Una premessa indispensabile: ho combattuto una battaglia e l’ho persa! Certo, le battaglie si combattono per vincerle ma non è da escludere che possano essere perse. Ho escluso fin dall’inizio una sola cosa: combattere una battaglia con l’intenzione poi di trovare un accordo.
Ed è bene precisare un’altra cosa. Non ho combattuto questa battaglia contro qualcuno. La mia voleva (e vuole) essere solo una presa di posizione contro un certo modo di fare politica e per la difesa dell’autonomia territoriale. Volevo dimostrare che il partito (quale che esso sia) a Frascati non ha bisogno di tutori che impongano scelte di fondo o uomini da reclamare in lista a dispetto di tutti.
I fatti dimostrano, però, che la via dell’autonomia decisionale è ancora lunga da percorrere e che taluni hanno bisogno di santi protettori. La mia sconfitta dimostra concretamente che io non ho santi protettori: forse non li merito, di certo non li ho! E di ciò meno vanto!
Alla fine quadrare i conti all’interno del partito è stato facile: è stato sufficiente, infatti, che io rinunciassi alla candidatura in lista. Certo è stata una soluzione semplicissima ma che a me è costata un’indicibile sofferenza: non perché sia particolarmente affezionato al mio ruolo di consigliere comunale ma perché sono convinto che solo stando all’interno delle istituzioni si può lavorare al meglio per il bene della città. Avevo, però, un obbligo morale di tener fede alle mie dichiarazioni perché queste non apparissero minacce a vuoto e senza costrutto.
Rinunciare alla candidatura non significa, però, rinunciare ad un percorso politico all’interno del contenitore PdL nel quale continuerò a militare, sia pure da semplice iscritto, per portare avanti le idee e le ragioni della mia ormai lunga vita politica. Non ho mai rinunciato alle mie idee: di certo le ho aggiornate alla luce dell’esperienza vissuta e del trascorrere del tempo che modifica le situazioni e gli uomini.
Da questa premessa si può facilmente arguire che non ho mai molto apprezzato chi si pone nel mondo delle idee come una spugna che assorbe tutto senza alcun discrimine: non posso pensare che qualcuno si dica un giorno liberista perché ha partecipato ad un convegno di estrazione liberale e il giorno si senta “libero e forte” per aver avuto sentore dell’esistenza di un pensiero sturziano. Di questo passo mi sarei solo aspettato di assistere a qualche happening futurista solo perché qualcuno potrebbe aver confuso il “fare futuro” con il futurismo. Per il momento mi accontento di veder tradotto l’“I can” di obamiana memoria con un più prosaico “noi possiamo”!
Non sono io a dover giudicare quale sia stato il mio ruolo in questa aula nelle tante consiliature delle quali sono stato attore: di certo posso assicurare di aver messo il massimo impegno nello svolgimento del compito affidatomi dalla città.
E qualche punzecchiatura dovete pur permettermela: accanto alla nomina di “custode onorario di Villa Torlonia” affibbiatami dal sindaco (alla quale tengo tantissimo) c’è stata pure qualche maldicenza, forse detta con affetto o forse no. Certo, però, vedere ora alla corte del sindaco Posa e della sua coalizione coloro, che mi dicevano essere il “vice-sindaco” di Posa, mi dà quel sottile senso di piacere che, prima o poi, la verità concede sempre a chi si comporta con onestà intellettuale.
Non è, però, questo il tempo delle recriminazioni: questo è il tempo dell’addio (o, forse, dell’arrivederci)!
Ringrazio tutti coloro che nell’amministrazione comunale hanno saputo rispondere sempre con impegno e correttezza alle mie istanze: sono tanti e tutti egualmente validi.
Ringrazio i colleghi consiglieri ed assessori per avermi sempre stimolato con le loro obiezioni alle mie osservazioni a pensare che, forse, in politica il giusto non è sempre uno e talvolta può non essere dalla tua parte!
Ringrazio i miei elettori che mi hanno garantito tanti anni di presenza in Consiglio comunale: un’esperienza che fa parte della mia vita e della quale serberò sempre un affettuoso ricordo in un angolo della mia mente e del mio cuore!
