oggi a Roma dello Speaker (presidente) della Camera dei Rappresentanti americana, Nancy Pelosi; l’incontro bilaterale di giovedì, sempre a Roma, con Gordon Brown, primo ministro britannico; il vertice dei leader europei del G-7, domenica a Berlino.
Se la Camera americana ha approvato il Piano di rilancio economico messo a punto da Obama è grazie all’attivismo della Pelosi. Ne consegue che l’incontro di oggi non è un vertice tra un Primo ministro ed il presidente di un ramo del Parlamento. Ma oggi Berlusconi incontra una delle persone più influenti dell’entourage di Obama.
Elemento da non sottovalutare, poi, l’incontro bilaterale di giovedì con il premier inglese. La Gran Bretagna presiede quest’anno il G-20. Vale a dire che giovedì a Villa Madama si incontrano i leader delle strutture che rappresentano l’85% della ricchezza globale. Ed insieme discutono come affrontare non solo la crisi economica; ma anche i problemi del sottosviluppo in Africa, ed argomenti come individuare un nuovo assetto sociale e politico in Palestina. E domenica, discussioni del genere verranno approfondite a Berlino durante il vertice dei 4 paesi europei che partecipano al G-7: Francia, Germania, Inghilterra ed Italia.
I “fatti” interni e quelli esteri costituiscono “fatti” concreti. E sono su queste azioni reali che i cittadini-elettori valutano la politica di un governo. Attribuendo a questa un peso specifico decisamente superiore al chiacchiericcio politico, innescato dalla sinistra: come dimostrano le elezioni in Sardegna; ma anche quelle in Abruzzo, prima.
Mario Gori ( Portavoce PDL Comune Frascati)
In campagna elettorale, il governo si era presentato con uno slogan: il governo dei fatti. Ed è proprio su questi “fatti” che gli italiani stanno misurando Silvio Berlusconi.
In tutti i Paesi occidentali i governi in carica stanno perdendo consenso interno, a causa della crisi; ad eccezione dell’Italia e degli Usa: Obama è arrivato alla Casa Bianca da meno di un mese, è ancora nella fase che semplicisticamente viene definita “luna di miele”. In Italia la situazione è diversa. Nonostante la crisi che sta trasferendo i suoi effetti sull’economia reale, Berlusconi conserva i consensi. Motivo? Il governo interviene sui “fatti”. Vale a dire, prova a dare risposte reali alle reali esigenze dei cittadini. E dimostra come l’Italia possa meritare a pieno titolo la presidenza del G-8: incarico particolarmente complicato da gestire, proprio per la crisi.
“Fatti interni”. In momenti di crisi, il cittadino ha bisogno di sentire lo Stato “vicino”. Non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale. Sul piano economico, il governo spenderà entro il prossimo anno 19 miliardi in maggiore spesa per prestazioni sociali. Vale a dire, aumenterà le tutele economiche per la fasce meno fortunate della popolazione. Misure che si tradurranno in sconti fiscali fino a mille euro per le famiglie, allargamento della platea dei lavori coperti da forme di ammortizzatori sociali, piano record di investimenti pubblici. Insomma, una ricetta destinata, da un lato, a recuperare il gap infrastrutturale (scelta indispensabile per quando la crisi finirà); dall’altro, a garantire forme di tutela in attesa del recupero dell’economia.
Sul piano sociale, il governo aveva promesso maggiore sicurezza. Ed ora varerà in settimana un provvedimento d’urgenza per colmare quelle lacune della legislazione che permettono, per esempio, di scarcerare uno stupratore. La certezza della pena è la base di uno Stato di diritto.
“Fatti esteri”. Nonostante i goffi tentativi dell’opposizione di delegittimare a livello internazionale il governo (ultima, la manifestazione in concomitanza con il G-7 finanziario sabato scorso a Roma), il consenso intorno all’azione di Berlusconi cresce anche a livello internazionale. Tre gli appuntamenti che indicano il termometro di questo consenso: la visita oggi a Roma dello Speaker (presidente) della Camera dei Rappresentanti americana, Nancy Pelosi; l’incontro bilaterale di giovedì, sempre a Roma, con Gordon Brown, primo ministro britannico; il vertice dei leader europei del G-7, domenica a Berlino.
Se la Camera americana ha approvato il Piano di rilancio economico messo a punto da Obama è grazie all’attivismo della Pelosi. Ne consegue che l’incontro di oggi non è un vertice tra un Primo ministro ed il presidente di un ramo del Parlamento. Ma oggi Berlusconi incontra una delle persone più influenti dell’entourage di Obama.
Elemento da non sottovalutare, poi, l’incontro bilaterale di giovedì con il premier inglese. La Gran Bretagna presiede quest’anno il G-20. Vale a dire che giovedì a Villa Madama si incontrano i leader delle strutture che rappresentano l’85% della ricchezza globale. Ed insieme discutono come affrontare non solo la crisi economica; ma anche i problemi del sottosviluppo in Africa, ed argomenti come individuare un nuovo assetto sociale e politico in Palestina. E domenica, discussioni del genere verranno approfondite a Berlino durante il vertice dei 4 paesi europei che partecipano al G-7: Francia, Germania, Inghilterra ed Italia.
I “fatti” interni e quelli esteri costituiscono “fatti” concreti. E sono su queste azioni reali che i cittadini-elettori valutano la politica di un governo. Attribuendo a questa un peso specifico decisamente superiore al chiacchiericcio politico, innescato dalla sinistra: come dimostrano le elezioni in Sardegna; ma anche quelle in Abruzzo, prima.
Mario Gori ( Portavoce PDL Comune Frascati)
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