lunedì 16 marzo 2009

BONDI: Il Pdl sarà il partito di tutti i moderati

Ti proponiamo l’intervento del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, sul tema della nascita del Popolo della Libertà

Il processo di avvicinamento al nuovo partito è avvenuto in un arco di tempo molto lungo, anche se con una accelerazione nel corso degli ultimi sei anni. Non dimentichiamoci i lavori preparatori dell’assemblea costituente del nuovo partito, al termine della quale fu approvata la carta dei valori del nuovo movimento politico unitario. Il Popolo della Libertà è nato da tempo: ha cominciato a vivere già come una realtà politica e culturale unitaria dapprima nell’unità popolo che in questi ultimi quattordici anni si è battuto dal governo e dall’opposizione per la libertà e per il cambiamento. Ora dobbiamo soltanto compiere l’ultimo tratto di strada per realizzare un progetto storico quale quello di un partito che riunisca tutti gli elettori moderati italiani che non si riconoscono nella sinistra. Ma il giorno dopo la nascita del Popolo della Libertà, a partire dal 29 marzo, dobbiamo riprendere un lavoro comune che guardi al futuro, che richiede lo stesso spirito che ci ha animato in questi anni. Forse richiede una dose ancora maggiore di responsabilità, di confronto, di discussione, di democrazia e di politica. Ci siamo preparati bene al congresso, ma subito dopo inizia un lavoro ancora più impegnativo per tutti.
Abbiamo vissuto fin dal 1993 un’avventura politica straordinaria, conoscendo la gioia della vittoria, l’amarezza della sconfitta, la partecipazione a quella fase drammatica vissuta dal Presidente Berlusconi e da tutto il popolo di centrodestra, che è stata giustamente definita la lunga traversata nel deserto.

Gianfranco Fini è uno dei leader di questo nuovo partito, indipendentemente dai ruoli istituzionali che momentaneamente riveste. Io vedo molte analogie tra il nuovo partito che sta nascendo e la Democrazia Cristiana del dopoguerra, quando poteva contare su una classe dirigente numerosa e ricca di personalità. Anche il PdL può annoverare una classe dirigente ricca di numerose personalità di valore.
Quando D’Alema, pochi giorni dopo le dimissioni di Veltroni, afferma che “il peggio è passato”, e che con Franceschini si stanno superando le difficoltà, ho la conferma di una “disumanità” nei rapporti umani, che è diventato il tratto tipico della classe politica originata dal Pci. Anche per questa ragione, è forse inevitabile che la leadership del Partito Democratico passi definitivamente ad un esponente di una tradizione diversa da quella del comunismo italiano, e cioè ad un esponente del cattolicesimo democratico come Franceschini. Questo può rappresentare un passo avanti. Non credo perciò che il Pd possa tornare ad avere un segretario, sia pure rispettabile come Bersani, proveniente dalla storia del Pci. Solo che non credo che Franceschini sarà capace di innovare, come sarebbe necessario, rispetto all’esperienza di Romano Prodi o dello stesso Veltroni. La cifra politica e culturale è la stessa, ed è quella che ha condotto alla crisi attuale.
L’incapacità di immaginare uno sbocco riformista alla crisi del Pi ha condotto in un vicolo cieco, che l’apporto della sinistra democristiana non può che aggravare.

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