mercoledì 15 aprile 2009

Crisi: segnali di ripresa,l’Italia meglio di altri paesi


L’Italia, assieme alla Francia, uscirà prima degli altri dalla crisi economica. Lo afferma l’Ocse, l’organizzazione dei paesi più industrializzati che ha sede a Parigi. E questo grazie alle sue “politiche attive” ed al clima di fiducia delle imprese. Clima che a febbraio è migliorato dello 0,4 per cento, rispetto al peggioramento dello 0,6 degli altri paesi occidentali. L’indice generale su base annua resta ancora negativo, ma di meno della metà delle altre economie: 4,1 punti per l’Italia, 9,7 per la media Ocse.

Anche la Banca centrale europea vede segnali positivi per l’Europa in generale, e per l’Italia in particolare, tanto che ipotizza la ripresa tra fine 2009 e inizio 2010. Il prossimo calo dei tassi della Bce dovrebbe essere l’ultimo, dopodichè inizieranno lentamente a risalire. In questo caso di tratta di una buona notizia perché significa che la fase acuta della mancanza di liquidità per imprese e privati sta per finire.

La Banca d’Italia “intravvede alcuni segnali positivi di allentamento delle recessione”. E stima che la riduzione dei prezzi – che può far comodo al momento di fare la spesa ma indica un’economia ferma – non durerà a lungo, e nel 2010 si tornerà ad un’inflazione dell’1,6 per cento, segno di una ripartenza dei consumi.

In particolare Via Nazionale elogia il governo: “Gli stimoli fiscali per fare fronte alla crisi sono stati compensati dalla riduzione di altre spese”. E infatti nel 2009 le entrate sono aumentate di 702 milioni di euro a fronte di un aumento delle spese di 699 milioni, con un saldo a favore dello Stato di 3 milioni. Nel 2010 il saldo salirà a 4 milioni e nel 2011 a 13. In altri termini il governo è intervenuto con misure di sostegno a famiglie ed aziende senza dissestare i conti pubblici.

Le ultime aste dei Btp e dei Bot hanno fatto registrare una domanda superiore di una volta e mezzo all’offerta, segno di fiducia dei risparmiatori. Ma anche la Borsa, pur con volumi ridotti e con tutte le cautele, sta riportandosi a livelli più accettabili. Dopo quattro settimane consecutive di rialzi tutti aspettano qualche seduta di assestamento, ma il trend sembra davvero essersi invertito. La conferma è attesa dalle trimestrali che le aziende presenteranno nei prossimi giorni.

Ciò di cui discutono gli economisti non è se la crisi finirà – su questo sono tutti d’accordo – ma se la sua fine sarà a V, ad U oppure a L. Formule bizzarre che indicano una ripresa vigorosa (la prima), lenta (la seconda), oppure un lungo periodo di economia piatta. In questo momento le prime due formule sono le più gettonate.

Nel frattempo il governo tedesco ha dichiarato che guarda al piano-casa italiano come a un modello da imitare per far ripartire il settore immobiliare della Germania, mentre i maggiori paesi europei approvano il nuovo scudo fiscale studiato da Tremonti per far rientrare i capitali dai paradisi delle tasse che hanno deciso (altra iniziativa del governo italiano) di uscire dalla lista nera.

Il mercato dell’auto è tornato positivo a marzo (più 0,2% sull’anno precedente) dopo 14 mesi di ribassi consecutivi, ma ciò che più conta è che si è passati da un calo mensile di circa il 20% ad un boom di ordini del 36. L’Aci segnala che hanno funzionato particolarmente gli ecoincentivi varati dal governo: 147 mila auto a basso impatto inquinante acquistate grazie al bonus, e più 82%.

Ovviamente c’è ancora tempo per alti e bassi, ma si può dire che la fase acuta della crisi sia stata superata. Ora, lentamente o meno, il Paese riparte. Ricordate quando Silvio Berlusconi disse che l’Italia ne sarebbe uscita prima e meglio? Allora l’opposizione – politica e mediatica – lo accusò del solito eccesso di ottimismo. Eppure non solo il premier aveva visto giusto nelle ricette da adottare, ma anche nella conoscenza dei meccanismi di questo Paese. Non solo. L’ottimismo e la fiducia non sono espedienti propagandistici, ma si stanno rivelando variabili fondamentali nella recessione mondiale.

I maggiori organismi economici - Ocse, Bce, Banca d’Italia - se ne sono accorti. Resta la Cgil, che insiste negli scioperi e nelle proteste di piazza. Auguriamoci che questa pausa di concordia politica duri e che contagi anche il sindacato di Epifani: c’è bisogno di uno spirito comune. Nel frattempo, però, il governo il proprio dovere l’ha fatto. Altri, molto meno.

Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati

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