martedì 12 maggio 2009

Stop all'immigrazione clandestina e alla tratta di esseri umani


L’Italia ha impresso maggior rigore alla guerra contro l’immigrazione clandestina ed alla tratta di essere umani che si svolge quotidianamente nel Mediterraneo, con obiettivo le nostre coste. Lo sta facendo attuando un principio di legalità e di equità: soccorrere ed accompagnare nei centro di identificazione chi sta sui barconi entro le nostre acque territoriali, respingere e scortare al porto di partenza chi è in acque internazionali.

Con questo metodo nei soli giorni a cavallo del fine settimana sono stati riaccompagnati in Libia oltre 500 clandestini, mentre qualche decina è stata soccorsa. La svolta è stata determinata sostanzialmente da due fatti:
• l’approvazione definitiva del pacchetto sicurezza, che prevede tra l’altro il reato di clandestinità;
• l’entrata a regime dell’accordo con la Libia che a fronte di sostanziose contropartite economiche da parte italiana comporta l’impegno congiunto dei due paesi contro il commercio di immigrati.

Un terzo episodio, rilevante anche quello, è stato l’atteggiamento sconcertante e ai limiti dell’illegalità di Malta nel caso del cargo che i nostri mezzi e la nostra marina hanno dovuto andare a prendere nonostante fosse in acque maltesi. Allora il governo ha chiesto l’intervento dell’Unione europea, di cui Malta fa parte, ma l’Ue se ne è sostanzialmente disinteressata.

Questi sono i fatti; il resto chiacchiere e strumentalizzazioni.

Dario Franceschini farnetica quando definisce “disgustosi e frutto della campagna elettorale” i respingimenti verso le coste africane. Se la realtà fosse quella che lui dipinge la Marina ed i pescherecci dovrebbero perlustrare il Mediterraneo alla costante ricerca di disperati da fare accomodare in Italia. Un formidabile favore alla criminalità; un impegno economico insostenibile. Nessun Paese al mondo pratica questa linea.

La linea Franceschini è contestata all’interno del Pd. Luciano Violante da una parte, Francesco Rutelli dall’altra dicono no alla linea delle porte aperte. Ma la polemica più dura, contro il segretario, viene da Piero Fassino, che si è sempre occupato di problemi internazionali e che tra i democratici occupa l’area centrista: “Respingere i barconi non è affatto uno scandalo” afferma Fassino, “l’immigrazione è una questione complessa che non possiamo affrontare con la propaganda”. Violante aggiunge: “Il Pd fa solo proposte astratte”, mentre Rutelli condanna quella che definisce “la tratta dei nuovi schiavi”. E domanda (probabilmente a Franceschini): “Vogliamo assecondarla? Sbaglia chi dice: entri chiunque”.

La questione rischia dunque di diventare l’ennesimo boomerang per il segretario del Pd, così come per tutte le polemiche che ha cavalcato negli ultimi giorni. Lo sostiene l’ala dalemiana, per motivi solo di tattica interna (vogliono cioè che il segretario resti in sella fino al congresso di ottobre per poter poi nominare un loro esponente). Bisognerebbe ricordare che D’Alema era al governo all’epoca della guerra del Kosovo, che il dalemiano Michele Emiliano, sindaco di Bari e segretario regionale della Puglia, come magistrato fu tra gli esecutori della linea dura contro gli scafisti.

Le polemiche della sinistra però non hanno nessuna credibilità. Più complesso è l’atteggiamento del Vaticano e della Cei. Silvio Berlusconi ha dichiarato che l’Italia non sarà uno Stato multietnico. Il segretario della Conferenza episcopale italiana ha risposto che l’Italia è già multietnica; successivamente la Cei ha corretto il tiro ricordando che l’immigrazione deve avvenire nel rispetto delle regole e delle leggi, e non in maniera disordinata e scomposta.

Forse il premier e la Cei dicono in sostanza le stesse cose; ma è bene essere chiari anche verso la Chiesa, con tutto il rispetto che questo governo ha sempre mostrato – nei fatti – verso il mondo cattolico e le istanze ecclesiali.

L’Italia ha sempre accolto e trattato alla stregua dei propri cittadini gli immigrati regolari. Essi lavorano e sono perfettamente integrati nel Paese. Hanno gli stessi diritti e doveri degli italiani. Tanto più quando ottengono la cittadinanza.

