In politica non esistono miracoli, così come calcoli e progetti – per quanto efficaci e ben ponderati – non portano mai risultati matematici. Esiste tuttavia una logica e una coerenza tra i Movimenti della pubblica opinione, come tra i leaders del popolo: questa logica e questa coerenza rispondono a regole precise, le stesse che misurano il consenso e indicano le tendenze e la credibilità diffusa nella maggioranza dei cittadini…
Ricordiamo oggi queste circostanze per ribadire, per primi a noi stessi, la vera differenza tra l’affidabilità del governo e della maggioranza rispetto alla confusa proposta di una opposizione talmente frantumata da soffrire di una vera e propria crisi di identità. Non diciamo che questo è un bene, ma ci limitiamo a “fotografare” una situazione che balza davanti agli occhi di tutti nonostante il grande sforzo dei media di coprirla in buona parte!
Dopo i primi flash positivi sulla immagine di Franceschini, il giovane- vecchio del Pd sta facendo rimpiangere Veltroni. E l’ultima sua “sfida” a Berlusconi, con l’invito a partecipare al 25 aprile si è risolta nel più classico degli autogol! C’è di più. Mentre il capo del governo cresce nel consenso in modo costante, manca nella controparte la sicurezza di aver individuato un “antidoto” minimamente efficace. Anzi, più il governo nel suo vertice e attraverso i ministri aggredisce i problemi e trova risposte, più la sinistra e soprattutto il Pd sembrano disperdersi in un gioco a metà tra velleità propagandistiche e minacce o insulti della peggior tradizione antagonista.
Oggi che Silvio Berlusconi piace e convince per la sua obiettiva concretezza di fronte alle sfide previste e imprevedibili, la opposizione si lacera su quesiti di lana caprina…se sia meglio cioè una leadership unica di cui al momento non si vede traccia o una conduzione plurale del partito. Quel che è peggio, però, è che nessuno tra capi e capetti di questa opposizione sembra in grado di interloquire, con l’autorevolezza e l’unità necessaria, con il Popolo della Libertà. E’ insomma la loro pochezza che li costringe a descriverci sempre e solo come una minaccia, nel timore che ogni serio confronto finisca per schiacciarli. E di questo dovremo forse farci carico, sia pure indirettamente, nei mesi a seguire.
Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
martedì 21 aprile 2009
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