Diretto nel 2007 dal grande regista polacco Andrzej Wajda, “Katyn” è un film che narra la vicenda reale dei 20.000 ufficiali e soldati polacchi massacrati 1940 per ordine di Stalin, dopo che il 17 settembre 1939 l’Armata rossa aveva invaso la Polonia e si era spartita il territorio del Paese con i tedeschi, già entrati con una guerra-lampo all’inizio di settembre. Il titolo si riferisce appunto alla foresta di Katyn, dove ebbe luogo l’orrendo massacro: uno dei tanti episodi per troppo tempo dimenticati o messi a tacere per motivi politici, propagandistici e ideologici. In realtà, l’eccidio di Katyn – scoperto per caso dalle truppe naziste penetrate in Polonia, che trovarono le fosse comuni nelle quali erano stati seppelliti i cadaveri – fu imputato per decenni dai Russi proprio alle truppe tedesche. Se certi silenzi si sono prolungati sino alla fine del secolo persino da noi, in Italia, per esempio sullo scempio delle foibe, possiamo immaginare come sia stato difficile tramandare la memoria dei caduti polacchi al tempo della Guerra Fredda e della divisione dell’Europa in due blocchi contrapposti, così come rompere l’omertà data da una “verità di regime” propugnata per decenni. Anche per questo, era importante che il ministero dei Beni Culturali promuovesse il recupero e la proiezione al Festival di Venezia di una pellicola colpevolmente sottovalutata in Italia, nonostante la nomination all’Oscar come miglior film straniero ottenuta nel 2008. Proprio questo prestigioso traguardo, oltre alla notorietà e all’importanza del regista che si è impegnato a ravvivare la memoria di un episodio così doloroso e tragico per il suo Paese, testimonia la fondamentale importanza di “recuperare” il film e di offrire uno spazio di proiezione prestigioso, in grado di restituire centralità alla storia narrata da Wajda e di stimolare un doveroso dibattito intorno a essa.
La Biennale ha acconsentito a presentare il film a Venezia come Proiezione Speciale: è la conferma della testimonianza storica di Wajda, che finora nelle sale italiane non ha avuto il riscontro che merita.
Molte volte abbiamo sentito parlare dell’importanza della memoria. Ogni anno celebriamo le vittime di massacri orribili, nella speranza che i nostri pensieri e le nostre commemorazioni possano insegnarci a seguire strade diverse e a evitare il ripetersi di vicende disumane. Chiunque sia stato il carnefice e chiunque siano state le vittime, dobbiamo guardare alla storia insieme con spirito di pietà e con l’indignazione di chi non sopporta la violenza e l’ingiustizia di qualsiasi segno. La proiezione di “Katyn” a Venezia è dunque un altro passo in direzione della pace fra i popoli e del recupero della verità storica.
Cons.Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
martedì 21 aprile 2009
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