
L’abitudine di segnalare uno starnuto della maggioranza come sintomo di broncopolmonite latente fa parte del gioco dei “media”. Silvio Berlusconi direbbe che è lo stile del teatrino della politica, sia quando affronta temi delicati come la crisi economica o la tragedia del terremoto, sia quando discute chi indossa meglio tra i nostri leader la camicia referendaria…Il segreto del “teatrino” è sempre lo stesso: mettere gli uni contro gli altri e cercare, trovare o più spesso inventare crepe nella maggioranza meglio se tra gli uomini piuttosto che tra i partiti, preferibilmente tra i leader o i ministri piuttosto che tra le comparse o i semplici peones.
Ecco perché se Fini ribadisce quello che già si sa e il governo salvaguarda – come deve – la compatibilità delle posizioni in tema di data del referendum, si tenta di creare il caso. E di mettere “contro” i protagonisti della vita politico – istituzionale del Paese, nascondendo invece i buchi neri della opposizione sul merito della prova referendaria e dei suoi quesiti. Mentre il centrodestra infatti trova una sua compattezza, a sinistra si dice tutto e il suo contrario con dei sussurri confusi e contraddittori che la stampa – grande e piccola – mette in secondo piano. Anti referendum, o meglio contro il “SI” ai quesiti, si rivela una platea vasta che va dai dalemiani a Rutelli, passa per Violante e la Lanzillotta, mentre fanno il tifo per Segni e Guzzetta i superstiti di Prodi e i reduci veltroniani che hanno paura di passare definitivamente fuori moda!
Nessuno discute l’autonomia di giudizio del presidente della Camera, tuttavia quelli stessi che la leggono sempre e solo in chiave di intralcio al governo non si soffermano sulla compensazione che alcune scelte di Fini offrono rispetto agli eccessi della propaganda leghista… Lo diciamo in vista delle partite elettorali concrete che ci attendono al Nord dell’ Italia.
Nessuno o troppo pochi vedono come lo stesso Presidente del Consiglio abbia preso ad assecondare Bossi con una modulazione graduale che lascia intravedere qualche significativa contropartita. La Lega teme un bi-partitismo esasperato che nascerebbe dalla vittoria referendaria e che darebbe un potere quasi assoluto ad un partito attorno al 40%? Bene. Rifletta allora sul fatto che non si può chiedere e pretendere tutto e sempre, a scapito della governabilità non solo nazionale. In sede locale, infatti, sulla scacchiera delle prossime amministrative al PdL e allo stesso Berlusconi potrebbe persino tornar buono un rientro, magari parziale e ben calibrato, del vecchio figliol prodigo: Casini e la sua Udc…Possibile che si voglia sempre semplificare all’eccesso una scacchiera politica che nel nostro Paese resta complessa anche se il numero dei partiti è fortunatamente assai diminuito?
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
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