martedì 17 marzo 2009

Da Prodi e Franceschini soltanto folklore e demagogia

Peggiore scherzo il vecchio Prodi non lo poteva fare al giovane Franceschini. Il Partito Democratico, dopo l’apparizione di ieri sera di Prodi a Che tempo che fa, si trova nuovamente al centro di una tempesta: tra chi, come Veltroni, puntava sull’identità del partito unico svincolato dalla sinistra estrema e chi, appunto come il vecchio capo del Governo precedente, scommetteva da sempre sulla sinistra unita, sull’Ulivo. La riapparizione del Professore sulla scena pubblica conferma due verità. L’apertura evidente di Franceschini verso la sinistra radicale e l’eterna battaglia in corso tra le due anime del Pd. I grandi quotidiani intanto sono andati in soccorso del giovane leader della sinistra dimenticando il fatto che si tratta di un più che cinquantenne, da quasi 30 anni sulla scena politica. Oggi La Stampa mette addirittura in parallelo Berlusconi e il suo simil-antagonista come fossero entità paragonabili. E c’è chi addirittura dedica due articoli all’uscita di Franceschini in Lombardia, una uscita povera di contenuti e povera anche di pubblico, come si è potuto vedere dalle riprese televisive. Ma tanto è, la grande stampa è alla ricerca affannosa di un leader di questa sinistra ormai allo sbando, e che sia un diminutivo oppure una reale guida del partito, a loro non interessa, basta che spari contro Berlusconi, per poter riprendere queste sparate quale indizio di una grande opposizione che in realtà non esiste. È ricominciato il vecchio gioco delle allusioni e delle indicazioni a mezza voce, delle accentuazioni di differenze che in realtà non esistono all’intero di un Governo di centrodestra che invece sta navigando sicuro anche nel mezzo di una tempesta come l’attuale. E c’è da stupirsi che i quotidiani possano prendere sul serio la battutaccia di Franceschini che dice a Berlusconi: “Arriverà presto al 92%!”, una battuta che non tiene conto della verità di un Popolo della Libertà già oltre il 43% nelle indicazioni di voto e di un presidente Berlusconi saldo al di sopra del 63-64% come indice di gradimento. Allo stesso modo, i quotidiani continuano ad amplificare con toni da apocalisse quando si parla di vicende economiche. L’Italia sembra diventata il centro della crisi, quando invece non solo non lo è, ma addirittura è il Paese che meglio se la cava nei confronti di altri ritenuto tradizionalmente più robusti. La ricetta del ministro Tremonti per gli ammortizzatori sociali appare adesso in tutta la sua potenza con quei 12 miliardi di euro destinati alla Cassa integrazione ordinaria e straordinaria e gli altri 8-9 miliardi pronti invece per la Cassa integrazione in deroga, ovvero per coloro che non hanno un contratto a tempo indeterminato. Invece, i quotidiani continuano a dare spazio a proposte a getto continuo, velleitarie e fantasiose di Franceschini, come se tutto questo potente apparato di difesa messo in piedi dal Governo non esistesse già. È vero che sotto il fuoco di fila delle repliche, le proposte del nuovo leader della sinistra si squagliano e si riducono al nulla il giorno successivo, ma l’importante è che la macchina comunicatrice della grande editoria (in crisi editoriale) continui a fare da cassa di risonanza per proposte che non meriterebbero assolutamente nulla. Folklore e demagogia sono oggi le parole d’ordine della sinistra: questa è l’eredità che Prodi ha lasciato al Paese, al termine di un Governo che ha saputo soltanto portare al massimo l’oppressione fiscale. Ed è lo stesso Prodi che oggi parla in televisione, cercando di fare il maestrino nei confronti di un partito che, anche senza di lui, anche senza il suo appoggio, è riuscito a fare male lo stesso.

Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati

Nessun commento:

Posta un commento