Silvio Berlusconi ha annunciato che celebrerà il 25 aprile perché “non se ne appropri una sola parte politica”. In questa spiegazione c’è il modo in cui Berlusconi considera l’Italia e la sua storia. Un Paese caratterizzato da secoli di divisioni e contrapposizioni spinte fino all’interno delle singole città: il paese dei Guelfi e dei Ghibellini che neanche l’unificazione politica, quasi 150 anni fa, ha trasformato. Un Paese dove l’identità si definisce principalmente attraverso la demonizzazione dell’avversario e la rivendicazione di ruoli privilegiati non condivisibili da altri.
Per decenni, la Resistenza è stata utilizzata dalla sinistra secondo questo schema della divisione-contrapposizione, trasformando la Liberazione dell’Italia dal fascismo e dall’occupazione nazista in una sua impresa. Senza negare il valore morale della resistenza al totalitarismo, l’azione concreta di liberazione militare e politica fu opera degli Alleati. Berlusconi ha sempre tenuto presente questo equilibrio, ha sempre ricordato la funzione decisiva e i sacrifici degli Alleati, e si è quindi sempre astenuto dal partecipare a manifestazioni che mantenevano uno “stato di guerra” politico-psicologico superato dal tempo.
La sua discesa in campo, nel 1994, quindi a qualche anno dalla fine della Guerra fredda e dalla caduta di qualsiasi pregiudiziale nei confronti di tutte le forze politiche italiane quanto al loro diritto di accedere a responsabilità governative, secondo la libera espressione della volontà popolare, era perciò funzionale ad una visione unitaria della storia italiana e della sua quotidianità politica.
Nel nome della libertà, Berlusconi ha fatto appello a tutti: a tutti coloro che mettevano il valore della libertà al di sopra di qualsiasi altro, trasformandolo nella nuova forma di identità.
I passaggi politici dall’alleanza elettorale e politica dei due Poli nel 1994 alla più stretta cooperazione nel 2001 con la Casa delle libertà e nel 2006 con la stessa sigla ma con “Berlusconi presidente”, poi le elezioni politiche del 2008 con il Popolo della libertà, in cui successivamente si sono fusi i due maggiori partiti del centrodestra – rappresentano tutti l’attuazione di un disegno nazionale volto a superare le antiche barriere ideologiche per realizzare un sistema bipartitico dell’alternanza maturo e compiuto. È questa progressione nella realizzazione del disegno che spinge oggi Berlusconi a celebrare il 25 aprile come Festa della Libertà, tratto unificante valido per tutte le forze politiche italiane. Un 25 aprile dinamico e progressivo, unificante, non statico e fissato nel passato come segno di una contrapposizione che fu e che non ha più ragion d’essere. Un 25 aprile della Libertà e non un 25 aprile contro qualcuno. Un 25 aprile di impegno a completare quel percorso di modernizzazione della cultura e delle istituzioni politiche, comprensibile per tutti gli Italiani e non prerogativa di una parte di essi
Cons. Mario Gori
Portavoce PdL Frascati
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