
Il principale quotidiano italiano pubblicava domenica scorsa l’immagine di Berlusconi arrostito, a fuoco lento, come un porcetto sardo da un Veltroni vestito nel costume tradizionale dell’Isola. Lo stesso quotidiano il giorno prima dava fiato al rischio Sardegna e alle future lamentele degli alleati nei confronti del Cavaliere in caso di sconfitta (ritenuta probabile, quindi). Questo è stato in genere l’atteggiamento dei grandi giornali e di buona parte del nostro establishment economico e intellettuale verso le elezioni in Sardegna: tale e tanto era, e rimane in loro, il desiderio di trovare un’alternativa a Berlusconi che nessuno in quelle redazioni si è premurato di dare un’occhiata ai sondaggi, di parlare con i corrispondenti e con le personalità locali.
C’è veramente uno scollamento tra la sinistra e i grandi quotidiani che la appoggiano e la realtà quotidiana della gente, di quelli che poi votano in maniera diversa da come gli editorialisti si erano immaginati.
La situazione nasce, anzitutto, dal permanere di una leggenda assieme all’affiorare con prepotenza di una realtà diversa:
1. La leggenda è quella della buona amministrazione di sinistra negli enti locali, valida al tempo degli Zangheri a Bologna ma completamente falsa oggi, visto che il sindaco rosso di Firenze addirittura si incatena di fronte a La Repubblica in segno di protesta.
2. La realtà diversa è che gli amministratori locali del centrosinistra si sono rinchiusi nei loro palazzi e, forti di un consenso che avevano prima robusto ma che ora non hanno più, non ascoltano quegli stessi elettori che li hanno votati.
Queste scosse telluriche hanno provocato un vero e proprio terremoto nel quale è stato risucchiato anche Veltroni, con il suo quadernetto di buoni proponimenti mai messi in pratica, come sanno bene i romani costretti a fare i conti, dopo cotale sindaco, con le buche nelle strade, con la spazzatura in pieno centro, con un sistema di trasporti a singhiozzo, con un centro storico affidato ai bistrot, alle pizzerie e ai jeans senza nessun controllo. L’avevamo sempre detto che il reale termine di paragone per Veltroni era ed è dato dai bassi risultati come sindaco. Chi sta a Roma conosce Veltroni, le sue tante parole, la cura maniacale della sua immagine affidata a un corposo ufficio stampa, i suoi pochi per non dire nulli fatti. C’è da stupirsi perciò che i grandi quotidiani continuino a vivere di sogni inesistenti, di bubbole, a dare credito soltanto a chi non ha fatto nulla per meritarselo. Sparito dalla scena mediatica Veltroni, che sul palcoscenico reale non c’è mai stato, c’è da chiedersi ora a quale altro personaggio si rivolgeranno imploranti gli uomini dell’establishment, nel tentativo di dare corpo a un altro anti-Berlusconi. Che intanto però ha già eliminato dalla scena, oltre a Veltroni e a Soru, anche Occhetto, D’alema e successivamente Rutelli e Prodi.
Mario Gori (Portavoce PDL Comune di Frascati )
http://www.facebook.com/home.php#/profile.php?id=1454874016
RispondiEliminaHa perfettamente ragione Gori. Guardate cosa scrive su Facebook Raniero Luciani, Direttore ed Editore del mensile " Quaderni Tuscolani " che ha preso un contributo di 6 mila euro dal Comune di Frascati (amministrato dai compagni Posa & Di Tommaso) : http://www.facebook.com/home.php#/profile.php?id=1454874016