Uno “scatto” di genio. Una foto che ha fatto il giro del mondo. È la foto d’apertura dei tre principali quotidiani internazionali sul G20: Financial Times, Wall Street Journal e International Herald Tribune. Sono i Grandi della Terra, una parte dei leader catturati nell’istantanea londinese. Non tutti. Una foto speciale. Il messaggio “forte” è quello che viene dal gruppo di tre leader in alto al centro: Barak Obama con il pollice alzato in segno di “ok”, Dmitrij Medvedev sorridente, e naturalmente, al centro, Silvio Berlusconi che disinvoltamente è, nella foto, colui che li “tiene insieme”, dando corpo, visivamente, all’idea di solidarietà tra leader e tra popoli.
Il Presidente del Consiglio poggia la mano sinistra sulla spalla del premier russo e con la destra leva il pollice in alto, in sintonia con Obama (perfetto comunicatore anche lui). Tre volti radiosi. Ottimismo, fiducia, amicizia.
Nessun altro riesce a catturare l’attenzione di fotografi o osservatori. Non, per esempio, Gordon Brown, il padrone di casa, in basso, inconsapevole del messaggio che a pochi centimetri i suoi “colleghi” stavano regalando ai “cronisti dell’immagine”. La didascalia di prima pagina del Financial Times non lo nomina neanche. Cita solo Obama, Berlusconi e Medvedev. Poi qualcuno dirà che si tratta di apparenze, che fabbricare immagini non basta, ma è un errore. Perché oltre ai negoziati sulla sostanza delle regole, sui paradisi fiscali, sui prossimi appuntamenti internazionali, sulle quote delle istituzioni finanziarie internazionali, il G20 aveva un altro e, anzi, aveva prima di tutto lo scopo di comunicare ai cittadini di quei 20 Paesi e di tutti gli altri la percezione di un lavoro in corso, efficace, per uscire insieme dalla crisi. Perché la crisi non è solo finanziaria e economica, ma psicologica. E perché in questo caso l’apparenza è sostanza. E il paradosso è che i cittadini sanno che le parole possono mentire, mentre le immagini sono, nella loro immediatezza, più sincere. Meno menzognere.
Infine, sono proprio le fotografie che restano nella storia a simboleggiare le forze che attraverso si sono confrontate. Come a Yalta. Come sempre. E giustamente i giornali relegano nelle pagine interne le foto di gruppo composte e collettive scattate per gli almanacchi ufficiali.
Mentre lo “scatto” vero è quello che resterà nella storia.
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascai
sabato 4 aprile 2009
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