Bernardo Iodice
Frascati, 12 maggio 2009
Ed è bene precisare un’altra cosa. Non ho combattuto questa battaglia contro qualcuno. La mia voleva (e vuole) essere solo una presa di posizione contro un certo modo di fare politica e per la difesa dell’autonomia territoriale. Volevo dimostrare che il partito (quale che esso sia) a Frascati non ha bisogno di tutori che impongano scelte di fondo o uomini da reclamare in lista a dispetto di tutti.
I fatti dimostrano, però, che la via dell’autonomia decisionale è ancora lunga da percorrere e che taluni hanno bisogno di santi protettori. La mia sconfitta dimostra concretamente che io non ho santi protettori: forse non li merito, di certo non li ho! E di ciò meno vanto!
Alla fine quadrare i conti all’interno del partito è stato facile: è stato sufficiente, infatti, che io rinunciassi alla candidatura in lista. Certo è stata una soluzione semplicissima ma che a me è costata un’indicibile sofferenza: non perché sia particolarmente affezionato al mio ruolo di consigliere comunale ma perché sono convinto che solo stando all’interno delle istituzioni si può lavorare al meglio per il bene della città. Avevo, però, un obbligo morale di tener fede alle mie dichiarazioni perché queste non apparissero minacce a vuoto e senza costrutto.
Rinunciare alla candidatura non significa, però, rinunciare ad un percorso politico all’interno del contenitore PdL nel quale continuerò a militare, sia pure da semplice iscritto, per portare avanti le idee e le ragioni della mia ormai lunga vita politica. Non ho mai rinunciato alle mie idee: di certo le ho aggiornate alla luce dell’esperienza vissuta e del trascorrere del tempo che modifica le situazioni e gli uomini.
Da questa premessa si può facilmente arguire che non ho mai molto apprezzato chi si pone nel mondo delle idee come una spugna che assorbe tutto senza alcun discrimine: non posso pensare che qualcuno si dica un giorno liberista perché ha partecipato ad un convegno di estrazione liberale e il giorno si senta “libero e forte” per aver avuto sentore dell’esistenza di un pensiero sturziano. Di questo passo mi sarei solo aspettato di assistere a qualche happening futurista solo perché qualcuno potrebbe aver confuso il “fare futuro” con il futurismo. Per il momento mi accontento di veder tradotto l’“I can” di obamiana memoria con un più prosaico “noi possiamo”!
Non sono io a dover giudicare quale sia stato il mio ruolo in questa aula nelle tante consiliature delle quali sono stato attore: di certo posso assicurare di aver messo il massimo impegno nello svolgimento del compito affidatomi dalla città.
E qualche punzecchiatura dovete pur permettermela: accanto alla nomina di “custode onorario di Villa Torlonia” affibbiatami dal sindaco (alla quale tengo tantissimo) c’è stata pure qualche maldicenza, forse detta con affetto o forse no. Certo, però, vedere ora alla corte del sindaco Posa e della sua coalizione coloro, che mi dicevano essere il “vice-sindaco” di Posa, mi dà quel sottile senso di piacere che, prima o poi, la verità concede sempre a chi si comporta con onestà intellettuale.
Non è, però, questo il tempo delle recriminazioni: questo è il tempo dell’addio (o, forse, dell’arrivederci)!
Ringrazio tutti coloro che nell’amministrazione comunale hanno saputo rispondere sempre con impegno e correttezza alle mie istanze: sono tanti e tutti egualmente validi.
Ringrazio i colleghi consiglieri ed assessori per avermi sempre stimolato con le loro obiezioni alle mie osservazioni a pensare che, forse, in politica il giusto non è sempre uno e talvolta può non essere dalla tua parte!
Ringrazio i miei elettori che mi hanno garantito tanti anni di presenza in Consiglio comunale: un’esperienza che fa parte della mia vita e della quale serberò sempre un affettuoso ricordo in un angolo della mia mente e del mio cuore!
Bernardo Iodice
Frascati, 12 maggio 2009
Nessun commento:
Posta un commento