Qualunque situazione di legalità, compresa dunque quella dell’immigrazione, non è però praticabile se non si combatte e si reprime il suo rovescio, l’aspetto illegale. Diversamente non si distingue tra regolare e clandestino, tra onesto e disonesto, tra chi lavora e paga le tasse e chi considera l’Italia una zona franca dove tutto è permesso. Questo vale in misura maggiore per chi sfrutta l’immigrazione clandestina, dalle tratte di esseri umani al racket della prostituzione e del lavoro nero.

L’illegalità è l’esatto contrario dell’integrazione, ed è l’inevitabile anticamera del razzismo. A chi predica la società multietnica questo andrebbe ricordato sempre, in ogni occasione.

L’Italia multietnica non può, inoltre, essere pianificata ed annunciata a tavolino. Sarebbe come programmare ed annunciare il suo contrario, la difesa della razza. L’Italia multietnica può essere frutto dei grandi cambiamenti economici, della libertà di commercio e di spostamenti, ma sempre nel rispetto delle leggi. È evidente che il nostro Paese ha anche bisogno di una quota di immigrazione; ma è altrettanto evidente che l’Italia non può dichiararsi uno Stato multietnico. Sarebbe come definirsi uno Stato etico: sono posizioni astratte, frutto non della realtà ma dell’ideologia e delle chiacchiere da salotto, televisivo e non.

Chi predica la multietnicità ad ogni costo, chi si riempie la bocca della linea delle porte aperte agli immigrati, chi si scaglia contro il reato di clandestinità, dovrebbe alzare lo sguardo a quei paesi e quei leader che la stessa sinistra ha scelto come modelli.

Barack Obama ha appena annunciato che potenzierà con nuovi dispositivi elettronici la barriera che separa gli Usa dal Messico, per contrastare il flusso degli irregolari.
La Spagna di Zapatero sta facendo lo stesso nell’Africa ancora sotto il controllo spagnolo.
L’Australia è impegnata a respingere gli sbarchi provenienti dalla Malesia.
La Grecia vigila con le armi contro i clandestini dell’Albania e dei Balcani.
La Francia sta perfino contrastando le rivolte degli immigrati di ultima e penultima generazione.

Ecco, se vogliamo impedire che si arrivi al paradosso francese, frutto di molti anni di “porte aperte” della sinistra parigina, e che ha tra l’altro propiziato in passato l’ascesa di Jean-Marie Le Pen, dobbiamo pensarci fin da adesso. Dobbiamo cioè porci il problema di combattere con ogni mezzo la clandestinità anche per favorire l’immigrazione e integrazione regolare.

L’Unione Europea di tutto ciò si disinteressa: è inutile girarci intorno, è così. Non esiste una politica comune e coerente sull’immigrazione, esistono molte politiche dei singoli Paesi. Il caso Malta ne è l’ennesima conferma.

Ogni tanto qualche organismo europeo, spesso privo di rappresentatività e potere reale come il Consiglio d’Europa, si scaglia contro l’Italia. Lo fa perché l’Italia è un bersaglio facile, essendo più esposta degli altri alle rotte degli immigrati, e per pregiudizio ideologico contro Berlusconi. In tanti anni, però, né l’Ue, né il Parlamento di Strasburgo, né il Consiglio d’Europa hanno mai definito una politica seria e comune sull’immigrazione.

Stessa cosa per l’Onu, che direttamente o attraverso le sue agenzie, dalla Fao all’Unicef, mai è stata in grado di prevedere, combattere e reprimere le grandi catastrofi e tragedie mondiali.

La credibilità degli organismi internazionali si giudica dai risultati che ottiene, ed oggi essi sono pari a zero. La credibilità del governo, al contrario, si giudica ogni giorno sulle cose concrete. Ora, grazie anche all’approvazione del pacchetto sicurezza e agli accordi con i paesi africani, il governo sta mantenendo i propri impegni anche sull’immigrazione. Ricordiamoli quali erano questi impegni: niente immigrati clandestini, niente tratta degli esseri umani, sì a chi viene a lavorare da noi rispettando le nostre leggi. Sono del resto le medesime cose che chiediamo agli italiani.

Questo significa assumersi le responsabilità e combattere i racket, la criminalità ed il razzismo alla radice. Il resto è solo propaganda di sinistra, ed un eccesso di buonismo da parte di certi ambienti cattolici. Non tutti per fortuna.

Cons. Mario Gori
Presidente gruppo consiliare PdL
www.mariogori.it

Nessun commento:

Posta un commento