La lettera dei 101 che invita Berlusconi a non porre la fiducia sul disegno di legge sicurezza non è né un caso politico eclatante né una spaccatura drammatica all'interno del Popolo della Libertà. È, molto più semplicemente, una delle tante raccolte di firme che vengono promosse in Aula e che testimonia la libertà di azione dei parlamentari del Pdl. Comunque, della norma che conferisce ai medici la facoltà di denunciare i clandestini si parlerà in una riunione del gruppo del Pdl convocata per la prossima settimana.
Una decisione che prescinde, però, dall’iniziativa promossa da Alessandra Mussolini.
Ma cosa dice la lettera-appello al premier? Stigmatizza il fatto che se il testo resterà quello uscito dal Senato, non solo i medici, ma anche gli insegnanti potranno, anzi saranno obbligati, a denunciare i bambini immigrati irregolari. Questo perché “l’introduzione in sede penale del reato di clandestinità, come previsto dal ddl sicurezza, impone a medici e insegnanti l’obbligo di denuncia, così che il loro comportamento non ricada sotto i rigori degli articoli 361 e 362 del codice penale, trattanti il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”.
Va ricordato che il ddl in questione è stato approvato al Senato con voto unanime della maggioranza dopo un ampio dibattito e con un pieno accordo politico. Anche perché la facoltà dei medici di denunciare i clandestini non cambia, in effetti, la realtà esistente.
Chi ha fatto il cronista nei pronto soccorso ricorda benissimo che in ogni presidio sanitario c'è stato per molti anni un posto di polizia dal quale bisognava obbligatoriamente passare in caso, ad esempio, di incidente stradale o di infortunio sul lavoro. Il poliziotto di turno annotava le generalità e riportava il referto stilato dai medici.
Attualmente ci sono casi in cui il medico, clandestini o meno, esegue la prestazione limitandosi a chiedere il nome al paziente, senza pretendere il documento, solo per annotare l’intervento sui registri. E altri casi in cui sono obbligatori, sempre che il paziente sia clandestino o meno, ricovero, referto e segnalazioni alle autorità. Nella prima ipotesi i clandestini ricorrono a nomi di fantasia, e dunque quella prestazione non potrà essere messa a carico del servizio sanitario nazionale. La seconda ipotesi invece è quella relativa a persone con ferite di armi o comunque con traumi derivati da incidenti. In questi casi il medico è obbligato già oggi, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno di clandestini, a chiedere i documenti e a segnalare la cosa immediatamente alla polizia e alla direzione sanitaria.
In sostanza, i medici non sarebbero mai obbligati, prima di eseguire una prestazione, a chiedere al paziente se è cittadino italiano o se ha il permesso di soggiorno. Ma nel momento in cui il clandestino ha una malattia o una ferita per la quale è necessario il ricovero, evita già ora l’ospedale perché l’amministrazione avrebbe tutto il tempo di accorgersi che il documento presentato è falso.
Insomma, non sarebbe il medico a denunciarlo, ma il sistema informatico che deve collegare ad ogni nome una posizione nel servizio sanitario nazionale. Una “procedura” che vale anche per le malattie infettive: i medici sono obbligati al ricovero e alla segnalazione e perciò già oggi i clandestini con malattie contagiose non si presentano mai in ospedale.
Cons.Mario Gori
Portavoce Pdl Frascati
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